Non basta una scena lesbo a fare un grande film.

Aspettando il ritorno del "Commissario Montalbano", un capolavoro assoluto sia dal punto di vista editoriale che nella sapiente trasposizione televisiva, abbiamo dovuto sorbirci prima “Rocco Schiavone” e subito dopo un’altra fiction di Rai1, “I bastardi di Pizzofalcone”, un filmetto. L'auditel dice che la nuova fiction di Viale Mazzini ha conquistato il pubblico del piccolo schermo con ascolti super!
E può anche essere vero considerato il deserto che imperversava sugli altri canali tv. Per cui ieri sera, dopo uno zapping infelice, il televisore si è fermato, obtorto collo, su Rai1, per la serie ‘vediamo il meno peggio per non andare a letto con le galline’! Un poliziesco senza patos, senza una grande recitazione, senza i tempi e l'atmosfera giusta, senza quel trasporto investigativo che dovrebbe coinvolgere e prendere per mano il telespettatore per condurlo alla scoperta dell’assassino. Così dopo le 'canne' del precedente commissario, ci siamo sorbita anche la scena 'lesbo' tra un medico della sezione scientifica e un’agente di pubblica sicurezza, colleghe in servizio presso un freddo commissariato di Napoli. Il messaggio, ricorrente in maniera quasi ossessiva più che pedagogica ormai ovunque, è forte e chiaro: socializzare il mondo gay per farlo metabolizzare anche ai più bigotti e riottosi. Ma non basta una scena lesbo a fare un grande film! E forse ieri sera, in prima serata sull’ammiraglia Rai, l’unico a sobbalzare sarà stato il solo Giovanardi! Per il resto è stata la solita noia di una serata passata dormicchiando sul divano davanti alla tv che va per conto suo.

6 commenti:

  1. ...che dormita!!!!

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  2. Tale padre, quale figli? Ma chi l'ha detto?

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  3. pessima recitazione, io saprei fare di meglio!

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  4. Non conosco il romanziere e i suoi libri, ma il film certamente non lo esalta, tutt'altro!

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  5. È troppo se chiediamo alla Rai di Campo dell'Orto di tenere la propaganda della sessualità libera, sia essa etero o omo, fuori dalla prima serata? È proprio necessario che in qualsiasi trasmissione, sia un talk show, un festival canoro, una produzione di Rai Fiction quale che ne sia il genere, commedia o poliziesco, debba contenere scene esplicite di sesso omosessuale? La signora che ha scritto ad Avvenire denunciando la gratuita, non giustificata cioè dall'intreccio narrativo, scena di sesso tra due donne che ha scandalizzato sua figlia nella puntata del 23 gennaio della serie I bastardi di Pizzofalcone ha ragione da vendere».

    Lo dichiara Maurizio Lupi, il presidente dei deputati di Area Popolare. «A quell'ora - continua Lupi in una nota - i bambini davanti alla televisione sono tanti. Fino a quando noi cattolici, ma chiunque ancora creda nella funzione educativa della famiglia, dovremo finanziare con il nostro canone l'incontinenza visiva e le pulsioni ideologiche e non solo di registi e autori pagati con il denaro pubblico? Non si tratta di essere bacchettoni, ho difeso con forza la fiction sul commissario Rocco Schiavone da strumentali attacchi moralisti perché aveva una sua ragion d'essere e una sua coerenza narrativa che in questo caso sono assolutamente irrintracciabili. Rai1 ha una sua immagine e una sua tradizione, a torto o a ragione è ancora considerata una rete per famiglie. Su questo episodio faremo un'interrogazione in commissione di Vigilanza Rai. Partirà oggi una mia lettera al presidente della Vigilanza perché il direttore di rete di Rai1 venga convocato quanto prima per un'audizione».

    Gli fa eco il deputato di Ap Gianni Sammarco: «Assurda e senza senso la decisione della Rai di autorizzare la messa in onda, in prima serata, della serie I bastardi di Pizzofalcone, dove sono presenti scene non appropriate per un orario durante il quale davanti alla tv ci sono ancora tanti bambini. Rispettiamo gli orientamenti sessuali di tutti, ma calcare la mano su un tema delicato e complesso, come è quello dell'omosessualità, è da irresponsabili. Ci sono temi che vanno trattati con cura e responsabilità, non di certo ostentati in prima serata. Ci auguriamo che a viale Mazzini si assuma la piena consapevolezza che alcuni temi devono essere destinati ad altre fasce orarie»

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  6. Un filmettino da quattro soldi, trama, attori mediocri, recitato male.

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