Colombia: ELN e governo. A che punto è la pace?

di Francesco Cecchini. La situazione della pace, e quindi della possibilità di un cambio politico, economico e sociale, in Colombia è molto complessa. Vi sono alcune luci, ma molte e oscure ombre. Un esempio: ieri almeno quattro campesinos sono stati uccisi e 14 feriti nella Colombia sud-occidentale, al confine con l'Ecuadorin una protesta di coltivatori che si oppongono all'eradicazione forzata delle coltivazioni di coca.
Esercito e polizia hanno accusato i ribelli dissidenti FARC per la violenza, ma un'organizzazione contadina e sostenitori dei diritti umani hanno denunciato la repressione ufficiale contro le comunità che hanno rifiutato la rimozione forzata delle colture. La mia nota non vuole avere la pretesa di raccontare, analizzare tutto, ma essere uno stimolo a ad approfondire la conoscenza. Il processo di pace in Colombia non ha molto spazio nei media italiana. Inoltre mancano iniziative a sostegno della pace colombiana. Dieci mesi dopo la firma dell’Accordo Finale per una pace stabile e duratura tra FARC-EP (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia-Ejército del Pueblo) e governo colombiano vi sono, senza dubbio, dei punti positivi. Oltre alla trasformazione dell’organizzazione guerrigliera FARC-EP in partito politico, FARC (Fuerza Alternativa Revolucionaria del Común, e alla resa di una delle principali organizzazioni paramilitari paese, El Clan del Golfo, è importante l’accordo di cessate il fuoco bilaterle tra il governo e l’ELN (Ejército de Liberación Nacional), iniziato il primo ottobre, segno di una volontà politica di entrambe le parti di raggiungere la pace. L’attuale cessate il fuoco bilaterale, seppur temporaneo, è il primo accordo in 53 anni di questo tipo tra il governo colombiano e l’ELN . Non si era mai andato così lontano in una trattativa con questa guerriglia. Un accordo simile non è stata raggiunto nemmeno quando l’ELN aveva negoziato con il presidente César Gaviria nei primi anni Novanta, né nei colloqui con Álvaro Uribe durante i suoi due termini presidenziali. Il prossimo passo sarà la partecipazione delle comunità all’accordo di pace, oggetto del quarto turno dei colloqui che inizierà il 23 ottobre a Quito in Ecuador. Il conseguimento di questo obiettivo richiederà tempo e determinazione politica. Si spera inoltre che durante il quarto turno si estenda il cessate il fuoco bilaterale oltre dicembre o che sia per sempre. Così le prossime elezioni del 2018 saranno con le armi, sia guerrigliere che governative, in silenzio. Uno degli impegni più importanti del governo colombiano in questa situazione di sospensione del conflitto armato sarà quello di combattere con energia i crimini contro leaders sociali e dei diritti umani. Secondo Somos Defensores, tra gennaio e giugno 2017, vi sono stati 335 aggressioni, 225 minacce di morte, 51 assassini, 8 detenzioni arbitrarie e 9 casi di persecuzione. Tra luglio e ottobre 2017 non vi è una contabilità esatta, ma questi crimini continuano. Se le parti rispetteranno il cessate il fuoco saranno salve le vite di decine e decine di persone in Colombia. Per la pace non vi sono solo luci, purtroppo, ma anche pesanti e oscure ombre. A meno di 60 giorni dal termine stabilito per definire e mettere in pratica regole e leggi del Fast Track è preoccupante la lentezza o addirittura il rifiuto del Congresso della Repubblica colombiana in materie sostanziali dell’accordo come Giustizia Speciale per la Pace (JEP ), riforma politica, distretti speciali , riforma agraria e la sostituzione delle colture illecite. Vi sono solo 4 atti legislativi, una legge organica, una legge statutaria e una legge ordinaria approvati. Mancano ancora 11 leggi ordinarie, 18 decreti, 3 leggi statutarie, 2 leggi organiche e 2 atti legislativi L’Osservatorio conclude il rapporto affermando che la salvaguardia dell’Accordo richiede un maggior impegno del presidente Santos e di tutta la società civile e invita a un Accordo Politico Nazionale che coinvolga tutte le forze politiche e sociali del paese, Particolarmente preoccupato è il nuovo partito FARC che denuncia minacce contro ex guerriglieri e chiede protezione. Dalla firma dell’accordo sono stati uccisi 25 ex combattenti. Rodrigo Londoño, presidente del partito FARC, ha inviato al presidente Santos una forte lettera aperta chiedendo il rispetto degli accordi e accusandolo e di aver violato le garanzie minime di protezione.

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