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Un nuovo modello di società.

Renzi, dopo aver rottamato e portato allo sfascio prima l'Italia e adesso il Pd, se n'è andato negli States a scrivere il diario del suo 'viaggio-studio', lasciando i compiti a casa per Gentiloni e Orfini. Raggi, dopo il niet alle Olimpiadi, sfoglia la margherita dello Stadio della Roma, 'lo stadio si fa, non si fa...'. Berlusconi, dall'esilio politico di Arcore, è rimasto ancora alla ricerca di quel leader col 'quid' che in realtà non vuole trovare, perché lui non intende abdicare, perchè lui è insostituibile, perchè lui è eterno,
immortale. E noi, cittadini di questa Italia senza nè capo, nè coda, restiamo qui, sulla nave che affonda, senza neppure il conforto di un salvagente o di una scialuppa di salvataggio. A noi cittadini, che continuiamo a pagare l'inerzia di questa politica asservita alla finanza globale, restano sul groppone - rigorosamente e gravosamente irrisolti - i problemi di sempre. Primo su tutti il “lavoro”. In una società 'digitalizzata' e 'robotizzata' che ha fagocitato milioni di posti di lavoro e ridotto in miseria quei pochi 'fortunati' che un lavoro ancora ce l'hanno, serve ormai come l’aria che respiriamo un nuovo modello di società che sappia redistribuire quel poco di lavoro rimasto e soprattutto quella montagna di miliardi di ricchezza mondiale che è saldamente in mano a pochi gruppi economici e finanziari. La soluzione è a portata di mano, basta volerla attuare. Lavorare meno, lavorare meglio, lavorare tutti, a fronte di un salario e di una pensione che consenta a tutti, nessuno escluso, una vita ‘dignitosa’. Redistribuire la ricchezza mondiale mettendo in pratica il virtuoso principio dei vasi comunicanti: togliere a chi ha tanto, troppo, per dare a chi ha meno o addirittura niente!

5 commenti:

  1. De hoc satis dicevano i latini nella loro lingua ellittica, insuperabile nella sintesi. Letteralmente: “Di questo abbastanza”. Che può essere tradotto senza forzature in “di questo ne abbiamo pieni i coglioni”. Di quale hoc abbiamo pieni i coglioni? In prima battuta dei nostri quotidiani (dei settimanali cosiddetti politici non vale nemmeno la pena parlare, solo l’Espresso, nella sua spocchia radical chic, crede ancora di esistere) che ogni giorno ci ammanniscono dalle sei alle otto pagine sui fatti interni dei partiti, queste associazioni private, queste bocciofile, i cui ruminamenti non dovrebbero avere alcun interesse né rilevanza pubblica (a meno che, naturalmente, non riguardino fatti penali).

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  2. Prendiamo per esempio, a caso, qualche titolo del Corriere di un giorno qualsiasi, o di più giorni, e come partito, in particolare, il Pd. Ma il discorso vale per qualsiasi giornale e, a seconda delle evenienze, per qualsiasi partito. “Congresso Pd, rischio scissione”; “Un partito che si aggroviglia”; “Sfida a D’Alema (senza dirlo)”; “Pd, sì al congresso tra le tensioni”; “Il leader: li seppelliremo con le loro regole. In bilico le urne a giugno”; “Il ‘nemico numero uno’ seduto muto in platea. E Matteo lo provoca (senza mai nominarlo)”; “Il rebus urne. I tre partiti dem”; “Una velocità che strappa l’unità del Nazareno”. Questo il Corriere del 14 febbraio. Dopo è stato un crescendo fino all’apogeo di questi giorni in cui pare (nel momento in cui scrivo nulla è ancora certo) si scinda. Lotte interne al coltello, retroscena, incontri segreti, notizie dettagliate su che cosa hanno mangiato nei loro pourparler o su quali cessi d’oro si sono seduti. Che possono interessare queste cose a una persona normalmente sana di mente? Non c’è da stupirsi se le vendite dei giornali si sono ridotte al lumicino (nostalgia dei tempi in cui il Corriere dedicava solo due colonne, firmate da Luigi Bianchi, ai retroscena della politica; nostalgia delle tribune politiche dirette da Jader Jacobelli che, nonostante il suo aspetto da gallinaceo, era un uomo molto colto).

    Ma i giornali hanno altre responsabilità verso se stessi e la collettività. Prima si sono autocannibalizzati dedicando quasi altrettante pagine ai quibusdam che sfilano ogni giorno nelle Tv generaliste, facendo diventare personaggi e opinion maker degli individui che, volendo essere leggeri, sono braccia sottratte all’agricoltura o ai lavori domestici.

