lunedì 24 aprile 2017

Marine Le Pen: "Il Popolo rialza la testa".

Marine Le Pen al ballottaggio per l'Eliseo contro il candidato di "En Marche", Emmanuel Macron. A dividerli sono pochi punti percentuali. E' questo il risultato emerso dal primo turno delle elezioni presidenziali francesi, che si è chiuso ieri sera alle 20. L'affluenza al voto complessiva è stata del 79%. Record assoluto di voti per il Front National, che sfonda la soglia dei 7 milioni di voti. "Un risultato storico" è stato il commento di Marine Le Pen,
che è salita sul palco del suo quartier generale poco dopo le 21. "Voglio esprimere la mia gratitudine a tutti gli elettori, ora chiedo ai patrioti francesi di votarmi al secondo turno. La scelta è semplice, tra una Francia in balia dell'Europa e dei fenomeni dell'immigrazione e una Francia sicura, protetta dalle sue frontiere". Adesso sarà dura per il leader del Fronte Nazionale aggiudicarsi la battaglia finale del ballottaggio. Marine Le Pen avrà contro di lei tutti i cosiddetti poteri forti, a loro gli andrebbe bene chiunque, pur di non far arrivare la Le Pen all'Eliseo! Ma la leader del Front National non se ne cura e tira dritto: "Avrò una grande responsabilità, una responsabilità immensa, difendere la cultura, la prosperità, l'indipendenza della Francia. È un atto di orgoglio francese, del popolo che alza la testa ed è sicuro dei valori e fiducioso nell'avvenire". Quindi, tra due settimane la sfida sarà tra i poteri forti e il popolo. Vittoria difficile ma non impossibile, il vento del cambiamento lo si percepisce in maniera tangibile e in Francia come in tutto il resto d'Europa c'è tanta voglia di riappropriarsi della sovranità monetaria e nazionale, di difendere i propri confini e la la propria identità dall'invasione dei flussi migratori, insomma, di rialzare la testa!

7 commenti:

  1. Alla fine è accaduto anche in Francia. Come al solito gli exit poll e i pronostici della vigilia dicono una cosa e i dati reali ne raccontano un'altra. I primi exit poll davano largamente in testa Macron, il beniamino dei media, il candidato prediletto dell'establishment, l'uomo della rassicurante continuità di potere, e dicevano che la Le Pen era in caduta. I secondi, i dati reali, con grande margine, hanno indicato da subito che in testa c'era Marine Le Pen. La leader del Front ha toccato sorprendentemente il 26% dall'inizio dello scrutinio e poi è calata, quando sono arrivati i dati di Parigi (tradizionalmente orientata a sinistra), fino ad essere sorpassata di un soffio.
    Come in Grecia. Come in Inghilterra con la Brexit, come in America con Trump. Ancora una volta le elites scelgono un cavallo brillante e politicamente corretto, ci spiegano perché è il male minore, e perché vincerà. Ci spiegano perché gli antisistema sono in crisi e perché perderanno. Poi arrivano i voti reali e questo pronostico si rovescia, o si ridimensiona. Quindi: secondo gli exit Poll la Le Pen era seconda al 21%, e Hamon primo al 23%: nei dati reali i rapporti di forza si sono riequilibrati, e il Front National della Le Pen si è battuto in un testa a testa fino all'ultimo. Qualcuno dirà: accadde al vecchio Jean Marie Le Pen di arrivare al secondo turno delle presidenziali: ma l'idea che il Front "Blue Marine" sia in testa alle preferenze dei francesi è un piccolo bomba atomica per gli equilibri politici europei.
    In queste elezioni, però, io userei un altro sistema di aggregazione dei voti, per spiegare il terremoto che sconvolgerà la politica francese al ballottaggio: se si sommano i voti dei candidati filorigoristi, ci si ferma al 43% circa dei consensi. Se si sommano gli eurocritici (di sinistra e di destra) si supera il 57%. E ancora: quando andò al ballottaggio Jean Marie Le Pen. il Front National aveva fatto il pieno del vecchio voto identitario (16.9%), non c'erano serbatoi di voti da aggregare nel secondo turno, se non i corpuscoli infinitesimali delle "Diverses Droites" estremiste e patibolari dell'uno virgola. In questo primo turno, invece, "a destra" della Le Pen c'è un partito sovranistra di destra, Nicolas Dupont-Aignan che ha ottenuto un risultato sorprendente - poco meno del 6% - testa a testa con il candidato socialista, Benoit Hamon (che ha pagato per Gli errori di Hollande, precipitando al 5%). Questo per dire che se la Le Pen prendesse solo un voto su tre del candidato di destra Fillon, più i suoi, più buona parte dei sovranisti di Debout la France, per la prima volta il Front può immaginare di essere competitivo nel ballottaggio contro Macron.
    Viceversa, l'ex ministro centrista dovrà sudare sette camicie per recuperare i voti dei socialisti di Hamon e della sinistra radicale di Melenchon, che per la prima volta sono sottratti alla "disciplina repubblicana", ovvero alla consuetudine per cui le diverse sinistre di univano sempre al balllottaggio, sul candidato socialista o comunista (chiunque esso sia). Infine una riflessione doverosa sui socialisti, il vero fantasma di queste presidenziali: per la prima volta non vedono in campo un presidente uscente. Per la prima volta non vanno al ballottaggio. Se Melenchon cresce di sette punti rispetto alle presidenziali scorse è perché la sinistra radicale (che era all'11%) ha raccolto i delusi di sinistra, disgustati dalle politiche filo-europee di Hollande, superando il 18%. Difficile, molto difficile, sarà spostare questo voti su di un candidato centrista come Macron. Sarà una battaglia durissima, la partita vera inizia solo adesso: Macron resta sempre il candidato più strutturato per vincere. Ma gli elettori del primo turno gli hanno regalato un ruolo ingrato: se vuole vincere dovrà recuperare voti sia a destra che a sinistra, sia tra gli elettori di Fillon che tra quelli di Hamon e Melenchon.

