Inaudita violenza di Stato.

di Tiziana Drago, Piero Totaro, Vittorio Boarini, Alessandro Bianchi, Giuseppe Aragno, Enzo Scandurra, Piero Bevilacqua, Ignazio Masulli,Pier Luigi Cervellati, Paolo Favilli, Laura Marchetti, Lucinia Speciale, Amalia Collisani, Maria Pia Guermandi, Velio Abati,
Luisa Marchini, Francesco Trane, Cristina Lavinio, Francesco Santopolo, Rossano Pazzagli, Ugo Maria Olivieri, Peppe Allegri, Dario Bevilacqua, Alberto Ziparo, Piero Caprari, Francesco Cioffi, Giuseppe Saponaro, Tomaso Montanari, Luigi Vavalà, Andrea Battinelli, Lidia Decandia, Francesca Leder, Stefan Sylod Labini, Michele Carducci. Noi sottoscrittori di questo appello esprimiamo la più netta e ferma condanna dell’inaudita violenza di stato che si è perpetrata nel cuore di Roma nei confronti di persone inermi e innocenti: centinaia di rifugiati, uomini, donne e bambini, sopravvissuti a guerre e persecuzioni di ogni genere e ora aggrediti con ingiustificata violenza dalle forze dell’ordine, caricati con manganelli e idranti (operazione ignobilmente definita di “cleaning”). Si tratta di un delitto contro l’umanità, di una pagina vergognosa per la città di Roma e per l’Italia intera, di un pessimo segnale del Ministero degli Interni, della Prefettura e del comune di Roma, che rivelano tutta la loro pochezza nella cornice di un Paese quotidianamente sfigurato dallo scandalo dell’ingiustizia, da un impoverimento sociale e culturale preoccupante, da una regressione di matrice francamente xenofoba e razzista. 
  • È tempo di guardare sino in fondo l’orrore in cui stiamo precipitando, quell’orrore di cui è parte non secondaria la facoltà di assuefare e omologare. 
  • È tempo di ammettere apertamente che la iniqua distribuzione della ricchezza e l’insaziabile accumulo sono una minaccia costante alla convivenza e alla coesione sociale. 
  • È tempo di riscoprire quanto siano profonde e molteplici le nostre radici. Differenze che stimolano l’intelligenza e accendono l’immaginazione. 
  • È tempo di riannodare i fili di una civiltà culturale, di uno spazio di convivenza comune, di una storia plurimillenaria che si stanno sgretolando ogni giorno sotto i nostri occhi. 
Roma deve tornare ad essere città aperta, antirazzista e antifascista. Per aderire inviare una mail a: officina-dei-saperi@googlegroups.com

3 commenti:

  1. L’episodio di Roma, dove la polizia ha sgomberato un palazzo occupato con gli idranti e poi ha caricato bambini e donne incinte con i manganelli, è così disgustoso da non meritare commenti. Tanto più che questo riguardava dei rifugiati eritrei verso i quali abbiamo qualche colpa da espiare: se sono rifugiati lo sono perché lì c’è un governo ignobile che l’Italia ha sempre coccolato e sostenuto (e qui Di Battista potrebbe dire qualcosa).

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  2. È vero che in passato noi siamo stati in Eritrea e abbiamo colonizzato proditoriamente quel Paese. Non ne avevamo diritto. Abbiamo sbagliato a occuparlo militarmente. Il problema, ieri come oggi, è che ogni nazione deve sbrigarsela da sola, senza aiuti né ingerenze. I popoli sono obbligati a trovare, magari combattendo, la propria autonomia, evitando di ricorrere ad appoggi esterni. Noi occidentali non siamo autorizzati a mettere il becco in questioni internazionali. Siamo tutti figli dei nostri avi e ci tocca darci da fare per uscire dalla miseria e dalle dittature che soffocano la libertà. Emigrare in cerca di benessere è lecito a una sola condizione: che il migrante sia ben accetto e ospite gradito della terra che lo riceve. L’Italia non è all’altezza di accogliere centinaia di migliaia di persone, e se esse occupano stabili di proprietà non loro bensì di nostri concittadini vanno fatti sloggiare. Invadere casa tua o mia, caro Stella, è reato.
    E i reati si reprimono. Punto e basta

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  3. La violenza è sempre da bandire per un paese democratico e civile. Ma è pur vero che non può e non deve passare il concetto che 'occupare' sia lecito. Chi occupa gli stabili altrui va cacciato e arrestato, senza violenza, perchè appropriarsi delle cose altrui è reato, fino a prova contraria!

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