venerdì 21 marzo 2014

Dalla società dell'immagine all'era tecnocratica.

di Salvatore Santoru. Secondo molti opinionisti la società occidentale sta andando verso una forte deriva tecnocratica. Difatti ogni aspetto della vita sociale e non è sempre più fortemente pianificato, regolato, razionalizzato e succube della logica utilitaristica dell'efficienza ad ogni costo e della prestazione, veri e propri dogmi moderni. La creatività, la riflessione e dulcis in fondo la libertà vengono costantemente ingabbiate dentro determinati e ristretti spazi
e attaccate nella loro essenza in quanto scomode in una società dove contano solo i risultati che si ottengono aldilà dei mezzi usati. Tutto ciò si riflette nella crisi della cultura umanistica, considerata "inutile" in quanto scarsamente remunerativa economicamente e socialmente: infatti il pensiero critico e magari indipendente è un bell'ostacolo a qualsivoglia realizzazione uniformante della società. Proprio poche settimane fa lo studio della filosofia è stato eliminato dai corsi di laurea in pedagogia e scienze dell'educazione ed è stato deciso di ridurla di un'anno nei licei, e l'obiettivo è di eliminarla totalmente come è stato fatto anni fa in Francia e Spagna, visto che si deve seguire l'andazzo europeo, e appunto come è noto la stessa Ue è basata sulla tecnocrazia. Inoltre si assiste sempre più spesso alla standardizzazione e omologazione di tutto ciò che vada oltre questioni puramente commerciali o tecniche: per fare un esempio, la musica mainstream è sempre più uniformizzata, catalogata dentro rigidi schemi, confezionata, impacchettata e sottoposta alla dittatura del marketing e ai diktat della società dell'immagine, tanto che gli artisti tanto acclamati dalla massa molto spesso non sono altro che venditori di illusioni totalmente fabbricati ad arte dalle grandi major, e questo processo sta interessando sempre di più anche il fenomeno delle "sottoculture", sempre di più rispondenti a determinati criteri indispensabili per mantenere in vita il teatrino delle "distrazioni di massa".

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