martedì 21 febbraio 2017

La fragilità degli adolescenti.

di Elisabetta Rotriquenz. Un altro drammatico episodio che coinvolge un adolescente: un sedicenne si suicida lanciandosi dal balcone durante una perquisizione della guardia di finanza in casa alla ricerca di droga. Le cose andavano male già da qualche tempo, infatti la madre del giovane non lo mandava a calcio da un mese a causa dello scarso rendimento scolastico del figlio. Durante un controllo dei finanzieri all'uscita dell'istituto
scolastico di Lavagna che il giovane frequentava gli vengono ritrovati in tasca una decina di grammi di hashish (La Repubblica, 13 febbraio 2017). “È stata la mamma del ragazzo a rivolgersi a noi, quella stessa mattina venendo in caserma, perché non sapeva più cosa fare. Aveva provato tante volte a cercare di convincerlo a smettere ma non sapeva più come fare”. Lo dice all'Ansa il comandante provinciale della Guardia di Finanza Renzo Nisi (Ansa, 15 febbraio 2017). Il ragazzo di Lavagna è stato fermato dalla Guardia di Finanza all'uscita dal suo liceo mentre aveva del fumo con sé, martedì: secondo alcuni giornali ne avrebbe avuto una decina di grammi, ma altri dicono che questa quantità è stata poi trovata in casa sua. La Guardia di Finanza si è presentata un'ora più tardi a casa sua, dove insieme al ragazzo c'erano la madre e il padre, per una perquisizione. In un momento in cui era solo, il ragazzo si è ucciso. Cosa può aver spinto questo ragazzo a questo estremo gesto? Cosa può aver pensato in quegli istanti? Già il controllo fuori alla scuola dove è stato trovato in possesso di droga può averlo scosso perché un giovane, pur sapendo ciò che lecito e ciò che non lo è, finché non si trova di fronte alla legge e a chi la rappresenta, probabilmente pensa di poter fare tutto senza conseguenze. Il controllo è invece proseguito a casa, le auto della guardia di finanza sotto casa, le divise dei militari, i genitori disperati, i vicini di casa che magari osservavano il via vai di persone. La vergogna, l'imbarazzo, la consapevolezza di aver tradito la fiducia dei genitori, il sentirsi solo, senza nessun appoggio, con le spalle al muro, senza una via d'uscita. E in un attimo la decisione di togliersi la vita. I sentimenti che il giovane può aver vissuto, come la vergogna e l'imbarazzo, sono frutto di un discostamento tra l'immagine che gli altri hanno di noi e quella che noi abbiamo di noi stessi. Il ragazzo voleva probabilmente mantenere una sua immagine esterna integra, ma la perquisizione lo ha fatto sentire “smascherato”. Ciò che lui faceva di nascosto stava venendo alla luce ed era sotto gli occhi di tutti. E questo lui probabilmente non è riuscito ad accettarlo. Non dimentichiamoci che l'adolescenza è un periodo complesso, oscillante, durante il quale i giovani devono crearsi e strutturare una propria personalità. È un periodo in cui si verificano molti cambiamenti fisici, cognitivi e morali ed in cui un giovane si trova a vivere in un turbine di emozioni da gestire da solo, con i coetanei o insieme ai familiari. La famiglia è l'aspetto più controverso in questo caso, perché rappresenta le regole, ciò che si deve e non si deve fare, ciò che la società si aspetta da noi, e spesso l'adolescenza rappresenta proprio il periodo in cui i giovani non vogliono seguire le regole per trovare un proprio spazio ed una propria identità nel mondo senza che sia imposta da altri. Ma spesso ciò che manca agli adolescenti è la consapevolezza degli effetti delle proprie azioni. Amano rischiare, sperimentare, imitare ciò che fanno gli amici senza porsi troppe domande sulle conseguenze, e soprattutto comunicano difficilmente con i genitori. I genitori spesso si trovano come un muro davanti. Madri e padri che hanno accudito giorno e notte con amore il loro bambino e che vedendolo crescere non lo riconoscono più. Ragazzi che sembrano estranei in casa, che hanno un modo di fare che ferisce i propri familiari, giovani abituati a comunicare sempre più tramite i social e whatsapp e sempre meno a parlare seduti a tavola in famiglia. Pertanto intervenire adeguatamente a livello educativo in adolescenza è di particolare importanza in quanto questa fase risulta determinante per lo strutturarsi di comportamenti problematici o salutari che tendono a conservarsi in età adulta. È di fondamentale rilevanza, in questa fase della vita, lo sviluppo di fattori protettivi, cioè elementi che “proteggono” gli adolescenti e li aiutano ad affrontare nel modo migliore le difficoltà della vita, ad evitare situazioni pericolose e rischiose e a preservare la propria salute fisica e psichica. I fattori protettivi comprendono competenze personali come l'empatia, la capacità di comunicare in modo efficace, la creatività, l'autoefficacia, la capacità di gestire le emozioni e lo stress, la capacità di prendere decisioni. A questo livello altri elementi che “proteggono” la persona da situazioni rischiose sono i valori personali (ad esempio la religione) trasmessi attraverso l'educazione. Anche nell'ambito familiare ci sono fattore protettivi, come uno stile educativo autorevole che sappia mostrare sostegno quando necessario, un adeguato controllo ma anche un'apertura al dialogo. Nell'ambito scolastico un fattore di protezione consiste ad esempio in un'esperienza positiva e di soddisfazione personale relativamente al rendimento, ma anche alle modalità di rapportarsi con i pari e di far parte di un gruppo mantenendo comunque una propria identità. In conclusione, alcuni consigli ai genitori. È giusto dare fiducia ai propri figli, ma sempre attraverso un controllo più o meno visibile. I giovani hanno bisogno di sapere che i genitori hanno fiducia in loro, ma hanno anche la necessità di sentire di non essere soli in nessuna occasione. I genitori devono e dovranno sempre rappresentare quel porto sicuro dove l'adolescente sa di poter tornare sapendo di essere accolto a braccia aperte. Il giovane nel momento di difficoltà altrimenti a chi si potrà rivolgere? A chi potrà chiedere consiglio? È fondamentale mantenere sempre un dialogo con i ragazzi, anzi costruirlo sin da quando sono bambini. Bisogna parlare con i propri figli. Anche se sembra che non ascoltino, non è così, ma non lo ammetteranno mai. Infine, è bene guidare i figli ad avere tanti interessi fin da piccoli. Questo perché molti giovani lamentano una malinconia nel vivere la vita, sentono un'insoddisfazione generale di sé, vivono le giornate all'insegna della noia. Invece una vita piena di interessi non potrà mai lasciare quel senso di vuoto, di solitudine o di noia che può spingere tanti giovani a giocare con la propria vita abusando di droga o alcol.

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