giovedì 27 aprile 2017

Ci stiamo disabituando alla democrazia.

di quartopensiero. In principio fu Berlusconi col suo partito azienda. Con i suoi uomini di Publitalia che da un giorno all'altro insieme ai pacchetti pubblicitari si misero a smerciare kit politici, comprensivi di adesivi e bandierine, senza che i militanti si dovessero più preoccupare di discutere e prendere decisioni, perché pensava a tutto l'azienda. Poi c'è stato Grillo, che si è inventato la democrazia diretta, dove non servono nemmeno i kit. Basta diventare utenti certificati e si entra a far parte della comunità. Tutto è pronto, deciso
e perfettamente funzionante. Per cui ti rimane tutto il tempo per sfogarti sul blog, condividere i post dei portavoce e, ove disponibili, controllare anche gli scontrini. Quindi, in ordine sparso sono venuti in tanti. Ognuno a dire la sua, ognuno a manifestare un più o meno velato disprezzo per questa cosa obsoleta alla quale tanti poveri illusi scioccamente ancora si attaccano: la democrazia. Briatore, autorevole esperto di dolce vita nonché costituzionalista part-time, propone la ricetta di una dittatura a tempo. Così, come una dieta che osservi per sei mesi e poi torni come prima e non ci pensi più. Serra, generoso sostenitore renziano, dichiara che la Cina va alla grande e bisogna prenderla a modello. Poi se i diritti vengono calpestati, che vuoi che sia, piccoli dettagli, bazzecole, di fronte alla nobile causa della crescita del pil. E anche Napolitano, quello emerito, dice che sì, fin quando la democrazia decide bene, non si discute, ma se si deve mettere anche a sindacare sui trattati internazionali o sugli accordi economici che tanto beneficio portano alla società, qualche dubbio viene. Era rimasto il PD, unico partito a resistere con una struttura organizzata democraticamente, ma poi è arrivato Renzi, e sappiamo come è finita. Al posto di un segretario si sono ritrovati un comandante in capo. Insomma, l'attuale panorama politico ci dice che lentamente, ma inesorabilmente, ci stiamo disabituando alla democrazia. Non perché attaccata frontalmente, come poteva accadere in passato e come accade ancora in altre parti del mondo, ma perché sottoposta ad una più insidiosa opera di logoramento. Piano piano la si va svuotando di significato, la si va declassando a negazione dell'ordine, se non a equivalente di illegalità, o, argomento degli argomenti, a ostacolo allo sviluppo economico. Senza che, a quanto è dato vedere, molti se ne preoccupino.

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