lunedì 2 gennaio 2017

Rabbia per il “buon anno” in piazza, blindati e perquisiti!

di Grazia Nonis. Buon anno. Quanta amarezza in questo augurio che ci scambiamo per le strade e tra le piazze. Alcuni lo sussurrano, quasi fosse un offesa, un lieve insulto rivolto ad una speranza ormai fiacca e stanca, depressa. Si china il capo, si abbozza un sorriso, mentre la mente fa compiere giravolte alla memoria recente e a quella di poco lontana, in un rincorrersi di ricordi e immagini di episodi orribili, di dolore, di rabbia, di rassegnazione. Rabbia per il “buon anno” in piazza, blindati ed in fila ai controlli. Agenti che frugano e sbirciano gli oggetti contenuti nelle nostre borse, nelle tasche dei nostri cappotti, tra braccia alzate, oggetti requisiti
e i tanti “ci scusi per il disagio ma stiamo facendo solo il nostro lavoro”. Non li vediamo, ma sappiamo della presenza di cecchini alle finestre pronti a far fuoco contro i portatori di morte, e cioè gli orchi che scelgono di farsi esplodere per far esplodere i nostri corpi e la nostra libertà. Libertà rimpicciolita, ingobbita, ed ora sottomessa alla paura. Quella paura che ci assale tra la folla festosa. Paura che allerta i nostri sensi, frena il divertimento ed impone ai nostri occhi di vagare tra la folla alla ricerca di un segno, il gesto di un seminatore di odio e morte, forse travestito da Babbo Natale, col mitra nascosto sotto il finto pancione. Il codardo che si mescola a quell’allegria che fa abbassare la guardia in un’incauta ma indispensabile voglia di ritorno alla normalità, alla spensieratezza. Ra-ta-ta, una raffica di mitra contro gli infedeli e le loro peccaminose frivolezze occidentali. Pallottole contro la musica, contro le donne dal viso scoperto e le gambe nude, contro il ballo che vede corpi avvinghiati, contro le risate, contro il divertimento, contro gli infedeli. Questo è l’augurio di buon anno del codardo: colpirci alle spalle per poi esultare godendo delle nostre lacrime, del nostro dolore; oppure morire per la sua folle causa, e per l’assurda panzana di uno stuolo di vergini che attende l’assassino in cielo. Il potenziamento delle misure di sicurezza, i controlli e i divieti portano alla rassegnazione, alla rinuncia. Questo è il suo scopo. Il nemico vigliacco dal cuore di pietra vuole privarci della libertà, poiché egli sa che senza di essa noi saremmo facili prede costrette all’angolo, pronte ad inginocchiarci scalze sul suo tappetino. Mostriamogli i nostri calzari di ferro, i nostri guantoni, e i catenacci di piombo a protezione delle nostre idee, del nostro modo di vivere, dei nostri confini. Buon anno al nostro coraggio, poiché questo lui teme.

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