Crotone: il teatro annaspa.

di Antonella Policastrese. E’ bello, positivo, fa sempre e comunque piacere che i giovani siano coinvolti in iniziative di carattere culturale; ne va della loro crescita e della loro formazione, a prescindere da cosa essi faranno nel futuro. Il coinvolgimento è tanto più importante ed efficace se praticato per gruppi. La materia prima, ovvero il gruppo, è agevolmente reperibile nelle scuole e il metodo più diffuso e semplice per amalgamarlo al di fuori del contesto scolastico è senza dubbio il teatro; magari senza dare il giusto peso ai valori drammaturgici che sottendono quest’arte. Sicché da sempre le recite scolastiche, dalle elementari alle superiori, sono state considerate le attività extradidattiche per eccellenza, senza che però esse contribuissero in alcun modo, se non i casi sporadici, ad un affinamento del gusto per la letteratura teatrale e per l’arte scenica,
che tradotto significa la frequentazione assidua e convinta dei giovani di spettacoli di prosa o di lirica e affini; fenomeno alquanto raro. Tuttavia, dalle recite scolastiche si è passati ai laboratori teatrali; con vertiginoso incremento dell’offerta. Essi però generano risultati, in termini curriculari ed economici, solo per chi li propone. Detto questo, veniamo alla cronaca recente in materia per quanto riguarda Cotone; ovvero al laboratorio teatrale “Shakespeare’s plays”, presentato nei giorni scorsi dal vicesindaco della città insieme agli organizzatori, tra i quali figura un maestro che porta un cognome illustre come quello di Umberto Eco (forse un parente ?). E’ stato detto che il laboratorio prende le mosse dalla “cogente” attualità della drammaturgia di William Shakespeare. Che l’opera del Bardo fosse straordinariamente duttile per eventuali adattamenti in epoca moderna, lo si è sempre saputo, considerata l’universalità dei valori propugnati attraverso la sua narrazione scenica. Lo dimostrò Berotlt Brecht negli anni Trenta, quando sovrappose il suo “Teste tonde e teste a punta” con “Misura per misura” di William Shakespeare. Le due opere sono speculari; quasi un moderno “copia-incolla”. Che il conflitto di casta tra i Capuleti ed i Montecchi di “Romeo e Giulietta” potesse essere rivissuto attraverso la rivalità razziale tra band di New York ,nel musical “West side story”, se ne accorse Arthur Laurents nel lontano 1957. la perfetta sovrapponibilità tra Amleto e james Dean, fu ampiamente dimostrata, in maniera non meno che convincente, dal critico teatrale polacco-statunitense Jan Kott , giust’appena nel 1964 con il suo libro “Shakespeare, nostro contemporaneo”. E dunque; che cifra di originalità intercorre tra il laboratorio teatrale crotonese denominato “Shakespeare’s plays”, diretto dal maestro Franco Eco e “Shakespeare nostro contemporaneo. Laboratorio di lettura e scrittura teatrale” ideato e realizzato da Gaetano Tramontana, direttore artistico della compagnia “SpazioTeatro” di Reggio Calabria? La formula, i destinatari e le finalità sono identiche, ma non vi è un briciolo di originalità in entrambe le iniziative; sarebbe come dire che il teatro non abbia più nulla da dire che non sia stato già detto e ripetuto. Peccato che lo si presenti così nudo e morente al cospetto dei giovani durante dei laboratori in cui l’improvvisazione è materia cardine, ma che di improvvisato contengono di sicuro spesso il ruolo di chi li somministra.

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