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Opinionisti e artisti di turno tengono pure loro famiglia...

di Emilio Stagni. Tranne qualche eccezione, il mondo dell'informazione e quello dello spettacolo condividono lo stesso profilo ideologico in quanto entrambi devono ubbidire allo stesso pensiero, quello imposto dalle élite al potere. Che sia la tv, nel nostro caso la Rai, o che sia una testata giornalistica, l'editorialista o l'opinionista di turno devono
esprimere le "proprie idee" seguendo la linea editoriale di regime. In caso contrario il programma del giornalista viene cancellato oppure l'articolo non viene pubblicato. E con una famiglia da mantenere o un mutuo da pagare a fine mese, ribellarsi può costare molto caro. La stessa cosa succede nel mondo dello spettacolo. L'artista di turno difficilmente potrà schierarsi contro la legge in corso di approvazione chiamata Ius Soli, o dimostrare apertamente la propria contrarietà ai trattati di libero scambio come il CETA. Se non vuole scomparire dai radar dello spettacolo televisivo, radiofonico oppure cinematografico. Anche gli artisti hanno la famiglia da mantenere e il mutuo da pagare a fine mese. Non c'è da stupirsi, quindi, che l'editorialista del Corriere della Sera, Aldo Cazzullo, uno dei massimi rappresentanti del circo mediatico sia sceso in campo a difesa dello star system. Che in questo caso è rappresentato da 'Fazioron de' Fazioroni', in arte Fabio Fazio. Rispondendo alla lettera di una lettrice, la quale si scandalizzava dell'alto compenso corrisposto dalla Rai "all'artista della intervista", (11,2 milioni di euro in quattro anni) e affermando che altrove il conduttore televisivo non avrebbe trovato questo bengodi, il giornalista si è naturalmente schierato a difesa di Fabio Fazio. "Fabio Fazio un valore, non un costo" scrive l'Aldo. Perché sono gli introiti pubblicitari che ripagheranno i costi sostenuti, come se poi, alla fine questa pubblicità non la pagassimo sempre noi consumatori. Questa musichetta si sente suonare ogni volta che vengono pagati cachet esorbitanti a qualche divo dello spettacolo. Ma la Rai risulta sempre in perdita, nonostante che il contribuente debba ogni mese pagare, tramite prelievo forzato sulla bolletta elettrica, anche il canone. Perché non ci fanno vedere i conti? Vogliamo vedere un rendiconto economico, che indichi l'importo relativo alla voce ricavi con il dettaglio delle entrate per la pubblicità. Vogliamo vedere l'elenco dei costi, costi diretti, costi indiretti, spese generali, ammortamenti e oneri finanziari. A questo punto potremo veramente verificare se il margine che sarà esposto nel rendiconto sarà veritiero. Ma questi conti non li vedremo mai, e un giorno non mi stupirei di scoprire che l'analisi dei costi, presentato al CDA per deliberare sul contratto del conduttore, non fosse aderente alla realtà. Ma Aldo Cazzullo non difende solo la scelta economica. Infatti il giornalista esalta il ruolo di Fabio Fazio nell'abilità nel condurre una trasmissione di libri (non sapevo nemmeno che esistesse questa trasmissione) capace di attrarre un pubblico che normalmente rifiuta questo genere di programmi. Francamente nelle libreria ci vado molto spesso (più per curiosare perché le tasche non mi permettono altro) ma di acquirenti ce ne sono sempre pochini, tanto che mi verrebbe voglia di allungare un obolo ai commessi presenti nel negozio. E sto parlando del centro di Milano. Il pippone di Cazzullo termina che con questo artista, re dell'intervista,"... aumenta il ruolo e la responsabilità della tv pubblica nella divulgazione e nella formazione..." e quindi per il servizio pubblico benvenuti questi costi!! La libertà di mercato esiste quando si tratta di svendere gli interessi dello Stato allo straniero o di privare ingiustamente i risparmi di migliaia di cittadini, per proteggere la lobby delle banche. Ma quando si tratta di RAI, state tranquilli, questo è un asset che rimarrà inalienabile per i fautori del neoliberismo. Perché la gallina dalle uovo d'oro non si ammazza e per uova d'oro si intende mantenere un popolo sotto scacco della disinformazione e della manipolazione. "Questo aumenta il ruolo e la responsabilità della tv pubblica nella divulgazione e quindi nella formazione" scrive Aldo Cazzullo. Forse mi sono perso qualche cosa.

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