Allarme aviaria: le conseguenze mortali degli allevamenti intensivi.

di Marta Albè. Nuovo allarme aviaria nel nostro Paese, di chi è la responsabilità? In Europa la situazione è preoccupante: sono interessati 26 Stati con 1094 focolai di aviaria tra allevamenti e avifauna selvatica. In Italia ad oggi 4 focolai (tre in Veneto e uno in Emilia Romagna) e 4 casi di uccelli selvatici risultati positivi al virus hanno riacceso l’allerta per l’influenza aviaria nel nostro Paese. Al momento la risposta all’influenza aviaria si sta concentrando su come si trasmette e sulla gestione dei focolai.
In questo modo, però, denuncia Cifw, non si sta prendendo in considerazione una parte fondamentale del quadro generale: l’origine di questi ceppi altamente patogeni. L’ONU ritiene che i ceppi ad alta patogenicità si siano originati e diffusi velocemente nell’industria del pollame in Oriente e secondo un report della Commissione Europea del 2015 i selvatici sono stati solo vettori dell’influenza. I danni di questa epidemia vengono subiti principalmente dall’industria dell’allevamento intensivo, ma qual è il ruolo dell’intensificazione zootecnica quando parliamo della diffusione di questi ceppi? L’allevamento intensivo, dove decine e a volte centinaia di migliaia di animali sono ammassati in capannoni chiusi in condizioni così estreme da indebolire il loro sistema immunitario, fornisce una situazione perfetta per far emergere ceppi virulenti e per la loro rapida diffusione. “Se non ci chiediamo con urgenza come e dove questi ceppi hanno origine, saremo condannati a ripetuti, devastanti focolai di influenza aviaria negli anni a venire” - ha dichiarato Annamaria Pisapia, direttrice di CIWF Italia. E quando i polli si ammalano, si passa all’abbattimento. Ma come purtroppo ci ricorda CIWF Italia, molti degli abbattimenti di massa sono inumani, eseguiti con la CO2 direttamente negli allevamenti, in condizioni in cui gli animali non perdono coscienza rapidamente, dunque ciò non fa altro che aumentare le sofferenze. Non è un segreto che la maggior parte degli animali negli allevamenti intensivi soffrono di gravissime condizioni di salute, rincara Animal Equality. Ammassati a migliaia in capannoni sporchi e con scarsa ventilazione, ogni malattia si diffonde a macchia d'olio. Per questo motivo, nella maggior parte degli allevamenti intensivi, vengono somministrate massicce dosi "preventive" di antibiotici, direttamente nell'alimentazione degli animali, per fare in modo che questi possano essere tenuti in vita abbastanza a lungo per essere macellati con un peso ragguardevole. Si stima che l'80% dei suini abbia una polmonite in corso quando raggiunge il mattatoio, circa il 32% dei bovini da carne soffre di ascessi epatici fatali e milioni di polli da carne muoiono per insufficienza cardiaca o per malattie infettive prima ancora di raggiungere il mattatoio. Chiaramente, queste strutture non sono ambienti salutari per gli animali, ma oltretutto la maggior parte degli esperti ritiene che gli allevamenti rappresentino anche un significativo rischio per la salute degli esseri umani. Oltre all'aviaria, molte persone avranno già sentito parlare di malattie come Escherichia Coli, MRSA (Stafilococco) e Salmonella che si diffondono attraverso la carne infetta, ma ci sono molte altre malattie pericolose che provengono dagli allevamenti intensivi: il solfuro di idrogeno prodotto dal letame dei maiali può causare sintomi simil-influenzali e provocare gravi danni cerebrali, se l'esposizione ad esso è continua e per lunghi periodi di tempo; ci sono i batteri resistenti agli antibiotici, noti come "superbatteri", ceppi di batteri mutanti che non vengono uccisi dai trattamenti antibiotici moderni e sono causa di serio pericolo per le persone che ne vengono infettate; L'H1N1, l'influenza suina, grave malattia che raggiunse il suo culmine nel 2009, quando gli Stati Uniti dichiararono l'emergenza sanitaria venendo poi diagnosticata anche in Messico e in Canada.

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