martedì 21 marzo 2017

Dalla politica della cicala a quella della formica per evitare il 'game-over'!

Parole come “stiamo alla frutta”, “abbiamo toccato il fondo”, “non si vede nessuna luce in fondo al tunnel”, non sono frasi fatte dal populismo e dall’allarmismo di chi vuole prendere voti sulle paure degli italiani, ma descrivono abbastanza realisticamente la profonda crisi economica, politica e sociale di un Paese, come il nostro, divorato dal debito pubblico e dilaniato dalla disoccupazione giovanile.
E se finora la corsa verso il fondo del baratro è stata rallentata dal paracadute della Bce che ha tenuto basso il costo del denaro, a breve la musica potrebbe cambiare. Mario Draghi forse riuscirà a tenere duro fino alla fine dell’anno, ma poi dovrà accettare che il mondo è cambiato e che il denaro deve tornare a costare di più, per tutti, anche per noi! E se il costo del denaro diventa più caro, l’Italia dovrà spendere di più per pagare gli interessi sul debito pubblico. Insomma, senza il paracadute di Mario Draghi il “botto finale” sarà devastante. Purtroppo, quando la congiuntura economica era favorevole, abbiamo preferito "la politica della cicala" - distribuendo mance e marchette a gogo - e adesso c'è da pagare il conto! Il prezzo è salato e sarà quello di aumentare le tasse, rendendo ancora più poveri gli italiani per poter pagare chi ci presta i soldi, e decidersi, una buona volta per tutte, a fare "la politica della formica": 'lavorare, risparmiare, crescere'. Ovvero, investire nel lavoro, tagliare gli sprechi, stanare gli evasori fiscali, disboscare la burocrazia, azzerare i privilegi, le rendite di posizione, le piccole e grandi corporazioni, diventare più efficienti e produrre più reddito. O si fa un passo avanti, o torniamo tutti indietro: più poveri, più precari e più disoccupati che pria!

2 commenti:

  1. La fine dei partiti è vicina.
    Nel 1993 dopo un anno di inchieste su Tangentopoli, il Governo di Giuliano Amato provò a salvare i politici dai processi con un decreto che riduceva la gravità del reato di "finanziamento illecito ai partiti". Il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro si rifiutò di firmarlo, impedendo ai partiti di sabotare l'inchiesta "Mani Pulite". Ci penseranno poi i governi dopo il 1994 a salvare dalla condanna molti "amici degli amici" grazie alla prescrizione e leggi ad personam.

    Nel 2017, dopo 3 anni di scandali che hanno travolto il Pd di Matteo Renzi, dall'inchiesta Mafia Capitale, a Trivellopoli fino allo scandalo Consip, il Governo di Gentiloni sta provando a salvare un'intera classe politica con la riforma del codice penale e di procedura penale approvato dal Senato e che adesso passa alla Camera.
    Nella Legge che Pd, Alfano e Verdini vogliono approvare, si dimezzano le risorse alle forze dell'ordine per le intercettazioni telefoniche e si impedisce ai magistrati l'uso degli intrusori informatici per le inchieste sulla corruzione (cosiddetti virus trojan).
    Oggi come 25 anni fa, qualcuno forse si salverà, qualcun altro proverà a riciclarsi, ma è chiaro che siamo alla fine di una stagione politica in cui i partiti protagonisti sono al collasso e provano a salvare se stessi.

    Per fortuna questa volta non ci sarà un "finto nuovo" come nel 1994. Questa volta l'alternativa siamo noi, una comunità di cittadini liberi che non vede l'ora di iniziare a cambiare le cose. Sono gli ultimi mesi prima della caduta del loro impero. Stringiamo i denti e non molliamo!

    RispondiElimina
  2. I conti senza l'oste.
    Renzi e Grillo, Grillo e Renzi. Non si parla d'altro, non si scrive d'altro, quasi che il presente e il futuro dell'Italia fosse cosa loro, una gara a due.
    Opinionisti, politologi e giornalisti parlano del centrodestra solo come terza e non incomoda forza. È il vecchio vizio dei grandi, si fa per dire, comunicatori italiani di leggere i fatti con gli occhiali deformanti delle opinioni e delle simpatie: il nuovo, ennesimo, partitino «zero virgola» di Alfano (non ricordo neppure come si chiama) gode e di più spazio e attenzione del Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni che zitta zitta (anche questo si fa per dire) sta scalando la classifica del gradimento. La Lega è trattata come fenomeno da baraccone e Forza Italia come pezzo di antiquariato.

    Ma qualcuno legge i sondaggi che, per carità, sono quello che sono, ma dicono pur sempre qualche cosa in più del niente? Ecco, stando ai sondaggi il vecchio centrodestra è la prima coalizione, l'unica forza - se si votasse oggi - in grado di battere i grillini. Cominciano a prenderne coscienza anche da quelle parti dopo che negli ultimi mesi qualcuno aveva sperimentato strade suicide pensando che Silvio Berlusconi, tra acciacchi e delusioni, fosse sul punto di ritirarsi a vita privata.

    «Uniti si può vincere» risuona ora anche nelle parole di Matteo Salvini, quello che tra i soci si era spinto più in avanti nel cercare alternative al vecchio schema. Ieri il leader della Lega si è detto disposto a fare una «federazione» con Forza Italia e la Meloni, ed è sembrata una risposta politica a quel «io sono, resto e resterò in campo» pronunciato da Silvio Berlusconi sabato pomeriggio in un discorso ai suoi sostenitori.

    Come si dice: se sono rose fioriranno, ma la cosa certa è che ancora una volta si stavano facendo i conti senza l'oste di Arcore. Era già successo quando gli opinionisti italiani impazzirono per Mario Monti, poi per Bersani, Letta e infine per Renzi. Come è finita lo sappiamo: due morti e un ferito grave.

    Verrebbe da dire: cari colleghi, continuate pure a raccontare il vostro film di fantapolitica, che agli attori protagonisti non porta un granché bene e che tanto il finale non lo scrivete mai voi ma gli italiani. E non coincide mai con il vostro.

    RispondiElimina

freeskipeer è uno spazio libero. L'immediatezza della pubblicazione dei commenti non permette filtri preventivi. Per questa ragione chi commenta è il solo responsabile del contenuto delle proprie affermazioni. freeskipeer si dissocia da eventuali messaggi lesivi di diritti di terzi.

freeskipeer si dissocia categoricamente da:
- messaggi con linguaggio offensivo
- messaggi che contengono turpiloquio
- messaggi con contenuto razzista o sessista
- messaggi il cui contenuto costituisce una violazione delle leggi italiane (istigazione a delinquere o alla violenza, diffamazione, ecc.)