Dai fulmini primordiali, a Zeus, a Dio. Quanto sopravviverà ancora la religione?

di Marco Barone. Zeus, figlio di Crono che a sua volta era figlio di Urano a sua volta figlio di Gaia o di Etere che risulterebbe essere figlio di Erebo che è figlio di Chaos. E poi il Dio di Michelangelo che si ispira all’immaginario storico di Zeus. Fin da quando esiste l’essere umano esiste il credo in un qualcosa di superiore. Un credo che doveva soddisfare quella mancanza di risposte che l’uomo ancora non riusciva a dare.
Dai fulmini, come segno divino, ai terremoti, come segno di rabbia divina, ai maremoti e così via discorrendo in quella infinita prateria di miti e credenze. Come è stato giustamente osservato da più intellettuali noi oggi reputiamo per miti e credenze ciò che un tempo era la normalità. Era la divinità. Ciò grazie all’evoluzione, al progresso scientifico. Da sempre osteggiato dalle religioni. E’ ancora oggi inspiegabile, per tanti, che le religioni riescano a sopravvivere, ma arriverà il momento ove anche le religioni di oggi verranno considerate miti e credenze come noi consideriamo miti e credenze le divinità dell’Olimpo? Il Dio delle varie religioni di oggi, passando dal messia proprio, sarà come Zeus? E farà la fine di Zeus? La Bibbia, i Vangeli, il Corano, ed altri testi sacri, diventeranno una sorta di poema che ha attraversato secoli, guerre e catastrofi, esorcismi, caccia alle streghe, crociate, miracoli? Le chiese, i luoghi di culto di oggi, diventeranno come i templi di ieri? Perché dovrebbe esistere Dio? Perché non dovrebbe esistere? Perché si ha così tanta paura della verità? Della ragione? Perché significherebbe riconoscere il non senso della vita, ed il proprio essere finiti, limitati? Perché cadrebbe il sogno dell’immortalità fisica o spirituale? Un mondo senza religione sarebbe un mondo peggiore o migliore? Quanto sopravviverà ancora la religione?

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