giovedì 2 febbraio 2017

Razzista!? Non lo so, ma ci sono alcuni che dicono così di me.

di Guido Occelli. Forse è arrivato il momento di esprimere il proprio pensiero spontaneo, senza pudori e senza tante reticenze indotte, timorose di condivisione e giudizi avversi, fatti di bolli precostituiti da schemi ormai obsoleti e facili da attribuire. Non sono un politico e neanche voglio essere un ispiratore di proselitismo del mio pensiero, ma credo di poter esprimere il pensiero di tanti, tanti che si vergognano di averne di simili, tanti che pensano come me e se ne guardano bene da esprimersi, tanti che non ritengono corretto il proprio pensiero e si esprimono esattamente in modo inverso. Oggi ci viene imposto un vocabolario politicamente e socialmente corretto
dove il “frocio” non è un “culattone”, ma più colorato e obbligatoriamente un più simpatico "Gay", un pidocchioso e puzzolente “zingaro” è un più accettabile "Rom", e così via. Razzista, non lo so, sono alcuni che dicono così di me, ma obbiettivamente non mi ci sento e ribadisco di non vergognarmi di avere spontaneamente pensieri che per molti perbenisti e ben pensanti sono vergognosi e condannabili, se fossi un omosessuale sarebbe naturale per loro, ma il solo fatto di non avere le loro tendenze, fa di me un diverso. Se volete sono un razzista se quando sono su un autobus affollato mi sento in imbarazzo e infastidito se alle mie spalle mi accorgo che c'è uno “zingaro”, me ne accorgo dalla sgradevole puzza del suo sudore, i miei pensieri non si sviluppano attorno a una misericordievole comprensione del fatto che poverino, nel suo campo abusivo non c'è acqua calda corrente e sapone (a mie spese), ma il mio primo pensiero va a dove ho riposto il mio portafoglio, sperando di non averlo posto nella tasca posteriore dei pantaloni, in bella disponibilità. Voglio dire che il problema è sostanzialmente razziale e non razzista. La Costituzione parla chiaro in merito alle discriminazioni razziali, nello stesso modo parla di diritto al lavoro, allo studio, alla salute, alla casa, uguaglianza di fronte alla legge, tutela dei risparmiatori, libertà di pensiero e tante altre belle cose. Il risultato di queste affermazioni lo lascio ai fatti e alle vostre considerazioni sollecitate da questa mia ultima frase. Si parla dei diritti costituzionali solo quando i ben pensanti e perbenisti vogliono difendere i diritti di chi è sempre meno difendibile nei fatti e nelle loro azioni. A mio giudizio il problema e razziale e non razzista, se è vero (e non lo dico io, ma lo dimostrano i fatti di cronaca), nei fatti che la maggior parte degli scippi è perpetrato da individui di etnia “Rom”, è ovvio, per me, sospettare di qualsiasi “zingaro” che mi si avvicina, salvo il fatto che se non mi scippa vuol dire che m'ha detto culo o che quel singolo “Rom” o ha soprasseduto perchè m'ha visto prevenuto, o magari non aveva intenzione di scipparmi, resta la mia spontanea e legittima diffidenza in merito. Se è vero (e non lo dico io, ma lo dimostrano i fatti di cronaca), che la specializzazione di etnici albanesi e rumeni è quella di rapine in casa, villa e esercizi commerciali, perchè mi devo sentire in colpa pensando a loro come delle persone di cui sospettare? Fatto salvo di alcuni che non sono così, ma me ne posso accorgere solo dopo. Se è vero (e non lo dico io, ma lo dimostrano i fatti di cronaca), che gli islamici che eseguono alla lettera i dettami del Corano, considerano le donne “cosa” e non persona, considerano le donne non velate prostitute da punire e/o sottomettere, compreso le “nostre donne”. E ci tengo a dire “le nostre donne” in quanto è stato tanto dibattuta questa frase da femministe isteriche, le stesse che hanno giustificato i fatti di Colonia come espressione di disagio e carenza affettiva, le stesse che condannano le violenze nostrane sostenendo il tradimento da parte di chi le avrebbe dovuto amare e proteggere, “le nostre donne” si deve intendere come le donne che amo e che amiamo e che intendo proteggere a costo della vita e non “nostre” in senso di possesso, in quanto nella nostra cultura è un concetto estinto in via di principio, ad eccezione di qualche emarginato. Se e vero (e non lo dico io, ma il Corano stesso) che è obbligo degli islamici convertire con le buone o con la schiavitù gli infedeli che non sposano l'islam, a costo del martirio, non chiedetemi di non diffidare di tali credenti e prenderne le distanze sociali e culturali. Molto di quanto sostenuto trova le sue ragioni in molte sentenze penali e civili nelle “attenuanti culturali” applicate a sconto di pena, se non assoluzioni, in vari processi. Saranno razzisti (all'inverso) anche i giudici e la giurisprudenza? È facile e esemplificativo darmi del razzista, io distinguo, forte della mia identità e forte della mia coscienza di sentirmi in diritto di non condividere e distinguermi, rifiutando di farmi annacquare da identità che non mi appartengono e non mi convinceranno mai del contrario modificando lessici e denominazioni. Se fossimo in tanti ad avere la coerenza di pensiero ed azione, forse potremmo restringere il campo di azione di certi fenomeni dilaganti e incontrollati, non si tratta di razzismo, ma di identità, dove è logico e identitario fare ciò che fanno gli “zingari”, è logico e identitario fare ciò che fanno gli albanesi e rumeni, è logico e identitario fare ciò che fanno gli islamici. Ovvio non tutti, ovvio però che certi crimini sono commessi nella stragrande maggioranza delle volte da appartenenti a logiche e identità ben specifiche. Compiere azioni di monitoraggio specifico di natura etnica, sarebbe ovvio, intelligente, realistico ed efficacie, non razzismo. Alla faccia della Costituzione che non riesce a trovare concretezza e rappresentanza nei fatti dei lavoratori, i malati, gli studenti, i risparmiatori, i proprietari di casa, la legge stessa, ma solo applicazione per certe categorie preferite dai perbenisti benpensanti.

1 commento:

  1. “Io sono razzista. Mi dispiace, ma sono diventata razzista”. Lo dice una signora sorridente nel negozio dove vado a comprare la carne per la cena, una che si compra il macinato di vitello. Un’altra le risponde “questi stranieri ci invadono. E noi che dobbiamo fare? Non c’è posto per tutti. E poi c’abbiamo pure la crisi, c’è la gente che non arriva alla fine del mese!” Questa altra signora prende i petti di pollo. Il macellaio li taglia con un piccolo coltello affilato e poi li schiaccia con un aggeggio tondo.

    La prima signora ribadisce “io sono pure per la sedia elettrica!” e insiste “questi giornalisti che parlano tanto bene degli stranieri, perché non se li prendono a casa loro?” e poi “tutti questi furti nelle case… sarà che loro c’hanno l’allarme collegato con le guardie! Ecco perché non c’hanno paura dei stranieri!”

    E ancora: “Tanto, quando vanno in galera li mandano in villeggiatura!”

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