mercoledì 11 gennaio 2017

Salvini: "Mai coi 5Stelle. Cambiano idea ogni quarto d'ora".

Dopo la recente figuraccia dei pentastellati in Europa, costretti a tornare da Farage che avrebbe stigmatizzato: "i matrimoni finiscono, ma si possono anche ristabilire, sempre se chi ha tradito, paga!", Matteo Salvini, rientrato dalla Russia insieme alla bellissima Elisa Isoardi, ha escluso categoricamente qualsiasi possibilità di alleanza della Lega con M5S. "Noi abbiamo idee chiare non negoziabili. Tutto è discutibile ma non caliamo le braghe: l'euro è da superare, bisogna controllare la moneta, le banche, bisogna tornare ad avere controllo sull'agricoltura, sulla pesca, sui confini, sul commercio. Chi ci sta si allea con noi, chi non ci sta no. Ma come fai ad allearti coi 5stelle?
Fino a ieri - ha spiegato il leader del Carroccio - eravamo sullo stesso fronte della barricata per cambiare questa Europa, da ieri prendo atto del fatto che i 5stelle erano disponibili, invece, a governarla, questa Europa. Io non cambio idea come loro ogni quarto d'ora. Non ho capito come fa un movimento che dice 'io sono contro l'Europa e l'Europa delle banche', a chiedere di entrare nel partito che è più a favore dell'euro e dell'Europa delle banche. Inoltre, a proposito di sicurezza e immigrazione, i 5 Stelle hanno votato col Pd per depenalizzare il reato di immigrazione clandestina. Ora se io chiedo limiti, rispetto, sicurezza, controlli, come faccio - ha rincarato la dose Salvini - ad allearmi con qualcuno che a parole dice via tutti, ma poi nei fatti vota perché in Italia possano arrivare tutti?". E per quanto riguarda la romantica vacanza nella Russia di Putin con Elisa Isoardi, l'occasione è ghiotta per lanciare dalla celebre Piazza Rossa un messaggio al veleno anche per i suoi alleati: "Se Parisi e Berlusconi scelgono la Merkel dell'euro e dell'immigrazione, no problem! Io scelgo il coraggio di Putin, Trump e Le Pen, io scelgo un futuro da donne e uomini liberi: avanti!".

5 commenti:

  1. Grillo, il figliuol prodigo torna a casa: Scornato!

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  2. Beppe torna a Canossa col capo cosparso di cenere ed il leader Ukip detta le condizioni. Segandogli i collaboratori più stretti e dettando l'agenda politica

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  3. Dopo che l'Alde gli ha sbattuto la porta in faccia, e con una spudoratezza che non è da pochi, Beppe Grillo è tornato a bussare alla porta di Nigel Farage, quello stesso leader di Ukip che aveva mollato in braghe di tela. E, incredibilmente, quest'ultimo pare abbia deciso (salvo giravolte dell'ultimo minuto, alle quali ci stiamo abituando) di riaccoglierlo all'ovile. Nel gioco dell'oca quando si perdeva si tornava al punto di partenza. Lo stesso pare accada nel gioco del Grillo. E puntuali sono partiti gli strali telematici contro il prima odiato-poi benedetto-ora nuovamente odiato Verhofstadt, che al comico ligure aveva ventilato l'ingresso nell'Alde, salvo fare marcia indietro quando tutti i suoi erano insorti, con una frase riassumibile in "ma chi ci tiriam dentro?".

    "Verhofstadt, che oggi si propone come negoziatore per la Brexit dovrebbe solo vergognarsi, perché da meschino si è piegato alle pressioni dell'establishment", lo attacca adesso Beppe Grillo sul suo blog, dove annuncia il rientro nell'Efdd. "Fallito l'accordo con il gruppo Alde, abbiamo rispettato la volontà espressa dalla rete applicando la seconda scelta più votata dai certificati: rimanere nel gruppo Efdd", è la presa per il culo con cui si giustica. Perché parlare di "seconda scelta", quando la decisione era tra due, l'entrare o meno e dopo che si è stati messi alla porta, ricorda la favola della volpe sfigata e l'uva. Invocare poi il "rispetto della Rete" è ancora peggio. Basta leggere sui social cosa ha realmente detto il popolo del Web della decisione di Grillo, all'annuncio di un possibile accordo con Alde, per rendersi conto che la "volontà popolare" non era stata minimamente rispettata. Ma tant'è.

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  4. "Nel primo pomeriggio io e Davide Casaleggio abbiamo avuto una Skype call con Nigel Farage, ex leader della delegazione inglese Ukip e presidente del gruppo Efdd. Abbiamo rinnovato l'accordo, rinunciando alla carica della co-presidenza che fino ad oggi è stata occupata da David Borrelli", ha scritto Grillo. La conference call, indicano fonti interne al gruppo Efdd, ha avuto toni anche "umoristici" (meglio scherzarci sopra, già), ma nella sostanza il leader dell'Ukip ha dettato le condizioni, tre, chiedendo la conferma dell'intenzione di proporre un referendum sull'euro, ma soprattutto l'esclusione di David Borrelli dal ruolo di copresidente del gruppo, nonché il non rinnovo a febbraio del contratto per il funzionario M5S che ha partecipato alla trattativa per approdare nel gruppo liberale ed europeista dell'Alde.

