martedì 10 gennaio 2017

La Fedeli presa di mira da manifesti anonimi: "Per fare il ministro bastano terza media e amicizie".

Roma si sveglia tappezzata di maxi-manifesti dove campeggia un 'faccione' con una copiosa 'chioma rossa' e la scritta "Per fare il professore ci vogliono: laurea, abilitazione e concorso. Per fare il ministro dell'Istruzione: terza media, amicizie e molte bugie...". Una vera e propria campagna denigratoria quella contro Valeria Fedeli, messa al muro da un manifesto anonimo.
Ricordiamo, per la cronaca, che la Fedeli finì al centro delle polemiche, subito dopo la sua nomina, per il curriculum in cui c'era scritto che era laureata in Scienze Sociali. Una falsità, si è ben presto scoperto, dal momento che l'ex sindacalista ha frequentato solo tre anni di una scuola superiore. Per un politico, mentire agli italiani, agli elettori, è reato grave, anzi gravissimo, per il quale ci si dovrebbe per lo meno dimettere e ritirare a vita privata! Per contro è pur vero che nel Belpaese che chiama 'dottori' i burocrati e per nome i medici, se non hai una laurea non sei 'attendibile'! Ma 'il pezzo di carta' non può essere il solo lascia passare per fare carriera. Ci vogliono ben altri titoli: capacità, intelligenza, onestà, esperienza e competenza. Purtroppo in Italia vige il diktat del 'pezzo di carta' e basta recarsi in qualsiasi Ufficio pubblico per rendersi conto del come e del perchè la pubblica amministrazione è allo sfascio, dacchè colloca nei posti dirigenziali gente sì 'laureata e pluri-masterizzata', ma con evidenti deficienze gestionali e scarsissime competenze amministrative. Tant'è che, di fatto, a portare avanti gli Uffici sono gli impiegati col semplice diploma che costano ai cittadini almeno un decimo di un... 'laureato'!

3 commenti:

  1. Sono apparsi tre giorni fa e chiunque sia passato per il centro di Roma, ma anche in un bel po’ di strade della periferia, li ha notati. Per la qualità della stampa a colori, per le grandi dimensioni, per la quantità di esemplari: centinaia. Disposti, laddove l’ampiezza dei muri lo consentiva, uno accanto all’altro e in file sovrapposte. Un lavoro da professionisti. Dei quali, però, non si conosce il nome. Mentre è ben noto quello della titolare della faccia che occupa i poster: Valeria Fedeli, ministra della Pubblica istruzione. Sotto la sua immagine, due frasi consecutive: "Per fare il professore ci vogliono: laurea, abilitazione e concorso", "Per fare il ministro della Pubblica istruzione: terza media, amicizia e molte bugie… ".

    Un modo molto polemico per ricordare quella che Valeria Fedeli definì "una leggerezza": aver scritto sul suo sito personale di essere laureata in Scienze sociali mentre invece ha solo il diploma triennale. Circostanza imbarazzante emersa all’indomani dell’insediamento del nuovo governo e ripresa da tutti i media. Un attacco duro, ma tutto sommato in linea con i toni di uno scontro politico sempre più acceso. Nemmeno la tecnica è nuova. Di poster con attacchi personali a Roma se ne sono già visti anche in tempi recenti (contro Ignazio Marino, per esempio), ma tutti regolarmente "firmati". La vera novità è l’anonimato degli autori. I quali, se saranno scoperti, difficilmente rischieranno un procedimento per diffamazione. Dovranno solo pagare una multa per aver affisso i poster senza aver richiesto l’autorizzazione amministrativa. Difficile, però, che la ragione dell’anonimato sia questo misero calcolo economico. Nella stampa non hanno badato a spese.

    Le ipotesi sulla loro identità sono molteplici. Il Partito democratico – che ha li ha definiti “mediocri e vigliacchi” – ritiene che debbano essere cercati nell’ambito delle forze che si oppongono al governo. Ma, come ha fatto notare il Corriere della Sera, non è detto che siano militanti politici di professione o esponenti di partito. C’è infatti chi suggerisce di andare a cercare gli autori nella parte, molto ampia, del mondo della scuola che non ha apprezzato la riforma. Un elenco lunghissimo di insoddisfatti: gli insegnanti di terza fascia esclusi dal piano di assunzioni; i non abilitati che non hanno potuto partecipare al concorso; gli “idonei fantasma”, quelli che hanno dovuto cambiare città per poter continuare a lavorare, etc. etc.

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  2. Insomma, un giallo. Che ora s’intreccia con un altro mistero: i manifesti anti-Fedeli dopo tre giorni non sono stati rimossi o coperti, se non in una piccola parte. Il Comune a guida 5 stelle avrebbe dovuto farli già sparire (non per il loro contenuto, ma perché abusivi) e invece se la prende comoda. Si ha l’impressione che il Campidoglio “non sgradisca” l‘iniziativa. Un atteggiamento che estende ulteriormente l’area dei sospettati. C’è chi fa notare che la rimozione sarebbe stata di certo ben più veloce se, per esempio, qualche altro anonimo avesse deciso di tappezzare la Capitale di poster con la fotografia della sindaca Virginia Raggi accanto al suo ex collaboratore, ora detenuto, Raffaele Marra.

    Ma, come in tutti i gialli che si rispettano, non è detto che il colpevole sia uno dei personaggi, o dei partiti, conosciuti, e che vada cercato tra i soggetti impegnati nella sanguinosa lotta per il controllo del potere romano. Quanto alla mancata rimozione, il colpevole potrebbe essere lo stesso fantasma che da anni si aggira per la Capitale riempendo di spazzatura i cassonetti, di elettrodomestici rotti gli angoli delle strade, di buche l’asfalto. E’ il mostro dalle mille teste del caos amministrativo, del lassismo, della corruzione diffusa. Nessuno ha capito come fare a fermarlo. D’altra parte, non è stato ancora messo in atto il tentativo più ovvio: far rispettare le regole. Ed evitare di dare anche solo l’impressione che alla politica sia concesso tutto. Per esempio, di mandare a guidare la Pubblica istruzione una signora stimabilissima ma, ahìnoi, non laureata, o a guidare la capitale d’Italia un’altra signora stimabilissima, ma incapace di scegliere i suoi collaboratori. Pare ovvio, ma a dire “elementare Watson” era un genio dell’investigazione come Sherlock Holmes.

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  3. Roma tappezzata di poster anonimi contro la ministra. Ad affiggerli è stato un fantasma!
    Un lavoro da professionisti. Dei quali, però, non si conosce il nome. Perché il comune di Roma non è intervenuto prontamente a oscurarli?

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