Perché gli sbarchi stanno calando?

di Giovanni Succhielli, Pressenza-International Press Agency. I dati del Ministero dell’Interno, in continuo aggiornamento, dicono che gli sbarchi del 2017 erano maggiori di quelli del 2016 fino a giugno. Poi, il tracollo: a luglio la metà rispetto allo scorso anno, ad agosto quasi un decimo. Perché?
Se lo è chiesto anche Patrick Kinglsey sul New York Times: ricorda che il calo di arrivi che si sta verificando non può essere dovuto al cosiddetto “Codice Minniti” o all’atteggiamento aggressivo della Guardia Costiera libica nei confronti delle ONG, per una questione di tempi. Ma nemmeno al maggior recupero in mare di barconi da parte delle forze di Tripoli: questi non sono aumentati come si potrebbe credere, anzi - sottolinea l’articolo del NYT. Pressenza - grazie ai dati di International Organization for Migration - è in grado di dire che il numero di barconi intercettati tra fine luglio ed inizio agosto è lo stesso di quello del periodo fine maggio-inizio giugno (8). E di gran lunga inferiore rispetto al numero di barche recuperate nel mese di giugno (67), quando gli sbarchi invece aumentavano. Mark Micallef, ricercatore presso la Global Initiative Against Transnational Organized Crime, intervistato da Kinglsey, ragiona quindi sulla possibilità che “stia succedendo qualcosa a terra, piuttosto che in mare”. Secondo le informazioni del giornalista, infatti, gruppi armati collegati al governo di Tripoli (come quello che si fa chiamare “Guardia Nazionale a Sabrata”) avrebbero convinto o costretto le principali reti di trafficanti sulla costa a sospendere le operazioni. Altre spiegazioni potrebbero essere il calo di migranti dal Niger alla Libia e la scelta di altre via nel Mediterraneo, come quella che dal Marocco va verso la Spagna - proprio recentemente si è notato un aumento degli sbarchi sulle coste iberiche. Ma, nonostante le ipotesi, ad oggi nessuno sa con certezza il perché di questa “pausa” dagli sbarchi. L’unica cosa certa è che non durerà per sempre, dato il giro d’affari che il business dei migranti genera sulle coste africane. Patrick Kinglsey è forse uno dei giornalisti che meglio conosce il fenomeno migratorio nel Mediterraneo, occupandosene da anni. Ora al NYT, in passato ha lavorato per il Guardian, venendo nominato ai British Journalism Awards miglior giornalista nella categoria Esteri nel 2015, oltre ad aver vinto svariati altri premi. È stato corrispondente da Il Cairo, Amman e Istanbul.

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