Pazienza, la virtù dei forti da insegnare ai propri bambini.

di Orietta Matteucci. Ogni giorno le persone litigano tra loro spesso per questioni futili, in un clima di rassegnazione e indiferenza generale, in cui si verificano atti di violenza anche gravi. In un'epoca dove le lancette dell'orologio sembrano impazzite molte persone vivono ritmi sempre più veloci, si innervosiscono e spazientiscono per ogni contrattempo e, soprattutto, se la prendono con coloro che sono, invece,
calmi e pazienti perché li considerano lenti, perdenti e rassegnati! Purtroppo l'impazienza spesso genera rabbia e stress con ripercussioni negative sulle relazioni con il partner, i figli, gli altri, ma anche su se stessi perché, in fondo, è come un fuggire dalla realtà. La pazienza è la virtù dei forti, dice un noto proverbio, una virtù dinamica, energetica, la carta vincente nella vita che permette di gestire nel miglior modo le situazioni e rendere migliori le relazioni interpersonali. Ma perché è difficile essere pazienti? I bambini vogliono tutto e subito e se non l'ottengono sono pronti a urlare e fare capricci. Nei primi anni di vita, un bambino è, e si stente, al centro dell'attenzione. È normale che si comporti così. Non ha sviluppato ancora la capacità di comprendere che non esiste solo lui e che anche gli altri hanno dei bisogni da soddisfare. La pazienza si dovrebbe insegnare nella primissima infanzia e a molte persone di oggi sembra proprio non sia stata insegnata. Per di più, tanti vivono giornate frenetiche, hanno poco tempo a disposizione per assolvere alle mille incombenze quotidiane. La vita appare accelerata anche da una esasperata e spregiudicata forma di consumismo non solo dei beni materiali, ma anche dei sentimenti e degli affetti che spinge a volere "tutto e subito", per poi lasciarlo andare e mettersi alla ricerca di cose e sensazioni nuove. E quando si è genitori, diventa più semplice dire "si" piuttosto che affrontare le inevitabili difficoltà che comporta un "no". Eppure il punto di svolta nella crescita di un bambino è quando ha imparato a gestire le attese, a ritardare una gratificazione, a non fare "capricci". Questo si chiama avere pazienza, significa aver sviluppato quelle capacità cognitive ed emotive utili ad apprezzare quello che si ha, a fronteggiare e padroneggiare le normali inevitabili crisi della vita. Come uscire da quello che appare un vero e proprio circolo vizioso dove una generazione sembra incapace di trasmettere all'altra le competenze utili a gestire le normali frustrazioni, incomprensioni, conflitti che accadono ogni giorno e che, a lungo andare, possono diventare irrisolvibili e causare atti di violenza, degrado, corruzione? Sarebbe bello imparare a diventare pazienti, anche se richiede di fare sacrifici, perché la pazienza si apprende facendo pratica ed allenandosi con un professionista, per esempio, un life coach, proprio come si fa quando si vuole imparare una nuova lingua, uno strumento musicale, un'attività sportiva, il ballo. Una volta appresa la pazienza si trasmetterà, poi, ai bambini e, nel contempo, si utilizza con tutti e con risultati davvero sorprendenti! Fare questo significa avere senso di responsabilità, avere senso civico, significa "essere" adulti.

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