Perchè Marchionne non vuole l'auto elettrica?

A Sergio Marchionne l’auto elettrica non va proprio giù e non per motivi ecologici e ambientalistici, dei quali non gliene può fregare di meno, ma per squisite ragioni di business e di fatturato. Il grande capo di FCA ha parlato dell'elettrico a quattro ruote come di "un’arma a doppio taglio" e addirittura di "una minaccia all’esistenza stessa del nostro pianeta": "Le auto elettriche possono sembrare una meraviglia 
tecnologica soprattutto per abbattere i livelli di emissione nei centri storici, ma le emissioni, quando l’energia è prodotta da combustibili fossili, nella migliore delle ipotesi sono equivalenti a un’auto a benzina, visto che a livello mondiale due terzi dell’energia elettrica deriva da fonti fossili". Tutte balle, la verità è che la Fiat ha puntato tutto sul metano, una soluzione che però sta andando a picco sul mercato, e che il gruppo controllato dagli Agnelli non ha al momento nuovi veicoli elettrici in cantiere e non intende spianare la strada ai concorrenti che invece sono attrezzatissimi per l'elettrico. Insomma, le parole di Marchionne appaiono come un altolà a chi, anche nel governo italiano, sta pensando a incentivi consistenti per agevolare la mobilità elettrica. Qualche giorno fa è uscito uno studio del 'Research Centre' della Commissione Europea sugli aiuti in vigore nei principali stati dell’Unione: in testa c’è la Norvegia, che addirittura ha un sistema di incentivi che copre dal 39 al 67% del prezzo del veicolo. C’è poi un gruppo comprendente Francia, Paesi Bassi, Regno Unito e ora Germania in cui si va dal 10 al 40%. L’Italia è nell’ultimo gruppo, quello in cui gli aiuti non arrivano al 10%, in gran parte accordati a livello locale, come ha fatto recentemente l’Alto Adige. Ecco, forse Marchionne pensava anche e soprattutto all’opportunità di stoppare chi, a livello politico, pensasse di inseguire i Paesi del Nord Europa. Non a caso ha detto anche che, se elettrico deve essere, "va fatto senza imposizioni di legge".

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