Il mito della perfezione nella società dell’inganno.

di Maria Francesca Carnea. Qual è il giusto mezzo tra viltà e temerarietà? Il coraggio. Qual è il giusto mezzo tra avarizia e prodigalità? La generosità. Virtù etiche, il coraggio e la generosità che riguardano le funzioni della parte non razionale dell’anima. Le funzioni della parte razionale sono, invece, la saggezza che individua ciò che si deve fare e la sapienza che consiste nell’esercizio della conoscenza. Individuando ciò che si deve fare, esercitando la conoscenza, verrà da sé il coraggio nell’azione, e la generosità dell’agire. Necessario è individuare il senso del fine che si vuole perseguire, che molte volte,
non esistendo, arranca nell’isola della vaghezza, o dell’egoismo sfrenato, peggio dell’idiosincrasia. Ergo: è mai possibile non riuscire a superare i propri limiti? È mai possibile non rimanere asfissiati dalle mente chiusa, che non lasciano margini di respiro libero? È mai possibile non riuscire a fare la differenza tra l’essere umani e l’apparire tali? Nella contemporaneità, sempre più aspra e arida di contenuti, di attenzione verso il prossimo in difficoltà, parlo di gioventù che lascia la vita perché affranto e stanco dei tanti no ricevuti, del mito della perfezione nella società dell’inganno, del disagio delle molte famiglie che si sono ritrovate a dover ripartire da zero dopo gli eventi tragici del terremoto e maltempo, di coloro che subiscono le intemperie della precarietà quotidiana, a fronte di disinteresse politico tutto concentrato nella diatriba fruttivendola degli ultimi tempi, aperta appositamente da maschi stupidi, malati per quello che non riescono ad essere e che, sputando veleno, spostano l’attenzione dai problemi veri: dal saper essere responsabili del linguaggio, del suo contenuto, dall’incapacità di governare, di produrre proposte; si passa il tempo cercando di capire se andare o meno alle elezioni, se godere del vitalizio, se quel segretario, quel sindaco, quell’assessore rimarranno al loro posto, se qualcuno avrà stipulato polizze, aumentato stipendi, o comprato case a sana insaputa del destinatario. Quando in questa nostra società si potrà permettere al cuore di pulsare la sua natura corretta, quella che impatta con la ragionevolezza del vissuto? Quando si potrà giungere ad avere risposte di senso? A quando l’ardire della verità? Quando si arriverà ad affermare che la colpa non è sempre dell’altro, degli eventi? Come si è arrivati alla sterilità, al non sentire il disagio di coloro che sono consapevoli che domani è solo irto da scalare? Come non pensare alla gioventù, potenziale di prospettiva che, vagante, è costretta ad inventarsi una vita, un futuro? I circoli chiusi, i dementi con le chiavi del potere, che - darò loro una brutta notizia: il potere lo dovranno lasciare perché è temporale - scellerati hanno selezionato i loro simili per gestirli, coloro che meglio non svegliare il cane che dorme, realtà di morte della vita. Dall’età della pietra ad oggi, avremo fatto qualche passo avanti? Come si consente che permanga regnante la bestia dell’ignoranza che non fa progredire, e oscura ogni luce d’intelletto? Come si pensa di far guardare basso alla vita che sorge, quando nasciamo per levare lo sguardo in alto? Perché avallare solo politiche di morte sociale, favorendo l’aridità e non tutelando la vita? Perché calpestare la dignità delle persone? Forse l’arcano potrà risolversi allorquando coloro che predicano bene, in tutti gli ambiti delle responsabilità sociali, inizieranno a dare conto del loro dire, ad essere coerenti e rispettosi della fiducia ricevuta, inizieranno a non supporre malafede, dalle mie parti si dice: “uno com’è si pensa”! Troppo facile parlare d’amore, di bene da fare, di sviluppo economico, di opere di carità, e starsene comodi nell’opulenza: è un infruttuoso procedere. Eppure non sarebbe difficile valutare cosa si produce e cosa no, basterebbe un pò di serietà, di verità, di sana umanità! Impastare le proprie mani nel terreno della vita dell’uomo, delle difficoltà reali, penetrarne i meandri, questo sì che rigenera speranza, soprattutto fa la differenza tra il segno e il senso compiuto dell’integrità, in ogni ambito del vivere sociale. Certo è che per rendersi capaci di dissertare d’amore, l’amore ti deve albergare, ti deve possedere, ti deve regalare l’intensa profondità di un sogno.

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