Industria 4.0 e società 4.0 non possono viaggiare a due velocità.

di Guido Occelli. Più che un programma di integrazione, prevederei un programma di controllo demografico come in India e in Cina con castrazioni e sterilizzazioni di massa. Quando il politicamente corretto a tutti i costi non coincide con la realtà dei fatti, è bene dire le cose come stanno a costo di scandalizzare.
Come conciliare la spinta inevitabile dell'industria 4.0 e le innovazioni robotiche con la crescita demografica, lo Ius Soli, l'integrazione e l'invasione. Chi è della mia era (classe 1966), ha conosciuto il telefono a disco in bachelite nera a muro, vedeva i film in bianco e nero, muti alla televisione a valvole di Charlie Chaplin alla catena di montaggio del 1936, ma al tempo ancora molto attuali, nel pieno della rivoluzione industriale e del “baby boom” degli anni '60, dove si gridava alla sostituzione delle macchine agli operai, con i nuovi e tecnologici sistemi di produzione che a conti fatti, sostituivano il povero Charlie Chaplion da una realtà assurda di schiavitù, con una macchina, dando maggiori diritti agli operai, migliorandone il loro livello di vita, pur diminuendo il loro numero, in un paese che aveva ancora molte altre risorse di occupazione, in direzioni diverse dalle grandi fabbriche. Non posso essere contrario alla industria 4.0 e alla robotica, anche perchè sarebbe essere dei Don Chisciotte contro i mulini a vento del ventunesimo secolo, è una realtà inevitabile già vista dal telefono in bachelite, agli attuali smartphone, ed è bene gestirla per tempo con una visione globale dei suoi effetti in materia demografica ed economica. Mi dispiace (neanche tanto) dissentire con esperti, famosi e autorevoli filosofi, sociologi e politici impegnati a sponsorizzare questo cambiamento tecnologico e nello stesso tempo, gli stessi personaggi, sentirli appoggiare l'invasione e l'integrazione, se non lo Ius Soli, in relazione alla diminuzione demografica del nostro paese. Ho sentito teorie autorevoli e interessanti (dal punto psichiatrico) del tipo: “lavorare tutti, lavorare gratis”, “ripopolare i borghi abbandonati”, “crescere e formare un italiano costa, da noi arrivano già belli cresciuti e fatti” e molto altro, ma poi la stessa voce sponsorizzare come il bene assoluto l'innovazione tecnologica che da fonti assolutamente credibili individuano che da tale fenomeno risulteranno qualche nuovo posto di lavoro (ingegneri elettronici), non certo immigranti fatti e finiti, a discapito di una cifra presunta di 4Milioni di posti di lavoro in meno nei prossimi dieci anni. Ergo, da oggi a dieci anni sarebbe bene avere quattro milioni di “Italiani” in meno, per non avere quattro milioni di disoccupati e disperati in più. Più che un programma di integrazione o di incremento demografico, prevederei un programma di castrazione e sterilizzazione di massa.

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