Bisogna lavorare fino a 70 per una pensione dignitosa!

La Ragioneria generale dello Stato lancia l'SOS sulle pensioni: se non si applica da subito la normativa sull'età pensionabile a 67 anni e si aspetta il 2021 perchè vada a regime il sistema previdenziale italiano va in tilt! L'aumento dei requisiti minimi - ricorda RgS - sono parametri "fondamentali" di valutazione dei sistemi pensionistici "specie per i paesi con alto debito pubblico come l'Italia". Si tratta di un fattore "irrinunciabile" non solo sul fronte della sostenibilità
anche perché "costituisce la misura più efficace per sostenere il livello delle prestazioni". Nel documento si ricorda peraltro che esiste una clausola di salvaguardia che farà comunque scattare l'aumento dell'età minima a 67 anni dal 2021. Lo stop all'adeguamento automatico dell'età di uscita alla speranza di vita non solo comporterebbe un "significativo peggioramento del rapporto fra spesa pensionistica e Pil" ma causerebbe anche "un abbattimento crescente nel tempo dei tassi di sostituzione", ovvero del rapporto tra l'ultima retribuzione e l'assegno. Insomma, 'pensionato avvisato mezzo salvato', e chi spinge per andare via prima deve essere consapevole che poi avrà pensioni più povere. Nel Rapporto della Ragioneria generale dello Stato sulle "tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico", si stima, con il blocco dell'età, un taglio progressivo nell'arco di cinquant'anni, a partire dal 2020: fino a raggiungere "12,8 punti percentuali per un lavoratore dipendente", da oltre il 60% a meno del 50% della busta paga, "e 10 punti percentuali per un lavoratore autonomo". Bloccando l'età a 66 anni e 7 mesi (e a 67 dal 2021) si determinerebbe secondo la Ragioneria un "peggioramento anche dell'adeguatezza delle prestazioni pensionistiche rispetto alla normativa vigente". Pensioni da 'peso piuma' che si spigherebbero sia con il "più basso coefficiente di trasformazione", la quota dello stipendio che viene tradotto in pensione, legato all'età di uscita, e sia con "la corrispondente minore anzianità contributiva", visto che si cumulerebbero meno anni di lavoro. Mantenendo invece l'automatismo, che inevitabilmente fa salire l'età, il divario tra pensione e retribuzione non si scosterebbe di molto rispetto ai livelli di oggi. Il prezzo da pagare è però un abbandono al mondo del lavoro ritardato, che, stando alle attuali previsioni, aumenterebbe a 68 anni dal 2031 e a 70 anni dal 2057.

2 commenti:

  1. IncazzatoNero09 agosto, 2017

    Hanno rubato tutto, pure i nostri contributi e adesso ci vengono a dire che se vogliamo quattro soldi di pensione dobbiamo lavorare fino a 70 anni! E' una minaccia irricevibile per chi ancora continua a versare i contributi nelle casse dell'Inps!

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  2. In Italia esistono due classi: quella dei vecchi e quella dei giovani. La prima è al governo, ha una pensione, al termine dell'attività lavorativa ha avuto un tfr, ha goduto di un'Italia quasi scomparsa con fiumi puliti, spiagge libere, bassa criminalità. I vecchi hanno un futuro dietro le spalle, hanno avuto la speranza di emergere nella loro professione e molti ci sono riusciti, hanno avuto la sicurezza di un lavoro a tempo indeterminato. I vecchi hanno potuto scegliere tra grandi aziende come l'Italtel, la Telecom, l'Olivetti. Hanno comprato un appartamento, i più fortunati anche una casa di villeggiatura.
    I vecchi hanno fatto studiare i figli per nulla, li hanno precarizzati, tolto loro l'ambiente, il diritto all'acqua pubblica. Li hanno indebitati con 30.000 euro a testa (lo stipendio di 3/4 anni di un interinale). I vecchi se la sono goduta, ognuno a modo suo, fottendosene delle generazioni successive. Lo hanno fatto e possono continuare a farlo perché sono loro a detenere il potere. L'Italia ha il presidente della Repubblica e il presidente del Consiglio più anziani del mondo occidentale.
    L'Italia ha anche 17 milioni di pensionati. Molti hanno pagato solo in parte la pensione che ricevono. Milioni sono a casa dall'età di 50/55 anni senza parlare delle baby pensioni con 15/20 anni di contributi o le pensioni scandalose dei parlamentari dopo solo due anni e mezzo di legislatura o le doppie e triple pensioni, le pensioni superiori ai 10.000 euro al mese, le pensioni cumulate con uno o più stipendi. In questa situazione di privilegi e di profonda ingiustizia sociale, si è deciso che i giovani andranno in pensione a 70 anni, in pratica mai. Questo non è accettabile.
    Se si deve procedere a una riforma delle pensioni, ognuno deve fare la sua parte oppure nessuno. Perché un ragazzo deve con il suo lavoro mantenere lo Stato sociale di cui beneficiano le vecchie generazioni? Un giovane di vent'anni che inizi a lavorare nel 2010 andrà in pensione nel 2060. Da qui all'eternità. Chi fa un lavoro usurante a 70 anni è buono per l'ospizio. Perché un ragazzo dovrebbe pagare i contributi per esempio per Felice Crosta, ex presidente dell'Agenzia dei Rifiuti in Sicilia in pensione con 1.369 euro al giorno? O tutti o nessuno.
    In pensione si può andare a 60 anni, l'innalzamento dell'età pensionabile è dovuto all'enorme spreco di soldi pubblici per le pensioni ATTUALI, non per quelle future che vengono dilazionate nel tempo, sempre leggermente più in là, come è avvenuto con l'accorpamento delle finestre pensionabili. Discutiamo delle pensioni ATTUALI, poi con calma di quelle future. Mettiamo un tetto massimo pensionistico a ogni italiano, ad esempio 2.500 euro, vietiamo il cumulo di pensioni, aboliamo con effetto retroattivo le pensioni "super baby" dei parlamentari e, soprattutto, diamo a ogni pensionato una pensione commisurata a quello che ha realmente versato perché la differenza di qualche miliardo di euro è a carico dei giovani che la pensione non la vedranno mai, il tfr neppure e forse, neanche il lavoro. I sacrifici non hanno età, l'anagrafe non è un privilegio.

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