M5S dopo Rimini al bivio tra la politica politicante e una Scientology made in Italy.

di Enzo Sanna. Rimini, Rimini! Sembra il titolo di un film degli anni ’80 dello scorso secolo, di quelli, per intenderci, interpretati raramente da comici autentici, più spesso da attori meno dotati per i quali si potrebbe usare la benevola definizione “non da Oscar”, buttati lì per fare cassa attraverso il ricorso a espressioni scurrili e scene di dubbio gusto che oggi, dato il decadimento generale dei valori in cultura così come
in politica, vengono fatti passare per “cult”, termine anche questo di dubbia, anzi, equivoca interpretazione, per definire qualcosa che a quei tempi veniva considerata roba per “bulli” e oggi, nella imperante “cultura” del “Grande fratello”, assurge perfino agli onori della ricerca socio-psico-analitica di cattedratici di chiara fama. Ecco, appunto, questa è l’impressione ricavata dalla “kermesse” di Rimini nella quale i grillini hanno “offerto” al pubblico italiano (e non solo) ciò che realmente sono stati, sono e ciò che saranno, in perfetta sintonia con quanto hanno ampiamente dimostrano nel quotidiano “governo” delle amministrazioni cadute sotto le loro grinfie: un filmetto “cult” intriso di doppi sensi conditi con espressioni spesso banali quando non volgari e niente di più. Se poi scorriamo i titoli della pellicola, scopriamo che l’attore principale del film “Rimini, Rimini 2017” risponde a tale Luigi (‘o giggino) Di Maio ma che il regista, cameramen, doppiatore, colonna sonora, addetto alle luci, montatore, suggeritore, è il comico Beppe Grillo, quello vero. Lo sceneggiatore, invece, reca il nome di Davide Casaleggio, figlio del fu Gianroberto del quale, però, sembra non essere all’altezza. Ma allora che cosa rimane dei cinquestelle dopo questa impietosa analisi? Rimane quanto da sempre si sa: il pieno di vuota propaganda e il vuoto di concretezza. Sino a ora Beppe Grillo ha “fatto cassa” con l’uso del turpiloquio, dell’offesa, del ricorso a dosi smisurate di banalità, come nei citati filmetti “cult” anni ’80. Non che tanti dei suoi bersagli non lo meritassero, anzi; forse in certi casi l’uomo è stato persino “toccato” da benevolenza, ma suvvia, spettacolo e politica non possono marciare sul medesimo binario per l’intero tratto del percorso. Quando il convoglio arriverà alla stazione, si conteranno i “passeggeri” disposti a proseguire e quanti, invece, decideranno di scendere dal treno, sondaggi o meno. Sembra che con Rimini siamo arrivati alla tappa del convoglio in una stazione intermedia, ma di primaria importanza. E sembra anche di capire che il “furbo” Beppe Grillo non abbia preannunciato a caso il proprio pensionamento. Le elezioni regionali siciliane sono a un passo e lì si comprenderà quanto il M5S vale in termini di consenso; riguardo all’efficacia di governo, la risposta, purtroppo, è già data! Le inefficienze, figuracce e meschinità comprese, dell’amministrazione capitolina sono lì, di fronte a tutta la nazione; i sindaci pentastellati sparsi per lo stivale non sono da meno, pur non avendo, per loro fortuna, la medesima visibilità mediatica della collega romana. I sette amministratori comunali “avvisati” sul totale di 17, pari al 41%, fanno dire al PD, non a torto, che non vi è proporzione che regga! Gode Renzi e la resuscitata DC. Sulla carnevalata della “Democrazia della rete” si è tanto scritto e riso nelle cronache successive a Rimini da far mancare la voglia di infierire oltre. Il flop della tanto vantata piattaforma Rousseau, andata in tilt per poco più di trentamila accessi, hacker o non hacker, avrà prodotto un danno d’immagine non di poco conto alla “Casaleggio associati”. Ne sentiremo parlare nel prossimo futuro. Quando gli esagitati del “Movimento” parlano di “rete” e delle meraviglie della democrazia dal basso (basso fin dove?) viene spontaneo ricordare Totò nel suo classico “Ma mi faccia il piacere!”. Ci permettiamo di far presente a costoro che esiste una sola democrazia nella quale “un voto vale uno”: quella in cui siamo stati educati dai padri fondatori dello Stato in cui viviamo, e che piaccia o meno ai grillini, sarà difficile tornare ai tempi in cui qualcuno regalava furbescamente la scarpa destra prima del voto e la sinistra a elezione ottenuta. Si tengano pure la “rete” piena di falle, di buchi o, come si direbbe in gergo, di bachi. Liberi di farlo, ma a casa loro. Se poi qualche loro elettore eccepirà, come avvenuto in Sicilia, ne traggano le conseguenze. Chi è causa del suo mal pianga se stesso, cita un antico proverbio. Intanto il “pensionato” Grillo sta a guardare. Dopo aver tentato con scarso successo di scovare in ogni dove persone candidabili alla massima carica di governo, ha deciso di bruciare il povero Giggino. Infatti, l’annuncio di pensionamento fatto a Rimini non si comprende se abbia costituito una promessa, un avvertimento o una minaccia. Staremo a vedere. La prossima tappa rischia di essere una evoluzione, o meglio, una involuzione del “Movimento” verso la costituzione di una “chiesa”. Ron Hubbard con la sua Scientology potrebbe rappresentare un modello facilmente replicabile dalle nostre parti, visto l’atteggiamento fideistico di tanti partecipanti al consesso grillino. 

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