giovedì 4 maggio 2017

Un vaccino obbligatorio contro le cazzate dei giornali!

di Beppe Grillo. Oggi il New York Times ha pubblicato un articolo in cui afferma che "In Italia il movimento Cinque Stelle (M5S) guidato da Beppe Grillo ha portato avanti una campagna attiva su una piattaforma anti vaccini ripetendo i falsi legami tra vaccinazioni e autismo." A sostegno di questa balla non c'è nulla, neppure un link, un riferimento, una dichiarazione. Nulla. Non c'è perché è una balla.
Non esiste nessuna campagna del MoVimento 5 Stelle contro i vaccini, né una piattaforma Anti vaccini, né sono mai stati ripetuti falsi legami tra vaccinazioni e autismo. Il danno più grande che posso aver fatto per il diffondersi delle malattie infettive è stato contagiare qualche bambino da piccolo, ma non essendoci più i miei non posso verificare, forse possono farlo i segugi del New York Times. Si prega il direttore del giornale di dire quali sono le fonti su cui si basa questa fake news e di chiedere subito scusa per questa bufala internazionale. Bisogna rendere subito obbligatorio un vaccino contro le cazzate dei giornalisti.
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LA TECNICA DELLO SPUTTANAMENTO GLOBALE MEDIATICO NON FUNZIONA. di Beppe Grillo. Mi trovo addossata la responsabilità del morbillo così, un mercoledì mattina, il mio nome brilla minaccioso sullo schermo insieme a quello di altri populisti. Rappresentati oramai come una macchia nera che sta conquistando il mondo: non ci fermiamo davanti a nulla, a costo di infettarlo il mondo.
In effetti l’argomento “malattie infettive” si presta bene al vostro intento, ma è davvero poco originale. Un articolo arcaico “Populism, Politics and Measles” che esprime un compulsivo gioco al ribasso da parte dell’establishment, alle prese con fallimenti stellari di ogni sua politica, previsione e ammissione di responsabilità.
Altrettanto arcaici i rimbalzi mentali che ispira qui in Italia: pensate che Renzi mi sgrida, insomma funziona. Se riesci a scatenare la canaglia del qualunquismo ottieni… niente. Nulla di nulla, a parte lasciarmi sbigottito. vedrete soltanto qualche rigurgito sulla stampa fine a se stesso. 
Eppure nella mia carriera di Stand Up Commedian potete trovare di tutto, non necessariamente questioni di salute pubblica. Quando presentavo l’automobile a idrogeno, lo ho fatto per un anno di fila, oramai sono passati venti anni… mi ostinavo con questa storia dell’automobile a idrogeno quando c’è già la bomba all’idrogeno! Questo potrebbe mettermi in pole position con il leader della corea del nord, è più attuale. Servitevi pure, nei miei testi c’è di tutto, altro che morbillo. Sono anche un voltagabbana: troverete video in cui fracasso dei computer! Da bravo populista mi troverete a spingere per il reddito di cittadinanza e l’acqua pubblica, probabilmente voglio utilizzare l’acqua per diffondere qualche pestilenza.
Perché non essere un pò catastrofisti? conspiracy theories and illusions spread by social media and populist politicians can be downright dangerous. The denial of human responsibility for climate change”. I populisti negano la responsabilità dell’uomo nei mutamenti climatici? Fatemi andare a vedere che devo avere detto anche questo: ho dedicato una tournée intera alla stupidità del cervello; evidentemente ero li a pregare per la stupidità, una sorta di rito demoniaco perché un giorno credessero a me, non a voi. Sono un negazionista della responsabilità dell’uomo verso i cambiamenti climatici? Ho anche cercato di mostrare un branzino ed un pomodoro insieme, aspettando che il branzino decidesse di corteggiare il pomodoro, per parlare degli ONG… 
Eppure i veri derivati siete voi, restate voi. Anche dopo avermi accostato a Trump, nonostante questa stonatura, mi ritroverete sempre li, uguale a prima. Siete voi quelli che cambiano con le compagnie: la finanza creativa che ha atterrato l’intero mondo occidentale continua a fare il bello ed il cattivo tempo. Le agenzie di Rating che davano la tripla A alla porcheria che sarebbe andata in fumo il giorno dopo sono ancora li. Questo è il senso di quello che chiamano establishment, ciò che voi rappresentate davvero: dei dolci cuoricini che accompagnano ancora la gente a Guantanamo, alla miseria, mentre giocano con i droni inventando cattivi ovunque.
Eppure, è evidente che la tecnica dello sputtanamento mediatico taglia global, eppure di misura così nana, non funziona proprio: è preoccupante constatare che, davvero, la gente non vi ascolta più. Mi mettete in una grave condizione morale: farmi insultare da voi per continuare a crescere elettoralmente oppure chiedervi di smetterla, chiedervi di lasciare stare l’unico ambiente naturale rimasto, forse, ancora pulito: la buona fede.

