martedì 31 gennaio 2017

Strumento di seduzione e non solo: il profumo e i suoi segreti.

di Stefania Elena Carnemolla. Fino al 26 febbraio gli amanti del profumo potranno visitare la mostra "Storia del Profumo, Profumo nella Storia" ospitata nel Museo Nazionale Archeologico di Fratta Polesine, in terra di ville venete e parchi storici. E in una villa, Villa Badoer, progettata nel 1554 da Andrea Palladio e dal 1996 patrimonio Unesco, sorge nella barchessa settentrionale il Museo che, inaugurato nel 2009 e oggi diretto da Federica Gonzato, raccoglie importanti testimonianze dei villaggi della tarda età del Bronzo edificati lungo l’antico corso del Po. La mostra, promossa dal Polo Museale del Veneto, dall’Università degli Studi di Ferrara, dalla Città di Fratta Polesine
e dall’Accademia Italiana di Storia della Farmacia, è un viaggio fra tradizione e innovazione attraverso la storia del profumo: archeologia, fonti storiche, iconografia, pubblicità, produzione odierna di aromi e profumi. Tra i profumi di ieri e di oggi c’è, infatti, un legame storico. Già nel Mediterraneo orientale fra il III e il II millennio a.C. si producevano essenze dalla resina di pino, rosmarino, alloro, mirto, anice, bergamotto, giunte ai nostri giorni. Oltre alla gradevolezza, perchè il profumo è così importante? Il profumo è uno “strumento di comunicazione sociale” spiegano Federica Gonzato, Stefano Manfredini, Silvia Vertuani e Chiara Beatrice Vicentini, curatori del progetto scientifico, poichè “attraverso il profumo è possibile comunicare una particolare immagine di sé”, con il “profumo altrui” che può costituire similmente una specifica informazione nelle relazioni sociali, utilizzando un codice ben conosciuto all’interno della stessa cultura. Lo studio dei profumi, e quindi degli odori, è uno studio di storia della cultura e del comportamento, della medicina, dell’igiene, del culto e dell’immaginario erotico”. La prima sezione della mostra, in collaborazione con il Polo Museale del Veneto, è dedicata al mondo del profumo attraverso l’esposizione di reperti archeologici come porta profumi del Mediterraneo orientale, corredi romani, monili e oggetti da toeletta. Arricchiscono il percorso pannelli su storia del profumo, antiche tecniche di produzione, profumo e mito greco, antropologia ed olfatto tra profumo e società. La seconda, in collaborazione con l’Accademia Italiana di Storia della Farmacia, è, invece, su ricettari, farmacopee, libri di secreti. In esposizione il Commentario di Pietro Andrea Mattioli al De Materia Medica di Dioscoride (1621), l’Universale Theatro Farmaceutico di Antonio de Sgobbis (1682), l’Antidotarium mediolanensis (1668), la Farmacopea universale di Nicolas Lémery (1720), De’ danni che arreca alla salute del bel sesso l’uso continuo de’ belletti e l’abuso degli odori nelle toelette (1781), il Libro pratico del profumiere e saponiere moderno (1940). Della sezione fa anche parte il video Da far bella una donna… su belletti, acque e profumi nei ricettari di epoca estense conservati nella Biblioteca Comunale Ariostea di Ferrara. La terza, in collaborazione con Mavive, il Museo del Profumo e del Costume e Palazzo Mocenigo di Venezia, è sulla storia del profumo: cultura bizantina del profumo, Venezia e il profumo, notandissimi secreti dell’arte profumatoria, mude, rotte delle mude, cosmetica del Rinascimento e acqua di Colonia. La quarta, in collaborazione con l’Accademia Italiana di Storia della Farmacia, è sulle suggestioni Fin de siècle: in esposizione stampe liberty in cromolitografia su materiale pubblicitario, etichette di saponi profumati, acque di Colonia, brillantine, calendarietti profumati delle ditte Bertelli, Sirio e Migone, dal 1880 al 1939. E ancora, trousse e confezioni di cosmetici come ciprie, profumi, saponette, dentifrici e brillantina. La quinta, con stazione multimediale, è dedicata a tradizione e innovazione. La sezione racconta la cosmesi degli Estensi, in particolare iris e ironi, quest’ultimi molecole dei rizomi di iris il cui “odore intenso e penetrante”, così l’Accademia del Profumo, spiega l’impiego dell’iris in profumeria sin dal XVIII secolo, nonchè la “grande notorietà” della sua polvere. Un video, in collaborazione con il Master di II livello in Scienza e Tecnologia Cosmetiche dell’Università di Ferrara, illustra, invece, il rapporto fra tradizione e innovazione in cosmesi. La sesta, in collaborazione con Mavive, il Master di II livello in Scienza e Tecnologia Cosmetiche dell’ateneo ferrarese e il Sistema Museale di Ateneo Ferrara, è, invece, dedicata all’olfatto attraverso un percorso che guida il visitatore nella conoscenza delle famiglie olfattive. In esposizione albarelli in ceramica graffita ferrarese con essenze Mavive e un distillatore di oli essenziali ottocentesco. Accanto a un focus dedicato all’iris, il racconto delle materie prime di Aqua da far una donna… odorifera et dura otto giorni, ricetta estense del Cinquecento.

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