mercoledì 18 gennaio 2017

Tajani, un italiano sul tetto d'Europa.

di Lorenzo Robustelli. La sfida per Antonio Tajani ora sarà davvero difficile. Se l’è posta da solo, lo sa qual è: riportare i cittadini a votare per il parlamento europeo. La sua vittoria ieri nella corsa per diventare presidente dell’eurocamera è stata certo positiva per l’Italia (come lo sarebbe stata quella del suo antagonista Gianni Pitella). E’ stata la dimostrazione che i nostri deputati europei hanno lavorato bene,
tanto da essere indicati dai loro gruppi (è stato così anche per Eleonora Forenza, della Sinistra) e da arrivare ad un ballottaggio tra soli italiani. Ora Tajani si trova davanti un panorama diverso da quello dei suoi predecessori: l’Aula, almeno formalmente, almeno adesso, è spaccata. Popolari, liberali, conservatori hanno scelto l’esponente di Forza Italia, socialisti, qualche verde, qualcuno della sinistra, e forse anche qualche liberale, hanno scelto Pittella. I due grandi partiti da sempre protagonisti del patto istituzionale che ha governato il parlamento quasi da sempre sono ora su due fronti opposti. E’ probabilmente un bene per il parlamento, ma è certamente una novità che, se durerà, andrà gestita. Certo è che però un parlamento finalmente politico, diviso tra una maggioranza e un’opposizione lo potrebbe rendere più comprensibile ai cittadini, perché più simile ai parlamenti nazionali. E’ una cosa che abbiamo già scritto tempo fa. Tajani dovrà saper sfruttare tutte le armi, compresa questa, per fare in modo che i cittadini invertano la loro tendenza ad abbandonare Strasburgo al suo destino. Nelle ultime legislature sono stati spesi milioni e milioni di euro in inutili campagne di comunicazione per convincere gli elettori europei ad andare alle urne a dodici stelle, ed invece i cittadini hanno progressivamente e sostanzialmente diminuito la partecipazione. L’unica istituzione europea direttamente rappresentativa dei cittadini non ha appeal. E l’Unione europea perde uno strumento fondamentale per essere meno estranea ai suoi popoli. Il nuovo presidente ha messo l’impegno di riavvicinare i cittadini al centro del suo programma di lavoro in questi due anni e mezzo prima delle prossime elezioni. Vuole farlo, ci ha detto, portando fisicamente gli europei in parlamento: vuole creare incontri tra anziani e deputati che si occupano di salute o pensioni, giovani e deputati che si occupano di lavoro o istruzione, piccoli imprenditori e deputati che si occupano di piccole imprese. Forse è una buona idea. Certo è che la sfida è difficile, in questo periodi di grande sfiducia nell’Unione però va lanciata e va vinta, perché la partecipazione dei cittadini è il pezzo fondamentale per far ripartire l’Europa.

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