martedì 21 marzo 2017

In Italia aumenta tutto tranne gli stipendi: Statali fermi al palo dal 2010!

In Italia l’unica cosa a crescere sono il debito pubblico, le tasse, la disoccupazione, i prezzi al consumo, gli immigrati e il numero dei poveri. E così, di pari passo, crescono anche le preoccupazioni di chi non ce la fa più ad arrivare a fine mese. Se infatti i prezzi crescono, gli stipendi continuano a restare al palo. Secondo i dati contenuti nell'ultimo dossier dell'Istat le retribuzioni contrattuali in Italia crescono a passo di lumaca. Negli ultimi sei anni gli stipendi regolati dai Ccnl sono aumentati del 7,1%,
con notevoli differenze tra il settore delle estrazioni minerali, dove l'incremento è del 14%, e il settore del credito e assicurazioni, che si ferma a un +6%. A tenere schiacciato verso il basso l'indice generale degli stipendi è, ovviamente, il settore pubblico dove le retribuzioni sono bloccate dal 2010, mentre nel settore privato l'aumento è del 9,8%. Rispetto al 2015, l'indice generale è cresciuto solo di 0,6 punti percentuali. Mentre restringendo il campo al settore privato l'incremento è stato di 0,9 punti. I lunghi tempi di vacanza contrattuale, che di solito passano prima di raggiungere nuovi accordi, incide sicuramente sul dato finale. Secondo l'Istituto di statistica alla fine del 2016 i contratti scaduti sono 47; bel al di sopra della somma dei contratti rinnovati nel corso dell'anno (13) e degli accordi in vigore (28), che arriva a 41. La situazione è peggiorata rispetto al 2015, quando i contratti scaduti in attesa di rinnovo erano 36, mentre la somma degli accordi in vigore (39) e delle intese raggiunte nel corso dell'anno (9) arrivava a 48. Per gli statali, dal comparto della scuola a quello delle forze dell'ordine, la variazione nel 2016 è dello zero rispetto a sei anni prima, con l'unica eccezione dei vigili del fuoco, che, sull'onda emotiva dell'"emrgenza terremoto", hanno strappato un aumento del 3,1%. Osservando i raggruppamenti principali di contratti del settore privato emerge che, dietro al primo classificato (estrazioni minerali), si posiziona il settore dell''energia e petroli' (+13,9%), seguito dalla 'gomma, plastica e lavorazioni di minerali non metalliferi' (+13,7%), dalla 'chimica' (+13,6%), dal 'tessile, abbigliamento e lavorazione pelli' (+13,2%) e dall''energia elettrica e gas' (+13,1%). Sopra la media si collocano anche le retribuzioni dei 'metalmeccanici', con un incremento del 12,9%, dei lavoratori del settore del 'legno, carta e stampa' (+12,2%) e dell''industria' (+12%). Incrementi a due cifre interessano 'agricoltura' e 'alimentari bevande e tabacco', entrambi crescono dell'11,3%, e le 'telecomunicazioni' (+10,9%). Per tutti gli altri gruppi l'aumento delle retribuzioni è stato inferiore al dato medio, con i 'trasporti e servizi postali' che si posizionano più vicino (+9,5%), segue il 'commercio' (+8,5%) e l''edilizia' (+8%). In coda si posizionano i gruppi dell''acqua e servizi di smaltimento rifiuti' (+7,8%), i 'servizi privati' (+7,6%), gli 'esercizi pubblici' (+7,5%), ed i servizi d''informazione e comunicazione' (+6,3%).

1 commento:

  1. Non è vero che i soldi non ci sono per rinnovare i contratti di lavoro, la verità è che si mangiano tutto loro!

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