venerdì 3 marzo 2017

Il discorso di Trump sullo stato dell’Unione.

di Camillo Pignata. E’ stato un discorso di mezze verità mezze bugie, in cui Trump ha abbassato i toni, ma ha mantenuto ferma la sua linea politica. Una ventata di autoritarismo e di un populismo che ha inondato la sala del Congresso, ma non è arrivata al popolo americano che continua a sostenerlo.
Aveva di fronte un Paese diviso, un Parlamento diviso, che non ha mancato di sottolineare, con mugugni di disapprovazione, alcuni passaggi del discorso. E allora qualche parola conciliante sull’immigrazione, condita dalla promessa populista di investimenti infrastrutturali, del taglio delle tasse e il gioco è fatto. Ha fatto leva sull’orgoglio nazionale inneggiando “all'inizio di un nuovo capitolo della Grandezza Americana”. E così drappo rosso sbandierato di fronte alle imprese americane con la promessa di mille miliardi di investimenti infrastrutturali per favorire l’economia reale, ha ottenuto il suo scopo. Voleva guadagnare l’appoggio del suo partito, qualche punto nei sondaggi e un atteggiamento non aggressivo di quella stampa che aveva preso a calci nel sedere. E c’è riuscito. Il suo discorso ha avuto il 73% di gradimento, applaudito anche dai repubblicani. E bastato un piccolo zuccherino e subito la stampa ha cambiato faccia, gli incensi e gli elogi si sono sprecati. La nuova politica economica di Trump porterà ad una nuova austerità. Il piano di spesa di mille miliardi di dollari manca di coperture finanziarie e condurrà al decollo del deficit se diventeranno operativi tutti i tagli di tasse che Trump intende fare. Ha condannato l'odio razziale e denunciato atti di antisemitismo nel Paese, come la recente uccisione di un giovane ingegnere di origine indiana in Kansas. Ha voluto dare un tono presidenziale al suo discorso? Ha cambiato idea sul razzismo? No! E’ lo stesso presidente che si è circondato di collaboratori simpatizzanti con il Ku Klux Clan, che si è rifiutato di affrontare il problema del rigurgito dell’antisemitismo in varie parti del paese: cimiteri ebraici devastati, allarmi bomba nelle scuole e sinagoghe sono all’ordine del giorno. E’ lo stesso Presidente che è stato restio a disinnescare l’odio xenofobo e razziale. Ha solo messo le mani avanti sul razzismo, per evitare critiche del suo stesso partito. Questo non è un uomo che unisce, questo è un uomo che divide. Ha invitato la vedova del fante della marina William Ryan Owens, ucciso durante un recente raid militare in Yemen, al congresso, mentre il padre del ragazzo aveva rifiutato di incontrarlo. Per un applauso in più. E’ entrato come un elefante in un negozio di cristalli, giocando con i sentimenti e le emozioni dei presenti, quando ha ricordato il tributo di sangue celebrato come un eroe. Ha promesso di regolarizzare il riconoscimento dello status giuridico per gli immigrati che non hanno commesso reati gravi, ma non la cittadinanza. Ha cambiato linea politica? E’ lo stesso presidente che ha espulso gli immigrati con documenti in regola per la residenza negli Usa. E’ lo stesso presidente che li ha costretti a scegliere di varcare illegalmente il confine con il Canada - a piedi - per farsi arrestare e chiedere asilo in Canada. Sul femminismo, invece, nessuna parola, anche se aveva di fronte in bella mostra le donne democratiche vestite in bianco per protesta contro l’antifemminismo del presidente. Il discorso presidenziale, tanto apprezzato, è stato solo un misero sotterfugio, che non è riuscito a nascondere le contraddizioni di una politica che predica il pareggio di bilancio, mentre promette di aumentare le spese militari del 10% pari a 54 miliardi dollari e di tagliare le tasse, condanna il razzismo mentre rinnova i bandi.

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