Governo Gentiloni bocciato da un italiano su due.

Un governo "rassicurante", che però non fa i miracoli. Quelli, "li fanno i cittadini con i loro sacrifici". Ma è anche un "governo che non è provvisorio", che non si trova a Palazzo Chigi - pur in "doverosa continuità" con l'esecutivo Renzi - per caso e che, soprattutto, intende arrivare "a fine legislatura" con degli obiettivi ben precisi. Paolo Gentiloni sceglie di entrare nelle case degli italiani con un messaggio positivo
e lo fa dal salotto di 'Domenica In intervistato da Pippo Baudo. Chiede fiducia, promette riforme, promette persino di abbassare le tasse ma... purtroppo per lui, ma soprattutto per noi cittadini, ancora non ci siamo. Più della metà degli italiani boccia il suo governo! Lo rivela una ricerca dell'istituto Ipsos pubblicata domenica dal Corsera. Il 52% degli intervistati esprime un parere negativo sull'esecutivo, mentre il 50% butta giù dalla torre il premier. Nel particolare sono le persone più in difficoltà ad esprimere le valutazioni maggiormente negative sulla situazione attuale e sul futuro del Paese. Oltre due italiani su tre, il 67%, ritengono che l'Italia stia andando nella direzione sbagliata, un dato in crescita di ben 7 punti rispetto a marzo dello scorso anno. Solo il 15% pensa invece che la direzione intrapresa sia quella giusta, mentre il 18% non si esprime. Soltanto il 15% degli italiani che sono stati interpellati da Ipsos nello scorso dicembre pensa che la situazione economica dell'Italia sia positiva: si tratta di un dato nettamente più basso rispetto a quello della media dei Paesi europei, che si attesta al 42%. Solo un italiano su 5 si aspetta un miglioramento della propria condizione nel prossimo futuro, e il 39% degli interpellati teme che il peggio debba ancora arrivare. Per l'80% degli intervistati il problema principale rimane quello del lavoro, al secondo posto tra le preoccupazioni degli italiani c'è l'immigrazione, che viene citata dal 33%, e al terzo posto a pari merito ci sono la crescita economica e la sicurezza, che preoccupano il 19% dei cittadini componenti il campione.
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#CamomillaGentiloni. di Luigi di Maio. Una volta i governanti governavano, avevano dei piani per il futuro, erano consci dei problemi delle persone, oggi invece rassicurano. Gentiloni, ex portavoce di Rutelli e oggi premier, è il principale teorico del governo rassicurante. Ieri, in un'intervista con Pippo Baudo (!), ha spiegato come funziona. E' rassicurante sapere che Gentiloni va a Palazzo Chigi alle 7 e mezza, 7 e tre quarti, mangia lì, torna regolarmente a casa alle 21 se non a mezzanotte, ma lui non si lamenta perchè è un lavoro bellissimo. Che faccia qualcosa quanto sta lì dentro non è importante, ma rassicura sapere che lui si sveglia presto e torna tardi. L'Italia si classifica terzultima tra gli Stati europei nell'Indice di Corruzione percepita nel settore pubblico e politico del 2016, peggio di noi solo Grecia e Bulgaria, ma Gentiloni da Baudo ti rassicura: "Siamo alle prese con delle piccole storielle di corruzione". Lo scandalo Consip sul mega appalto miliardario in cui sono coinvolti il braccio destro di Renzi e suo babbo? "Mi sta a cuore che si faccia chiarezza". Le riforme di Renzi si sono rivelate disastrose, il jobs act non è servito a un piffero, gli 80 euro devono essere restituiti da chi ha guadagnato troppo e da chi ha guadagnato troppo poco: "Io lavoro in continuità con quello che ha fatto Renzi". Come mi sento sicuro! Gli italiani hanno sfiduciato Renzi, il Pd e tutte le sue politiche con il voto al referendum del 4 dicembre, dai sondaggi emerge che 2 italiani su 3 (67%) ritengono che il Paese sta andando nella direzione sbagliata e 1 italiano su 2 esprime un giudizio negativo sul governo (52%) e sul premier (50%), hanno il diritto di votare subito per decidere il futuro dell'Italia: "La scadenza è la fine della legislatura, poi i governi possono finire prima se non hanno la maggioranza in Parlamento." E non finiranno finché tutti i parlamentari non si intascheranno la loro pensione da privilegiati, una rassicurazione ulteriore che non ti faranno votare. Le rassicurazioni sono chiacchiere, non ne abbiamo bisogno. Il partito che regge il governo è esploso, il suo alleato Verdini condannato a 9 anni di carcere, lo scandalo Consip è appena all'inizio, il Parlamento è immobile, non abbiamo ancora una legge elettorale omogenea per le due Camere, i poveri aumentano, le aziende chiudono o delocalizzano. La camomilla a un malato terminale fa lo stesso effetto di Gentiloni all'Italia di oggi. Cambiamo medicina subito. Al voto, al voto!

1 commento:

  1. L'altra sera, dopo averlo visto in tv intervistato da Pippo Baudo, Di Maio ha definito il premier Gentiloni come «camomilla data a un malato terminale». È bello sentire i Cinquestelle fare i battutisti dopo averli sentiti per mesi lagnosi e seriosi sul caso della loro sindaca di Roma che, quello sì, ha fatto ridere tutta Italia. In effetti Gentiloni non è tipo che ti fa sbellicare dalle risate, ma a un malato terminale, quale è l'Italia, la camomilla fa meno male della cocaina che Grillo, e non solo lui, hanno spacciato e continuano a smerciare incuranti delle controindicazioni.

    Siamo un Paese drogato e, purtroppo, tossicodipendente. I dati dell'economia sono drogati dagli 80 euro di Renzi, quelli sul lavoro da Jobs Act e voucher, quelli sulla crescita dai contanti immessi nel sistema bancario da Draghi. Sono drogate dal protagonismo dei magistrati le inchieste giudiziarie, persino la Chiesa è drogata dal franceschismo. Tra i tanti spacciatori, Grillo e i suoi fanno la parte del leone. Tutti ladri, tutti incapaci, tutti da cacciare: ogni giorno le loro grida (e purtroppo Salvini spesso li insegue per non perdere quote del mercato) sovrastano tutto e tutti, anche se il più delle volte vendono dosi sporche e per questo tendenzialmente letali.

    La politica e la giustizia italiane assomigliano sempre più ai cartelli del narcotraffico: guerre intra bande e guerre per bande, ogni giorno morti e feriti. Ma si può andare avanti così? Di Maio disprezza la «camomilla» perché ormai è un tossicodipendente. Ogni giorno deve avere (dare) la sua dose di insulti, ogni settimana deve tagliare una testa manco fosse un invasato dell'Isis. E Grillo, che certe cose le conosce avendo frequentato per anni locali notturni, spinge i suoi ragazzi ad andare sempre oltre, ad alzare la sfida.

    Sarà un caso (probabilmente lo è) ma con «camomilla» Gentiloni qualche timido sintomo di ripresa c'è, anche se lui, premier per caso, per scaramanzia tace. Intendiamoci: ci auguriamo che al più presto si insedi tutt'altro governo, un governo che magari non ci faccia dormire ma che soprattutto ci disintossichi dal renzismo e dal grillismo, due facce della stessa medaglia (di latta).

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