E Renzi regalò l’Italia alle destre.

di Enzo Sanna. Al di là delle dichiarazioni post voto dei rappresentanti politici, sostenute da numeri spesso fuorvianti interpretati “pro domo sua”, un dato risulta incontestabile: la sconfitta di Renzi e di Grillo. I due continuano a condividere fortune e disavventure; ognuno ha necessità dell’altro per giustificare se stesso. Allora ecco che, se Renzi avanza, Grillo segue e, in qualche frangente, supera. Ma, specularmente, se il Matteo nazionale arranca, anche il comico Beppe tira il freno,
appaiandolo al ribasso. Per carità, è pur vero che, trattandosi di elezioni amministrative, generalizzare il dato locale può fuorviare, ma è altrettanto vero che quando si perdono comuni quali Genova, o l’ancor più eclatante caso di Sesto San Giovanni, il campanello d’allarme trilla a un livello di decibel talmente alto da sopraffare il suono delle campane vaticane nel giorno dell’Habemus Papam. Non era necessario possedere particolari doti di preveggenza per comprendere quanto, dalla botta del referendum in poi, la cometa renziana avrebbe iniziato a calare inesorabilmente verso l’orizzonte. Solo i sempre meno numerosi estimatori del PD non se ne rendono conto tanto da riconfermare Renzi segretario del partito. Da Cicerone, passando per Sant’Agostino, abbiamo acquisito il concetto secondo cui “Errare è umano, perseverare è diabolico”. Forse quale “piddino” dovrà iniziare a ragionarci sopra. Per proseguire lungo la via delle ovvietà della serie “non ci sono più le mezze stagioni”, citare il detto “Se Atene piange, Sparta non ride” rende bene l’idea della situazione in casa grillina. Costoro, nel diffondere tramite megafono nelle piazze e in rete il “verbo”, promettevano “mari e monti” al grido di “onestà, onestà”. Si sono ritrovati, invece, sul cucuzzolo di qualche collina appena visibile all’orizzonte a spulciare le carte bollate provenienti dalle Procure della Repubblica e a dover inventare improbabili giustificazioni alla inconsistenza politico-amministrativa dei loro eletti. Mica abbiamo esaurito la citazione di frasi fatte. “Tra i due litiganti, il terzo gode”. Evvai! Ecco, allora, il redivivo Berlusconi, che di “peli sullo stomaco” deve averne tanti, e non trapiantati, inondare i TG vantando vittorie su vittorie. Non che abbia tutti i torti, ma neppure troppe ragioni. Il suo amore viscerale per Renzi ostacola le nozze con Salvini e la Meloni, rappresentanti entrambi della destra xenofoba e parafascista platealmente sconfitta ovunque in Europa. Difficile, dunque, ipotizzare un Governo con tali compagni di cordata. Meglio una legge proporzionale che lasci a ognuno le mani libere. Finalmente, così, i “dorotei” di democristiana memoria troveranno il filo comune per riunificarsi, ovunque si trovino, nel PD quanto in Forza Italia. Potremo finalmente applaudire all’uscita dalla chiesa, con tanto di lancio di manciate di riso, Renzi e Berlusconi “oggi sposi”, sorridendo, chi poco soddisfatto, chi con le lacrime agli occhi (non domandatene la ragione). E a sinistra? Ebbene, qui è il caso di scomodare “Le mille e una notte”. La lampada di Aladino può dare l’idea di cosa manca oggi alla sinistra: “Aladino avrebbe voluto scappare, ma il mago lo fermò con uno schiaffo e gli disse che sotto quella pietra era nascosto un prodigioso tesoro…”. Ecco, appunto, sotto quella pietra si trova un prodigioso tesoro, ma è difficile che i vari Fratoianni, Rizzo, Pisapia e, peggio che mai, gli ex burocrati di partito di MDP, Bersani e D’Alema possano rendersene conto. Un “seme”, però, è stato piantato. L’assemblea organizzata da Anna Falcone e Tommaso Montanari al Brancaccio di Roma può germinare, diventando una pianta, a condizione che appaia il “mago” il quale, con uno schiaffo, anzi, uno schiaffone, indichi sotto dove scavare per trovare il “tesoro” della sinistra. Non dovrebbe essere difficoltoso. Per concludere con ancora una citazione, ma volendo rifuggire da quelle arcinote e spesso banali, ci si affida a un grande, inimitato e inimitabile Aldo Fabrizi. Dice:"Da quanno te risei ingrassato - ciài la respirazione un po’ più corta – t’hai da riconsumà, sinnò l’aorta – fa’ conto ch’è un rivorvere puntato". Ne facciano tesoro sia Renzi che Grillo; devono “dimagrire”. Altrimenti, come scrive Fabrizi, l’aorta avrà puntato contro il “revorvere” delle prossime elezioni, con le destre pronte a gioire e a… sfasciare.

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