Un Paese diviso.

La Sinistra divisa in mille rivoli. La Destra idem. I 5Stelle in panne. Il Paese diviso tra ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri e più numerosi che si nutrono di altri nuovi poveri del defunto ceto medio. Italiani divisi in “furbetti”, con diverse specializzazioni che vanno da quelli dello “scontrino” a quelli del “cartellino”, e in “soliti fessi” che lavorano e pagano anche per loro e per chi ancora gode di stipendi e pensioni spropositati rispetto al servizio reso e alla pubblica decenza.
L’Italia, divisa in tutto e per tutto, cresce meno della Grecia e della Spagna e la crisi sembra un tunnel senza fine: un incubo. Il debito pubblico aumenta di giorno in giorno, di ora in ora, di minuto in minuto. Aumenta anche il costo della vita. Aumenta tutto, tranne gli stipendi e le pensioni. Non resta che aspettare il botto finale, ovvero quel conto che come al solito sarà a carico dei “soliti fessi”, finchè ne avranno!

6 commenti:

  1. Dem... ridicoli!

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  2. Divi et impera, ma Renzi sa solo dividere!

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  3. Ieri Enrico Mentana, direttore del telegiornale de La7, si è dedicato tutta la giornata alle ciacole del Partito democratico in procinto di sfasciarsi. L'unico dettaglio interessante è che gli ex comunisti sono riusciti a spaccarsi davvero. Una grande soddisfazione per tutti noi che di sinistra non siamo!

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  4. Scissione? Non è altro che una manovra contro l'avanzata del M5S, si stanno preparando per andare a elezione, loro già sanno quando e con quale legge elettorale si va al voto, ecco perché creano nuovi partiti per poi unirsi in un'unica coalizione sia di destra che di sinistra. L'obbiettivo comune di rubare o disperdere il voto per indebolire il movimento. Nulla avviene per caso, sono vecchie strategie usate in tempo di voto "guerra elettorale" anche nei piccoli comuni.

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  5. A chi lo pregava di premere il freno Renzi ha risposto spingendo l'acceleratore, come nella famosa scena di Thelma e Louise. Solo che loro lo facevano per la libertà', il Bomba lo ha fatto solo per il potere. " Un partito nato male che finirà' peggio" scrivevo mesi fa ed è' successo inevitabilmente. Per di più' la "sinistra" si è' sfrangiata in quattro- cinque partiti non proprio fratelli che non credo riusciranno, come vorrebbero, a recuperare i voti "in libera uscita" verso il M5S. In questo anticipo di primavera sono fioriti anche partitelli di "destra", a complicare un quadro politico gia' ingarbugliato. Tutto ciò' vuol dire che se, come pare, si voterà' con una legge proporzionale ci sarà' una grande dispersione di voti. Noi lotteremo fino all'ultimo giorno per il 40% ben sapendo però che ci vorrebbe un miracolo; ma i miracoli non esistono, non sono mai esistiti. Per questo dovremmo evitare di raccontare barzellette agli italiani tipo: se saremo il primo partito avremo l'incarico, ci presenteremo in Parlamento con il nostro programma e se non lo voteranno si tornerà' al voto. Stronzata colossale che viene ripetuta dai nostri portavoce nazionali più' visibili. Perché' nessun Presidente darebbe l'incarico senza una maggioranza è una ipotesi di governo ( non lo dette a Bersani nel 2013 ) e anche se fosse in Parlamento il nostro bellissimo programma verrebbe bocciato da tutti, mica siam in Svezia. Allora meglio stare zitti o rispondere evasivamente a certe domande. E intanto non sarebbe male cominciare a pensare anche al dopo elezioni e a qualche mossa tattica, per non ripetere la figuraccia del 2013.

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  6. Enrico Letta21 febbraio, 2017

    Guardo attonito al cupio dissolvi del Pd. Mi dico che non può finire così. Non deve finire così. Mentre tutto a Roma sembra finire mi guardo indietro. Voglio dire con forza che non rinnego, anzi sento forte l'orgoglio di aver partecipato alla nascita dell'Ulivo prima e del Pd poi. Quella è una storia positiva. Lo è stata grazie ai suoi gruppi dirigenti e nonostante i suoi gruppi dirigenti. Ma è una storia che è stata soprattutto scritta da elettori e militanti, che vedo oggi sgomenti. Leggo, anche io sgomento, le cronache compulsive di questa fine accelerata. È così facile distruggere. Quanto più difficile è il 'costruire'. A distruggere ci si mette un attimo, a costruire, una vita. Ricostruire da tutte queste macerie, per chi ci si metterà, sarà lavoro ai limiti dell'impossibile. Mi viene spontaneo pensare che per i casi del calendario proprio tre anni fa ero preso da altro sgomento, lasciando Palazzo Chigi dall'oggi al domani e cominciando una nuova vita, fuori dal Parlamento e dalla politica attiva. Quello era uno sgomento solitario. Oggi sento la stessa angoscia collettiva di tanti che si sentono traditi e sperano ancora che non sia vero. Tanti che chiedono di guardare all'interesse del Paese e mettere da parte le logiche di potere. Mai avrei pensato tre anni dopo che si potesse compiere una simile parabola. Proprio nel momento in cui l'Europa, in crisi più che mai, avrebbe bisogno dell'impegno creativo degli ulivisti e democratici italiani. E proprio nel momento in cui il nostro Paese appare lacerato e in cerca di nuove ispirazioni per uscire dalle secche nelle quali si trova. Oggi non ho altro che la mia voce, e non posso fare altro che usarla così, per invocare generosità e ragionevolezza. No, non può finire così.

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