mercoledì 22 febbraio 2017

Immigrazione. Invasione 'silenziosa', più gravosa di quella 'rumorosa' dei barconi!

All’Italia sono rimaste poche certezze: un debito pubblico ai massimi storici, una tassazione che si mangia più del 50% del reddito, una disoccupazione giovanile senza precedenti, un welfare inesistente, salari e pensioni da fame - eccetto gli “assegni d’oro delle caste” - e l'immigrazione. Ecco, siamo invasi! Siamo un Paese che di fronte ad un flusso migratorio senza limiti e senza regole, che ha tutti gli effetti di una vera e propria invasione,
si è calato le braghe e ha spalancato non solo le porte di casa ma pure il portafoglio. Siamo l’unico Paese al mondo che impiega le Forze Armate per farsi invadere e che utilizza i soldi degli italiani non a sostegno degli italiani, ma per  ‘accogliere’ gente senza né arte, né parte e molto spesso senza alcun diritto ad essere ‘accolta’. E se facciamo tutto questo non è certo perché siamo tutti bravi e buoni. Non è per spirito di solidarietà e senso di umanità, né tantomeno per carità cristiana e sentimento di fratellanza che ‘accogliamo’ di tutto e di più, ma per pura convenienza economica: cooperative, associazioni e imprenditori guadagnano milioni di euro sui profughi! Per contro, siamo un Paese dove chi è italiano, giovane e laureato, se può, fugge all’estero, se non può, resta in Italia senza lavoro, senza una casa e senza fare figli. E l’invasione continua. E non solo l’invasione africana, quella dei barconi all’arrembaggio delle nostre coste, che fa tanto rumore sui media, ma soprattutto l'invasione ‘silenziosa’ - e non per questo meno gravosa, tutt’altro - di coloro che arrivano ‘regolarmente’ in treno, in aereo o in auto dai paesi dell’Europa dell’Est, dalla Cina, dall’India, dal Bangladesh e dal Sud America. Centinaia di migliaia di immigrati che si piazzano indisturbati in Italia, senza nessun controllo, che vivono e prolificano nel Paese del bengodi, che tolgono occupazione agli italiani, innescando un pericoloso gioco al ribasso del costo del lavoro che di fatto ci ha portato a stipendi da fame e pensioni da assegno sociale, perché la stragrande maggioranza degli ‘invasori’ lavora in nero e la gran parte dei soldi che guadagna non li versa certo nelle casse dell’Inps, ma in quelle dei paesi di provenienza!

1 commento:

  1. Nuove fibrillazioni in casa Inps. Il Consiglio di indirizzo e vigilanza dell'Istituto di previdenza non ha approvato il bilancio preventivo per il 2017, non rinvenendo l'attuazione degli indirizzi dati ed evidenziando "carenze di risposte" su punti "rilevanti", come sui crediti contributivi ed il patrimonio immobiliare. La bocciatura, inevitabilmente, ha fatto scoppiare di nuovo la polemica sugli stipendi d’oro dei dirigenti Inps che, nonostante i problemi dell’ente continuano a intascare retribuzioni fuori dalla realtà. I sindacati, Cisl e Cgil in testa, si mettono di traverso denunciando “carenze di risposte sui punti rilevanti, oggetto di osservazioni anche da parte del Collegio dei sindaci e da ultimo del ministero del Lavoro, che non consentono al Civ di dare un giudizio positivo”.
    Alla Civ - si legge sulle pagine di Libero Quotidiano - non è sfuggito il recente squilibrio dei conti con i patrimonio che, per la prima volta dalla fondazione dell’ente, è andato in rosso. Lo Stato “coprirà gli ammanchi”, ma ciò non significa che le criticità possono essere considerate superate. “Un andamento negativo del patrimonio deve essere oggetto di adeguata ed immediata attenzione”. La soluzione prospettata ricade sempre sui cittadini. “Rivediamo le baby pensioni”, propone il presidente dell’Inps Tito Boeri, ma nessuno osserva cosa accade all’interno dell’ente dove, la riforma, quella che prevedeva un tetto massimo per gli stipendi, non sembra aver cambiato di molto la situazione.
    Il famoso tetto massimo di 240 mila euro l’anno per i manager pubblici, sia chiaro, viene rispettato, ma le erogate per gli stessi manager restano di poco inferiori al limite massimo imposto. Basta andare sul sito dell’Inps e, in nome della trasparenza, si scopre che a patire la fame sono soltanto i pensionati. I dirigenti di prima e seconda fascia non sanno minimamente cosa significhi tirare la cinghia. A scorrere gli emolumenti si scopre che Antonio De Luca, l’ex direttore centrale Pianificazione e Controllo di gestione, trasferito a gennaio all’Internazionalizzazione, incassa (dati ufficiali del 2015) 18mila euro al mese, per un totale di 239.822,16 euro anno. Pochi centesimi in meno finiscono sul conto di Rosanna Casella, direzione territoriale di Roma, che porta a casa euro 239.818,74. Il dirigente meno pagato? Ha uno stipendio non inferiore ai 160mila euro lordi. Il giornalista, Antonio Castro, conclude invitando Boeri ad analizzare meglio i problemi del sistema pensionistico italiano e, nel caso, propone una riorganizzazione dei ruoli e, naturalmente, degli stipendi.

    RispondiElimina

freeskipeer è uno spazio libero. L'immediatezza della pubblicazione dei commenti non permette filtri preventivi. Per questa ragione chi commenta è il solo responsabile del contenuto delle proprie affermazioni. freeskipeer si dissocia da eventuali messaggi lesivi di diritti di terzi.

freeskipeer si dissocia categoricamente da:
- messaggi con linguaggio offensivo
- messaggi che contengono turpiloquio
- messaggi con contenuto razzista o sessista
- messaggi il cui contenuto costituisce una violazione delle leggi italiane (istigazione a delinquere o alla violenza, diffamazione, ecc.)