Roma, Via Savona: poche piante (...oggi ne rimane una sola) e tante auto!

di Antonella Rm. Ho più volte segnalato al Comune di Roma il fatto che Via Savona, un tempo completamente alberata, è rimasta con appena quattro, dico 'quattro', piante e per giunta malandate. Ma niente! Mai nessuna risposta, né tantomeno alcun intervento da parte del Comune, per cui  a tutt'oggi le piante abbattute non sono mai state sostituite con delle nuove!
Per tutta risposta, proprio in questi giorni il Comune ha vietato il posteggio delle auto lungo la strada per provvedere “all’abbattitura” di quelle quattro piante rimaste ancora in piedi! Da queste parti, sino ad oggi, non si era visto mai nessuno degli addetti ai giardini pubblici. E così, Via Savona è rimasta completamente ‘spoglia’ delle sue piante, diventando come uno dei tanti parcheggi per auto e moto della Capitale: un'area urbana completamente desertificata, fatta eccezione per quelle erbacce che vengono fuori dalle buche dell'asfalto in completo disfacimento. Del resto cosa ci si poteva aspettare da un’Amministrazione comunale che per gli interminabili lavori della Metro C ha prima abbattuto tutte le piante dell'adiacente Via La Spezia, di cui Via Savona è una traversa, e poi le ha ‘rimpiazzate’ con qualche sporadica e sofferente pianta di ‘mandarino’? Si parla tanto di verde, di surriscaldamento del pianeta, di buco dell’ozono, di effetto serra, d'inquinamento e smog, ma se poi non si riesce a rinverdire una zona di Roma che un tempo era ombreggiata da piante secolari, come possiamo sperare di salvare addirittura il pianeta?
P.S.: Oggi Lunedì 25 settembre 2017 finalmente sono arrivati gli addetti al 'verde' del Comune di Roma che hanno 'raso al suolo' Via Savona lasciando in piedi solo una vecchia pianta. Ma forse non erano propriamente gli addetti al 'verde' di Roma, ma - parimenti all'intervento effettuato - gli addetti alla 'desertificazione' della Capitale!
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LA REPLICA. Piantiamo alberi per far rinascere la vita. di MoVimento5Stelle. Domenica 19 novembre (e quella successiva in caso di maltempo) verranno messi a dimora decine di migliaia di alberi. Ad oggi una cinquantina di gruppi, di altrettante città, stanno organizzandosi per questa iniziativa. Un progetto di partecipazione ambientale aperto a tutti, che è nato due anni fa e che si allarga sempre di più. Un progetto che è sempre stato nel cuore di GianrobertoIl 19 novembre, in una sola giornata, migliaia di cittadini di Roma, Milano,Torino, Reggio Emilia, Brescia, Carrara, Fabriano, Carbonia, Pomezia (Roma), Sedriano (Mi), Rubiera (Re), Dorgali (Nu), Lacchiarella (Mi), Melzo (Mi), Rocca Imperiale (Cs), solo per citare alcuni Comuni, si ‘armeranno’ pacificamente di zappe, badili e palette per fare un altro piccolo passo verso un Mondo migliore e più pulito. Tra le adesioni anche quella molto significativa di Assisi, la città di San Francesco. Ma tante altre se ne stanno aggiungendo ora dopo ora. Tutti insieme, da cittadini, inizieremo a creare nuovi boschi urbani, fasce boscate o implementeremo parchi già esistenti. Una azione fondamentale per contrastare l’inquinamento. Se ci sono criminali che bruciano decine di migliaia di alberi, c’è chi risponde loro mettendone a dimora sempre di più. Se ci sono politici (spesso collusi con mafie e corrotti) che hanno cementificato e devastato i nostri territori, c’è chi lo rende più verde creando nuovi boschi urbani e parchi. Se c’è chi inquina, c’è chi mitiga gli effetti dell’inquinamento creando nuove fasce boscate vicino a strade, autostrade, tangenziali. PER ADERIRE: Le Amministrazioni ed i gruppi Comunali (del MoVimento 5 Stelle e di tutti i colori politici) che vogliono mettere a dimora alberi per garantire un futuro ai cittadini, possono inviare una mail a questo indirizzo: alberiperlavita@gmail.com
"Una persona può credere alle parole ma crederà sempre agli esempi" (Gianroberto Casaleggio)

1 commento:

  1. Povera Roma, che non è capace di produrre nessun grande evento, ma solo di copiare o pensare ai rubinetti. Ciò che oggi rischia di nuocere fortemente a Roma non è solo la sua infinita, provinciale presunzione, ma il deficit di una classe dirigente valutata nel suo complesso, e in particolare una evidente mancanza di consapevolezza rispetto alle dinamiche innescate dalla rivoluzione digitale che sta cambiando il mondo.

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