4 commenti:

  1. quanto potenti sono queste case farmaceutiche, con la pubblicità si compera l'informazione, e si convince il popolo

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  2. Se fosse obbligatorio un vaccino anti cazzate come dici tu probabilmente avresti le tue fila dimezzate....ma se ci sei cresciuto con le campagne di complottismo, di bufale su scie chimiche, su microchip... invece di leggere il NYT leggi cosa scrivono i tuoi.... altro che accuse...

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  3. Ennesima bufala. Ormai il Nyt è un altro collezionista di Fake news. Alessandro Di Battista ha detto chiaramente che vaccinera' suo figlio. La stampa estera non è molto meglio di quella italiana. La CNN in home page celebrava pino maniaci come eroe antimafia dopo la storiaccia dei cani e i ricatti al sindaco

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  4. BALLE & BOLLE. La post-verità non è una semplice bugia, ma una bugia che resiste alla prova dei fatti. Le bugie impazzavano anche prima del relativismo del web. Però il politico bugiardo, una volta smascherato, era costretto a dimettersi o almeno a scusarsi. Adesso nega tutto, soprattutto l’evidenza. Come quel Giuseppe che, sorpreso con un’altra, alle rimostranze della moglie replicò con un «Giuseppe chi?».
    Mentre Di Maio viene ricevuto ad Harvard (questa non è una bugia, e nemmeno una battuta), il New York Times accusa i Cinque Stelle di essere contro i vaccini, come se Grillo facesse rima con morbillo. L’articolo è ambiguo perché lascia intendere che esista una relazione diretta — indimostrabile — tra il calo dei vaccini e le parole dei grillini. Ma che queste parole ci siano state è una verità documentata da decine di dichiarazioni scritte, audio e video. Si potrà discutere sulle sfumature, ma non sulla sostanza, che è lo scetticismo dei Cinque Stelle nei confronti della scienza. Ecco invece delinearsi il classico caso di post-verità. Grillo nega di avere detto ciò che ha detto. Come se le affermazioni uscite dalla sua bocca, per il solo fatto di essere state rilanciate da un quotidiano internazionale, fossero diventate opera del Sistema e materiale per un complotto ordito ai suoi danni. Siamo al «Giuseppe chi?», all’evidenza negata in malafede o per mancanza di fiducia nella buona fede altrui. Il risultato è la fine della comunicazione. Come a Babele e senza neanche la torre, perché nell’Italia dei soliti sospetti si ha paura a costruire qualsiasi cosa.La post-verità non è una semplice bugia, ma una bugia che resiste alla prova dei fatti. Le bugie impazzavano anche prima del relativismo del web. Però il politico bugiardo, una volta smascherato, era costretto a dimettersi o almeno a scusarsi. Adesso nega tutto, soprattutto l’evidenza. Come quel Giuseppe che, sorpreso con un’altra, alle rimostranze della moglie replicò con un «Giuseppe chi?».

    Mentre Di Maio viene ricevuto ad Harvard (questa non è una bugia, e nemmeno una battuta), il New York Times accusa i Cinque Stelle di essere contro i vaccini, come se Grillo facesse rima con morbillo. L’articolo è ambiguo perché lascia intendere che esista una relazione diretta — indimostrabile — tra il calo dei vaccini e le parole dei grillini. Ma che queste parole ci siano state è una verità documentata da decine di dichiarazioni scritte, audio e video. Si potrà discutere sulle sfumature, ma non sulla sostanza, che è lo scetticismo dei Cinque Stelle nei confronti della scienza. Ecco invece delinearsi il classico caso di post-verità. Grillo nega di avere detto ciò che ha detto. Come se le affermazioni uscite dalla sua bocca, per il solo fatto di essere state rilanciate da un quotidiano internazionale, fossero diventate opera del Sistema e materiale per un complotto ordito ai suoi danni. Siamo al «Giuseppe chi?», all’evidenza negata in malafede o per mancanza di fiducia nella buona fede altrui. Il risultato è la fine della comunicazione. Come a Babele e senza neanche la torre, perché nell’Italia dei soliti sospetti si ha paura a costruire qualsiasi cosa.

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