Scatta l’occupazione dell'Ilva. Cosa sta succedendo?

di Clash City Workers. Il 9 Ottobre 2017 a Genova, Taranto e Novi Ligure è iniziata la mobilitazione dei lavoratori Ilva, che hanno scioperato per manifestare disapprovazione e malcontento rispetto al piano industriale di tagli presentato da AmInvestCo, la nuova proprietà del gruppo siderurgico. Ricordiamo che a giugno, dopo una gara pubblica, l’antica acciaieria fondata nel 1905 è stata affidata ad AmInvestco cordata di Arcelor Mittal e del gruppo Marcegaglia.
La necessità dell’appalto nasce dalla crisi che ha colpito l’azienda a partire dal 2012 a causa della bufera giudiziaria da cui è stata colpita. Con il sequestro da parte della magistratura dello stabilimento siderurgico di Taranto, nell'ambito di un'inchiesta su inquinamento ambientale che ha visto la famiglia Riva, proprietaria del gruppo, messa sotto accusa, l'azienda è arrivata sull'orlo del fallimento. E' stata, quindi, avviata una procedura di commissariamento e successivamente una gara per la riassegnazione dell'azienda che ha portato nel Giugno 2017 all’affidamento dell’acciaieria alla cordata formata da Arcelor Mittal e Marcegaglia. La rabbia espressa dai lavoratori è giustificata da un piano di sviluppo che prevede 4.200 esuberi (su 14.200 dipendenti) validati dal governo, nonché modifiche contrattuali in senso peggiorativo per i dipendenti che resteranno a lavorare negli stabilimenti. Nello specifico il piano prevede che il numero degli operai venga ridotto a 10mila unità.  L’aspetto vergognoso della vicenda va, tuttavia, oltre questi licenziamenti: anche i salvati, infatti, dovranno passare per un meccanismo contorto che prevede licenziamenti e riassunzione senza le tutele degli accordi precedenti, con l’applicazione del contratto a tutele crescenti introdotto dal jobs act. Il nome ovviamente è ingannevole e le tutele crescenti si traducono solo in peggioramento dei diritti dei lavoratori. Non vi sarà, infatti, continuità rispetto al rapporto di lavoro intrattenuto dai dipendenti con le società, neanche in relazione al trattamento economico e all'anzianità. Praticamente questo si traduce in perdita delle attuali posizioni contrattuali e l’applicazione del Jobs Act, quindi senza articolo 18 e garanzie di cui hanno goduto fino ad oggi. Il ricatto messo in atto dall’azienda è ormai noto: resti a lavorare ma prima di licenziamo e poi ti riassumiamo cosi hai meno diritti ed io ho più margine di guadagno e potere su di te. Queste sono le politiche atte a rilanciare il paese ed il mondo del lavoro. Dopo un primo incontro previsto per il 9 ottobre tra i rappresentant di Amlnvestco e i sindacati e il Ministro Calenda per iniziare le negoziazioni, fatto poi saltare da quest’ultimo perché chiedeva “maggiori garanzie per i lavoratori” ad Amlnvescto, apprendiamo la notizia che da ieri mattina l’assemblea dei lavoratori iscritti al sindacato FIOM ha deciso di bloccare la fabbrica. Probabilmente l’occupazione durerà fino a Mercoledi 8 Novembre, giorno in cui si terrà un incontro per discutere dell’accordo di programma siglato nel 2005 tra il MISE e gli enti locali genovesi, al cui tavolo per ora non sono stati invitati a presiedere i sindacati. Questi ultimi saranno tuttavia presenti il giorno dopo al tavolo previsto tra sindacati e ArcelorMittal per discutere del piano industriale. Il rispetto dell'accordo di programma resta il punto fermo del sindacato nella trattativa nella vicenda Ilva: siglato nel 2005 in Regione Liguria, prevedeva che, a fronte della chiusura dell'attività dello stabilimento, venisse attuato un percorso di continuità occupazionale e del reddito. La rivendicazione quindi è molto chiara: la presenza dei sindacati al tavolo di mercoledì e il rispetto dell’accordo siglato nel 2005, che verrebbe disatteso con il piano dello sviluppo economico promosso da AmInvestco. Intanto mentre Fim e Uilm hanno già dato la loro adesione al tavolo di giovedì 9 novembre, la Fiom per adesso ha deciso di scendere nuovamente in piazza con i lavoratori. Il ministro dell’economia, dal canto suo sta procedendo con le solite dichiarazioni funzionali a genere terrorismo comunicativo: “Così a rischio la trattativa”. Anche se non sembrano da meno neanche le affermazioni di Fiom e Uilm: “La modalità messa in campo dalla Fiom è dannosa”, “Occupazione, atto inconsulto”. Noi invece crediamo che le battaglie si combattano e le vittorie si ottengano prima di tutto sui posti di lavoro, grazie al coinvolgimento attivo dei lavoratori, che si traduce in mobilitazione e non può essere relegata solamente alla mera partecipazione ad un tavolo di trattativa. La modalità messa in campo dai lavoratori non è datata, ma ancora oggi è lo strumento principale a disposizione dei lavoratori per rivendicare i propri diritti. Occupazioni, picchetti, sciopero e mobilitazioni, avanti così! Siamo vicini ai lavoratori dell’ILVA.

1 commento:

  1. Cosa succede alla ns.economia? Questo è il problema con una tassazione da capogiro

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