Invasione Migranti, l'obiettivo è creare business e tenere bassi gli stipendi degli italiani!

Natalità zero. Sicurezza poca. Povertà tanta. Popolazione sempre più vecchia. Giovani che lasciano il Belpaese per trovare un lavoro. Centinaia di migliaia di migranti che invadono l’Italia. Eppure, i campioni dell’accoglienza ‘senza se e senza ma’, i cosiddetti ‘buonisti’, ma solo con i soldi degli altri, continuano a ripeterci che l’invasione è fondamentale, addirittura indispensabile, per la nostra economia e soprattutto per le nostre pensioni.
In realtà l'invasione favorisce solo le mafie e i furbetti del business dei migranti, perchè tra tasse versate e servizi erogati, a pagare il conto di questa invasione senza regole sono sempre i ‘soliti fessi’. Il gettito Irpef versato dagli immigrati non copre neppure le spese relative alla sanità, figuriamoci quelle dell'InpsA smascherare i 'buonisti' ci ha pensato l’economista Claudio Borghi Aquilini, responsabile economico della Lega. “Secondo le stime della Fondazione Moressa, gli stranieri pagano 6,8 miliardi di euro di Irpef. Che equivalgono a 1.360 euro pro capite considerando i circa 5 milioni di immigrati residenti, anche se i contribuenti effettivi sono poco più di 2 milioni. Ipotizzando un bilancio pubblico in pareggio, non è assolutamente detto che il gettito prodotto dagli stranieri copra le spese per i servizi di cui usufruiscono”, come ha spiegato al Giornale. Il calcolo è presto fatto. Mancano 5 miliardi di costi della sanità. Dunque per raggiungere una sorta di pareggio tra costi e benefici all’interno del sistema italiano, gli immigrati dovrebbero sborsare almeno 5 miliardi di tasse in più. “Secondo le stime Eurostat, la sanità italiana ha un costo pro capite di 2.400 euro, dunque lo Stato impiega 1.000 euro per i servizi sanitari di ciascun immigrato. Poiché sono 5 milioni per andare in pari servirebbero altri 5 miliardi”. Poi c’è il meccanismo Isee, l’indicatore del reddito familiare sulla base del quale si determinano le graduatorie per l’accesso alle case popolari o agli asili nido: “Il reddito pro capite degli immigrati è inferiore di 7mila euro alla media dei cittadini italiani: questo implica che per molti di loro l'indicatore Isee sia basso consentendogli di scavalcare gli italiani sull'assegnazione delle case popolari o dei posti negli asili nido”. Italiani di fatto penalizzati. E se passasse la proposta del reddito di cittadinanza formulata dai 5Stelle, la disparità di trattamento aumenterebbe: “Si tratta di un sussidio universale da assegnare a tutti coloro che abbiano un indicatore familiare Isee inferiore ai 6.500 euro. Se questa proposta fosse approvata, tra i primi percettori dell'indennità vi sarebbero innanzitutto gli immigrati. E questo sarebbe un paradosso perché le tasse degli italiani finanzierebbero ancor di più la sussistenza degli stranieri”. La soluzione ci sarebbe: prima gli italiani. “Tutti i cittadini sono uguali dinanzi alla legge. Se un immigrato ha conseguito la cittadinanza, lavora, paga le tasse e si comporta bene nulla quaestio. Ma non si può pensare che gli ultimi arrivati possano ricevere gli stessi benefici che tutti gli altri cittadini hanno dovuto conquistarsi duramente. Ovviamente, questo non significa che non si possano riservare quote di accesso anche agli immigrati, ma in maniera diversa da quella attuale”. Sul gap tra tasse versate e servizi usufruiti, Borghi spiega che “per molte aziende tessili gestite da cinesi, basta intensificare i controlli e recuperare il gettito. Per quanto riguarda il resto non ci sono soluzioni. Molti immigrati sono disoccupati e hanno lo stesso profilo dei giovani in cerca di lavoro. Dunque costa il loro mantenimento tramite servizi sociali oppure rappresentano una tassa indiretta perché alcuni delinquono. Il problema, dunque, è un altro. Sarebbe velleitario, perciò, pensare di poter recuperare gettito da chi non lavora”. 
E infine, aggiungiamo noi, chi lavora degli immigrati molto spesso lo fa in nero, senza versare neppure un centesimo di contributi previdenziali: quindi, quale beneficio per le casse dell’Inps e per le nostre pensioni? Quale vantaggio per la nostra economia se buona parte del denaro guadagnato dai migranti viene spedito oltralpe per sostenere le famiglie d'origine? In realtà gli immigrati sono una risorsa soltanto per chi ne ha fatto un business personale, e per chi prosegue nella politica del gioco al ribasso nello svalutare il lavoro, sottopagando i lavoratori italiani con retribuzioni sempre più basse, perchè le prestazioni rese dagli immigrati costano la metà della metà di quelle di un lavoratore italiano. Per cui ‘il ricatto’ è questo: se tu lavoratore italiano non ti accontenti del tuo stipendio da fame, sei libero di andartene, tanto ci sono migliaia di stranieri in coda, pronti a prendere il tuo posto per 500 euro al mese!

2 commenti:

  1. DIECIMILA ARRIVATI IN ULTIMI TRE GIORNI. Ormai è invasione: sbarchi 2017 a quota 60mila!
    Con i quasi diecimila arrivi negli ultimi tre giorni il conto degli sbarchi nel 2017 ha superato quota 60mila, il 48% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, quando erano stati 40mila. Lo indicano i dati del Viminale.
    I nigeriani sono testa tra le nazionalità delle persone sbarcate (8.120), seguiti da bengalesi (7.567) e guineani (6.144). I minori non accompagnati sono 6.242, ma non sono ancora stati conteggiati i numerosi arrivati degli ultimi giorni. La Lombardia è sempre in testa tra le regioni per la quota di migranti ospitati (il 14% del totale), seguita da Campania e Lazio (9%).

    RispondiElimina
  2. Ci stanno facendo invadere dai migranti per sostituire i nostri giovani e i nostri pensionati che se ne vanno, e per sottopagare i lavoratori italiani che invece sono costretti a rimanere in questo schifo di paese!

    RispondiElimina

freeskipeer è uno spazio libero. L'immediatezza della pubblicazione dei commenti non permette filtri preventivi. Per questa ragione chi commenta è il solo responsabile del contenuto delle proprie affermazioni. freeskipeer si dissocia da eventuali messaggi lesivi di diritti di terzi.

freeskipeer si dissocia categoricamente da:
- messaggi con linguaggio offensivo
- messaggi che contengono turpiloquio
- messaggi con contenuto razzista o sessista
- messaggi il cui contenuto costituisce una violazione delle leggi italiane (istigazione a delinquere o alla violenza, diffamazione, ecc.)