Gli immigrazionisti.

di Emilio Stagni. L'ideologia nazi-fascista fu una delle follie della storia dell'uomo. Un'ideologia che si impadronì della mente di moltitudini di persone. Il fascismo, per esempio, non fu solo Mussolini o gerarchi, il fascismo fu anche un regime sostenuto da gran parte del popolo. Le immagini delle piazze gremite da italiani esultanti davanti al Duce ne è la prova più evidente. I tempi sono cambiati, ma la follia si presenta con ciclo periodico e come un'epidemia contagiosa si diffonde
tra il genere umano. L'epidemia, anzi la pandemia, che si è diffusa nei nostri giorni si chiama globalizzazione. Il virus della globalizzazione si sviluppò nel dopo guerra con il sogno di un'Europa unita sotto la stessa bandiera e senza confini. Successivamente il virus si sviluppò sul piano economico creando i grandi capitali, le speculazioni finanziarie e le bolle speculative. La capacità del virus di diffondersi contagiò le multinazionali e le imprese in genere. Le produzioni furono delocalizzate in quei paesi dove il costo della mano d'opera fosse il più basso possibile. Con il duplice vantaggio: gli imprenditori potevano vendere questi prodotti con il marchio politically correct, senza essere tacciati di neocolonialisti, e nello stesso tempo svolgendo la propria attività senza più lacci e lacciuoli che impastoiano la società occidentale attraverso i diritti dei lavoratori. La pandemia cominciò a trasformarsi in un virus letale in virtù del fatto che molte società sviluppate non erano preparate a combattere l'effetto collaterale, ma prevedibile, chiamato disoccupazione. Ma questo contagio non mieteva abbastanza vittime. Nei laboratori di ricerca di proprietà di Soros & Co., però, si riuscì a isolare un ceppo virale ancora più mortale. Nacque il virus degli immigrazionisti. Questo virus si trasmette tramite trasfusione, nella cultura europea, di un numero abnorme d'immigrati extra-comunitari, in maggioranza musulmani. Un numero così alto che l'organismo che li riceve non è in grado di sopravvivere. I sintomi della malattia del virus degli immigrazionisti, si manifestano con le più comuni patologie, quali per esempio il devastante invecchiamento della società. Gli italiani, per esempio, non fanno più figli. E chi pagherà le pensioni tra vent'anni, quando l'Italia sarà abitata da anziani? E poi ci sono lavori che nessun italiano vuol più fare (con la paga da fame) e che possono essere svolti solo dagli immigrati. Gli immigrazionisti sono per l'accoglienza a braccia aperta dell'umanità intera, senza se e senza ma. Un esempio da annoverare nel ceppo virale degli immigrazionisti è Emma Bonino. La ex ministro sta raccogliendo le firme per aprire le porte, anzi i portoni, agli stranieri. Questa campagna, denominata "Ero straniero", permetterà agli italiani di non distinguere più un autoctono da un immigrato. La leader radicale, che fu una "pasionaire" della lotta per la legalizzazione dell'aborto, anche con la pompa delle biciclette, essendo preoccupata per la disoccupazione che affligge il nostro Paese, ha così recentemente commentato in una convention “Senza i figli degli immigrati avremmo 35mila classi in meno e 78mila insegnanti senza lavoro”. La lista dei virus immigrazionisti è lunga: Papa Francesco, Laura Boldrini, Gad Lerner solo per citare alcuni nomi. Gli immigrazionsti occupano la stragrande fetta dell'informazione, del mondo economico e politico. E' un'unica catena, in cui i componenti sono solidali l'uno con l'altro a difesa del grande teorema in cui le mutazioni storiche sono inarrestabili. Un teorema che permette di colmare il vuoto mentale di chi guarda solo il presente e non prevede un futuro che prima o poi si presenterà portando il conto molto salato alle prossime generazioni. Ieri c'erano le adunate oceaniche in cui gli italiani erano esultanti al balcone di Mussolini. "Questa è la tragedia della storia italiana" sembra avere detto Winston Churchill. Oggi ci sono le manifestazioni oceaniche organizzate dall'assessore al Comune di Milano, Pierfrancesco Majorino. Centinaia di migliaia di immigrazionisti hanno percorso le strade cittadine di Milano convinti che la società multiculturale e l'integrazione siano la sola strada percorribile verso il futuro. Con gli slogan "no muri", "qui nessuno è straniero" sembra che "la tragedia della storia italiana" venga di nuovo riproposta anche se con una veste diversa.

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