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  2. Forza Marine, è ora di liberarsi dalla gabbia di Bruxelles!

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  3. Le prime elezioni presidenziali che si svolgono con lo stato d'emergenza per il rischio terrorismo, ancora in vigore dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre del 2015 e a solo pochi dall'ultimo attacco sugli Champs Elysées. Il punto non è chi governerà ma come riuscirà a farlo, posto che per la prima volta nella storia della Quinta Repubblica sono contemporaneamente escluse e la prospettiva è quella di avere un presidente che non è sostenuto da un partito maggioritario o che non è espressione di un vero e proprio partito. Ciononostante rincuora, al momento il fatto che in un momento così delicato sullo scenario internazionale la risposta della popolazione sia quella di recarsi alle urne. È il diritto di voto e di scelta passando attraverso l'elezione di chi deve rappresentare una nazione, a rincuorare. La brama di legalità contro la deriva violenta.

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  4. il signor Macron è l'unto dell'oligarchia del capitale per sconfiggere la signora Le Pen e, ancora una volta, le classi subalterne.

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  5. Ue... Ue... Ue...24 aprile, 2017

    Giornata positiva per l'euro che festeggia il risultato del voto delle presidenziali francesi. L'Euro / Dollaro USA procede in rialzo dell'1,17% a 1,085 dollari. A rafforzare la moneta unica, la vittoria al ballottaggio del candidato centrista Emmanuel Macron che scongiura la corsa di due antieuropeisti all'Eliseo. Dopo l'avvio della Brexit, infatti, il timore è che ci possano essere ulteriori divorzi dall'UE.

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  6. Bruxelles "vota" al ballottaggio "Con Macron vince l'Europa"! La Commissione europea tira la volata a Macron. Da Juncker alla Mogherini, l'Ue tifa per il "radical chic" delle banche!

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  7. Dalla Francia può iniziare la riscossa dei popoli europei contro tecnocrati, lobbisti e usurai. Dalla Francia è arrivato l’avviso di sfratto per gli euroburocrati. Forza Marine LePen!

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