sabato 6 gennaio 2018

4 marzo prossimo venturo: tante più Sinistre, tanti più 'orfani'?

di Enzo Sanna. Meno di due mesi alle elezioni. Stando alle previsioni che stavolta vedono un po’ tutti gli analisti concordi, assisteremo alla disfatta del PD renziano e alla vittoria di Pirro del centro destra con i grillini a far da “secondo” incomodo senz’arte né parte e l’instabilità a farla, lei sì, da vincitrice assoluta. 
Qualcuno (su chi sia stato a sostenerlo la memoria inizia a cedere) ha definito il PD una sorta di nuovo Partito radicale, progressista nei diritti civili, conservatore (persino reazionario, si può precisare) riguardo ai diritti sociali e all’economia, una sorta di Giano bifronte con le facce asimmetriche nelle quali la “fronte” conservatrice e reazionaria può fungere da pista d’atterraggio ai vecchi Jumbo jet, mentre in quella progressista ci può atterrare a mala pena un lepidottero. Questo partito potrà contare ancora (chissà) sugli “aficionados” di vecchia data appartenenti alle due sponde, sempre meno PCI, sempre più DC, ma allontanerà dal voto ancora tanti elettoriLa lista Liberi e Uguali potrebbe a prima vista rappresentare un polo d’attrazione dei delusi dal PD. Scavandoci dentro, invece, vai a constatare che il “cappello” è composto dalla vecchia, forse persino stantia burocrazia di partito che nella originaria militanza nel PD ha contribuito a far diventare legge quanto di peggio si diceva sopra. C’è chi sarà pronto a sostenere ora che pentirsi degli errori commessi e cambiare strada sia atto di coraggio. Chi di voi ha sentito D’Alema o Bersani recitare il “mea culpa”? Se lo avessero fatto… forse… chissà… Per ora il loro percorso sa di muffa. Che dire, poi, di Potere al popolo, un “rassemblement” piuttosto variegato che si autoproclama “l’unica” lista di sinistra. Già il nome evoca l’extraparlamentarismo stile anni ’70 dello scorso secolo. Ricordate il Potop, Potere Operaio fondato da Toni Negri? Certo, i tempi sono cambiati e lo sono i sentimenti, ma dover digerire l’acronimo Potpop di Potere al popolo non è invogliante per il sincero attivista ed elettore di sinistra che allora, ragazzo nei lontani anni ’70, combatteva l’estremismo gruppettaro al pari delle destre eversive. Non ci siamo! È mai possibile che il fronte progressista debba sentirsi orfano di una sinistra “popolare” non populista, capace di analizzare i problemi e farli diventare proposta politica attuabile? È mai possibile che di fronte alle immani sfide di un mondo globalizzato ci si debba appiattire sulla fiacchezza intellettuale di D’Alema, di Bersani, di Grasso oppure sugli estremismi populistici antieuropeisti della “nuova” sinistra? Non bastano i leghisti Salvini e le fratelline d’Italia Meloni con tanto di geriatrici assist berlusconiani di Forza Italia a coprire quel campo? Bene hanno fatto quelli del “Brancaccio” Anna Falcone e Tomaso Montanari a defilarsi rimandando a dopo le elezioni il progetto di una veramente “nuova” sinistra motivata, concreta, fattiva, propositiva, progressista e socialista che si ponga quale primo punto programmatico l’attuazione dei principi costituzionali di libertà e uguaglianza sociale ed economica. È molto probabile che il dopo elezioni sia di color grigio-nero in tutti i sensi. Forse è ciò che serve alla sinistra per comprendere quale patrimonio di intelligenze, energie e vitalità il renzismo sia riuscito a comprimere, forse anche a reprimere, fino al punto di non ritorno e quanto, di conseguenza, oltre il renzismo si possa ricostruire dando non solo una speranza, ma una concreta prospettiva di rinascita a un popolo che non merita di essere vituperato e calpestato come lo è stato negli ultimi venti anni. Chissà, forse sentiremo, nel prossimo futuro, nuovamente qualcuno che inneggerà fiducioso al “sol dell’avvenire”Intanto, però, le diverse sinistre in campo rischiano di produrre più “orfani” anziché invogliare al voto. Quanti, dato il panorama che gli si presenta di fronte, saranno indotti a recarsi ai seggi per mettere la croce su qualcuno dei simboli della sinistra, magari turandosi il naso? C’è comunque da augurarselo, anche se con un fazzoletto a tappare le narici.

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