    Sono costoro che orientano la collettività, che dettano le mode, che impongono i costumi. Non i giornali, che come se ancora non bastasse si sono ulteriormente autocannibalizzati dando un rilievo enorme a quanto accade sui social network dove la prevalenza del cretino, che in linea di massima si esprime in forma anonima dando libero sfogo ai suoi peggiori e bestiali istinti – una sorta di jihadista vigliacco – o più semplicemente alla sua idiozia, è assicurata.

    Ma in fondo giornali, Tv, social non sono che delle sovrastrutture, degli epifenomeni. Il vero nocciolo duro della disgregazione italiana, politica, culturale, etica, sono i partiti, queste bocciofile intrinsecamente mafiose e spesso criminalmente mafiose.

    I grandi teorici della democrazia liberale, da Stuart Mill a John Locke, non prevedevano la presenza dei partiti. E come nota Max Weber fino al 1920 nessuna Costituzione liberaldemocratica li nominava. E anche la nostra Costituzione, che pur nasce dal CLN, cioè dall’alleanza di tutte le formazioni antifasciste, dai comunisti ai monarchici, cita i partiti in un solo articolo, il 49, che recita: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. È un diritto, non un obbligo. Partendo da quest’unico articolo i partiti hanno occupato anche gli altri 138. Contro questo pericolo, vale a dire la partitocrazia, avevano tuonato già nel 1960 il grande giurista Giuseppe Maranini e persino lo stesso presidente del Senato Cesare Merzagora, un galantuomo indipendente. Io mi onoro di aver dato battaglia, in solitaire come giornalista (sul versante politico c’erano i radicali di Panella) alla partitocrazia più o meno dagli inizi degli anni Ottanta.

    Ma è stato tutto inutile. La degenerazione partitocratica, come un tumore maligno, è andata progressivamente enfiandosi producendo metastasi in ogni settore della vita pubblica e privata. Oggi siamo arrivati al punto che è l’Assemblea della bocciofila Pd a determinare la data del momento più sacrale della democrazia: le elezioni. De hoc satis.

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  3. Cittadini l'Europa chiede al governo una manovra da 4,5 mln di € subito , pena lettera di infrazione , non sanno dove trovare i soldi? Non vogliono tassare gli italiani , perche' temono una rappresaglia alle prossime elezioni, e allora la strada si fa stretta , o tagliano come al solito sulla sanita' per poi aumentare i ticket, o aumentano benzina , luce, gas, sigarette, alcolici e quant'altro. Il dubbio amletico del governo si riverbera sullo spread , borsa ecc. . Voglio ricordare che negli ultimi 3 anni il debito pubblico e' aumentato di 40 mld. di €. Ergo , perche' il governo Renzi ha tolto l'imu indiscriminatamente, dalle case di lusso si potevano recuperare 3 mln. di € di imu, i rimanenti o,4 mln. di € si recuperavano da lotta a frodi ed evasioni fiscali, e lotta dura alla corruzione, come potete notare , le cose che si potevano fare non sono state fatte , e si raschia il fondo del barile cercando di spalmare tutto il debito sulle classi meno abbienti , e tanto per cambiare il solo 20% dei re mida italici detiene il 69% dell'intera ricchezza nazionale.

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  4. m5s alla frutta...
    sembrava qualcosa di extraterreste, mi ha subito colpito il modo di proporsi all'inizio del m5s ed invece alla prova dei fatti si è rivelato un flop, ma che dico una vera e propria jattura. la giunta raggi che ha mostrato il peggio della malamministrazione, la decsione sullo stadio un'abberrazione della gestione della res pubblica. cancellare la pubblica utilità dell'opera quando per la stessa ci sono aspettative di circa due milioni di cittadini di roma e lazio, grillo sei un cretino da oggi ti chiamerò grillotalpa, a non rivederci e risentirci più... pirla!!!

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  5. Llavoro e ridistribuzione della ricchezza.
    Abbattere la disoccupazione portando Il Lavoro a 24 ore settimanali con introduzione Dei nuovi lavoratori stipendiati con stage . Il reddito di cittadinanza deve integrare lo stipendio Dei lavoratori , Dei nuovi assunti, le pensioni per uno stipendio Dei lavoratori a 1800 euro e pensioni minimo 1000 euro. Coperture oltre a quelle gia' previste per Il reddito di cittadinanza da un maggior consumo e tenore di vita .

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