    Traducendo, il britannico avrebbe chiesto - secondo le fonti - la testa di David Borrelli entro martedì prossimo e del funzionario trevigiano entro febbraio, quando non gli dovrà essere rinnovato il contratto. Altra vittima indiretta del rientro a casa Efdd è Fabio Massimo Castaldo, da due anni e mezzo candidato alla Vicepresidenza del Parlamento Ue e che oggi durante la riunione ha annunciato che non si ripresenterà alla prestigiosa carica. Anche Piernicola Pedicini, candidato del gruppo alla Presidenza del Parlamento, non si presenterà alla corsa per la poltrona che è stata di Schulz. Prima e dopo la riunione del gruppo Efdd, i parlamentari grillini hanno avuto diversi momenti di confronto durante i quali è emerso che dopo il fallimento del passaggio all'Alde restavano solo due opzioni: restare con Farage o consegnarsi all'irrilevanza passando tra i 'non iscritti'. Nella riunione col gruppo, a quanto si apprende, almeno un paio di eurodeputati pentastellati, Dario Tamburrano e Marco Valli, hanno espresso il loro disappunto per la conduzione del mancato traghettamento nell'Alde.

    L'uscita formale dei 17 eurodeputati del M5S dal gruppo Efdd avrebbe comportato per i grillini la perdita di personale (circa una ventina di funzionari di gruppo), l'esclusione dell'accesso alle cariche nelle Commissioni parlamentari e il potere di influenza sui principali dossier. Al tempo stesso la fuoriuscita dei pentastellati avrebbe messo a serio repentaglio l'esistenza stessa del gruppo Efdd, attualmente composto da 44 parlamentari. Senza i 17 italiani, ne sarebbero rimasti solo 27: appena due più del limite minimo di 25 (in rappresentanza di sette diverse nazionalità) ammesso nel Parlamento europeo per la costituzione di un gruppo parlamentare. E insomma, una poltrona è per sempre...

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  5. Nella vicenda della porta europea sbattuta in faccia a Beppe Grillo dai liberali dell’Alde, bisognerebbe mettere i cosiddetti puntini sulla “i”, altrimenti si fa confusione. Che era ed è già tanta, nella notizia in sé, a partire dall’autentico nonsense (politico) della scelta grillina di chiedere l’ingresso ad un movimento come l’Alde che più europeista di così si muore. Ed infatti è morta senza appello quella richiesta che il capogruppo dell’Alde, l’ex premier belga Guy Verhofstadt (uno dei personaggi in Europa fra i più preparati e brillanti) aveva con troppa faciloneria condiviso, per vedersela poi bocciata, senza appello, dal bureau della stessa Alde. Ingenuo o troppo furbo? Se la vedrà coi suoi, come si dice. Il vero, o meglio, uno fra i tanti, come vedremo, dei più significativi smacchi in questa storytelling - la cui trama suggeriamo all’ottimo Checco Zalone - è da attribuire alla coppia Grillo-Casaleggio, col vivo consiglio a quest’ultimo di diventare deputato europeo, non tanto o soltanto per l’immunità, perché non si sa mai, quanto, soprattutto, per seguire in loco faccende simili che sono (state) peggio di un errore: ridicole.

    Siccome noi non partecipiamo al coro maggioritario di chi spiega l’addio grillino all’antieuropeista doc, trionfatore della Brexit, Nigel Farage, per motivi come si sussurra pecuniari per via del maggior numero dei membri della fallita alleanza, cosa peraltro legittima, siamo più propensi a dare di questo ennesimo voltafaccia grillino una motivazione politica, per quanto il termine sia quanto mai improprio nella fattispecie, e non solo. Improprio anche e specialmente per l’essenza squisitamente antieuropeista impressa da Grillo al suo partito con un pompaggio di populismo nel quale è difficile sceverare il grano (rarissimo) dal loglio (moltissimo). E allora, perché la rottura con Farage e la richiesta all’Alde? La ragione sta probabilmente nell’ansia di Grillo di riciclarsi, di rifarsi una sorta di verginità politica, uscendo da un isolamento che con Farage era affatto palpabile e inconcludente, e seguendo in Italia, peraltro, il percorso degli altri stop and go, dall’avviso di garanzia che non è più un invito al boia, al voltafaccia sulla legge elettorale, al cambio radicale di marcia sulla questione dei migranti, ecc..

    Come si pensi, nei paraggi del fu imbattibile duo Grillo-Casaleggio, di cavarsela con qualche battuta contro il cattivo establishment, lo lasciamo ai maghi. Qui interessa rilevare il senso più autentico di questa prima e vera sconfitta grillina subita da parte di uno dei partiti tradizionali del Vecchio Continente che ha riunito la sua direzione, ha discusso e infine ha deliberato di dire “no” a Grillo. Il quale, al contrario, non solo non aveva sottoposto a nessun organo pentastellato la doppia decisione di andarsene da Farage e aderire all’Alde, ma non ne aveva fatto cenno neppure ai suoi deputati europei. Per soprammercato, da vero padre padrone, ha chiamato il popolo grillino del web a votare su una scelta esclusivamente sua, riservata, personale, senza neppure immaginare che il contraente liberale belga avrebbe dovuto passare obbligatoriamente per gli organismi collegiali; gli unici titolati, in un partito normale, ad approvare o meno un’iniziativa del genere.

    Ecco una pagina sulla quale quelli del Movimento Cinque Stelle dovrebbero riflettere, loro che sono stati umiliati da uno degli aborriti partiti tradizionali, loro cui Grillo ha “imposto” prima un’alleanza senza neppure informarli, poi una votazione all’unanimità sulla stessa, per di più finita con una bella sberla in faccia. È la democrazia, bellezza!

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