Ma siamo per davvero un popolo di pecoroni?

di Maria Pia Caporuscio. Tra le tante ridicole parole che siamo costretti a sentire, quelle di questi ultimi giorni raggiungono il massimo dell’irragionevolezza: “I cittadini e le imprese dei luoghi terremotati, non pagheranno le tasse per due anni”. Dio che notizia! Invece di chiedersi con quali soldi avrebbero potuto pagarle e soprattutto in base
a quali guadagni, i tromboni nei tg strombazzano come una grazia questa scemenza. Chissà se il popolo pecorone anche questa volta si beve questa ennesima presa in giro. Se è così siamo per davvero ridicoli e il resto mondo ha ben ragione di ritenerci dei poveri idioti. Se dinanzi a scemenze simili, ci si sente grati a questi non inutili, ma dannosi signori che paghiamo milioni svenandoci, hanno ragione di raccontare balle spaziali da mane a sera, visto che servono ad ottenere il consenso. Questo popolo rincoglionito dalle balle non si chiede perché a chi guadagna montagne di euro e li nasconde nei paradisi fiscali per non pagarci le tasse, lor signori invece di sequestrargli tutto quello che posseggono in Italia, li graziano facendo rientrare i miliardi evasi, pagandoci solo una ridicola penale di pochi centesimi, mentre ad un disgraziato rimasto senza lavoro e non potendo più pagare il mutuo della casa dove vive, gliela sequestrano fregandosene se dalla disperazione quel disgraziato si uccide. Governare un popolo di pecoroni deve essere una pacchia per questa classe dirigente che, invece di proteggerlo il suo gregge, apre la stalla ai lupi lasciandolo squartare senza pietà.

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