Migranti: Minniti, ministro costruttore di muri… ma un po’ più a Sud.

di Enzo Sanna. Che un ministro “renziano” riceva il plauso delle destre d’Italia non deve stupire, se solo ricordiamo che il governo Renzi adottò e, purtroppo, attuò in gran parte il programma politico di Berlusconi e dell’allora PDL. Inoltre, il ministro dell’interno del governo Gentiloni sembra non conoscere “muri” di delimitazione delle proprie competenze istituzionali dunque, infischiandosene, tratta col governo libico
(almeno con quel pezzo riconosciuto dalla comunità internazionale) e con i sindaci dei comuni di frontiera del sud di quel Paese col dichiarato obbiettivo di “murare” i confini libici sbarrando ai migranti la via per il mare. Qualcuno, con buona ragione, giustificherà tale comportamento come una sorta di supplenza nella scontata constatazione della pochezza politica del ministro degli affari esteri Alfano. Come dar torto a costoro? Rimane, però, da discutere l’operato del fin troppo efficiente ministro Minniti. Usando una buona dose di perfidia, si potrebbe parafrasare la non felice uscita di Renzi “Aiutiamoli a casa loro” con la congetturabile “Ammazziamoli a casa loro” che poi, a ben pensarci, è ciò che già si sta facendo ed è una delle cause, in parallelo allo sfruttamento economico, del flusso di migrazione in corso. Ma su questo argomento destre e “minnitian-renziani” preferiscono sorvolare. Insomma, Minniti da annoverarsi fra i costruttori di muri come il turco Erdogan, l’ungherese Viktor Orban, l’"amerikano" Donald Trump e via elencando? Neanche per idea. La differenza c’è, eccome! Lui, Minniti, non auspica la costruzione di una barriera di filo spinato o di calcestruzzo, ma un deterrente composto di mitragliatrici, cannoni, bombe a mano (magari prodotti in Italia, tanto per aiutare il PIL) e centri di “accoglienza” in loco (leggi lagher) nei quali non allignano il diritto internazionale e, men che meno, l’umana pietà. Ma di muro comunque si tratta, piaccia o meno ai “democratici” del PD. Purtroppo, spostare il fronte un po’ più a sud non elimina il problema. I migranti che fuggono dalla guerra guerreggiata o dalla guerra alla fame troveranno comunque la maniera di aggirare i muri, materiali o immateriali che siano e, in assenza di politiche serie ed efficaci di lungo periodo, saremo costretti a convivere conflittualmente col problema. Sbraitino pure i muscolosi e muscolari xenofobi fascistoidi che, a vederli intervistati in tv, sembra riescano a sviluppare molto i bicipiti e poco il cervello. Costoro hanno trovato i loro migliori alleati nei terroristi di matrice islamica che poi, sino a prova contraria, stanno dalla stessa parte. Sentire certi esaltati che urlano “Allah akbar” nell’atto di massacrare persone inermi non è lontano dal ricordare il motto nazista “Gott mit uns”, con i conseguenti tragici ricordi. Si è spesso parlato di tolleranza zero nei confronti degli scafisti, ebbene, bisognerebbe estendere il concetto anche ai nazi-fascisti che sembra imperversino sempre più nei dintorni, di qua dei muri. Forse qualche autorità dovrebbe sentirsi in dovere di richiamare all’ordine i prefetti, i questori e i magistrati, dimostratisi sinora troppo distratti sull’argomento. Cosa ne pensa il ministro Minniti? Ma no! Lui è impegnato giorno e notte, tutti i giorni e tutte le notti, a “salvare” la nazione, anzi la patria, dai migranti. Non ha tempo per valutare la pericolosità di certe organizzazioni di “casa nostra”. L’Europa si è convinta della bontà del “piano” Minniti, dunque appoggerà gli sforzi dell’Italia tesi alla costruzione del nuovo “muro di pallottole” nel sud della Libia, così come ha fatto a suon di miliardi di Euro nel sud della Turchia, colpo di Stato o meno. Quanto suona ipocrita la dichiarazione di Gentiloni al convegno di Cernobbio: “Abbiamo ridotto i flussi ma lo abbiamo fatto con umanità”! Le multinazionali delle armi, del petrolio, dell’industria mineraria, del legname e di chissà che altro, per ora ringraziano. Il conflitto siriano può tranquillamente proseguire, i dittatori africani sostenuti dalle multinazionali potranno continuare a incassare bustarelle, persino l’ISIS gioirà, mentre i cinesi, sì, i cinesi avranno campo libero più che mai nel continente africano e noi italiani continueremo ad accogliere migranti di guerra e di fame. Ma dovremo anche prepararci a combattere, come se non fosse bastato il passato, i nazi-fascisti di casa nostra. Letto in tale contesto, il renziano ”Aiutiamoli a casa loro” risulta il più vuoto, come anche il più provocatorio degli slogan.

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