giovedì 11 gennaio 2018

Chi ha distrutto l'Italia non è degno di restarci, invece...

di Maria Pia Caporuscio. I politici italiani che negli ultimi trent'anni si sono avvicendati al governo del Paese, pagati per prendersi cura dei cittadini, che detto per inciso sono il loro datore di lavoro, hanno fatto e fanno di tutto per distruggerlo!
Costoro sono stati capaci di scardinare dalle fondamenta una nazione tra le più rigogliose del pianeta. Dopo la seconda guerra mondiale la classe lavoratrice era riuscita (dopo lunghe lotte) ad ottenere quei sacrosanti diritti che oggi gli spetterebbero di diritto, ed era tra le meglio pagate d'Europa. Ma la classe dirigente è stata capace di cancellare cento anni di conquiste sociali e civili, riportando indietro di secoli quella categoria di lavoratori (unica ad essere degna di rispetto) perché quella che mantiene la nazione con il pagamento delle tasse. Gli italiani erano conosciuti in tutto il mondo come 'artisti' in ogni campo. Qualsiasi cosa usciva dalle mani degli artigiani italiani era un'opera d'arte e persino gli operai nelle fabbriche erano affezionati al proprio lavoro che consideravano una seconda famiglia. Privarli della certezza del proprio lavoro, spingere gli artigiani a chiudere i battenti, costringere i nostri anziani a 'sopravvivere' e i nostri giovani ad emigrare, è stato il 'the end' dell'Italia! Fosse almeno vera la favoletta che vomitano continuamente, ossia che il lavoro fisso è una noia, dovrebbero essere loro i primi a lasciare le poltrone e a cambiare mestiere, invece, incollano il culo su quelle poltrone e guai a chi tenta di staccarli. E allora? Se per loro è necessario rimanere a vita su quelle poltrone (nonostante gli abbiano fruttato tanti di quei soldi da poter vivere come papi per cento anni), tanto più è vitale per chi ne ha necessità per sopravvivere, non avendo altro che la propria forza lavoro per campare. Chi ha tolto il lavoro e la dignità agli italiani dovrebbe essere esiliato, invece… siamo noi che facciamo fagotto!

1 commento:

  1. Scontrini, Ignazio Marino condannato a 2 anni in appello. In primo grado l'ex sindaco di Roma era stato assolto. L'ex sindaco di Roma, Ignazio Marino, e' stato condannato nel processo d'appello per la vicenda degli scontrini a due anni di reclusione. In primo grado era stato assolto. E' accusato di peculato e falso. L'ex sindaco ha lasciato la corte d'Appello di Roma senza rilasciare dichiarazioni accompagnato dal suo avvocato difensore Enzo Musco. Nei confronti di Marino il procuratore generale Vincenzo Saveriano aveva sollecitato una condanna a due anni e mezzo. I giudici della III corte d'Appello hanno confermato l'assoluzione dall'accusa di truffa per le consulenze della Onlus Imagine. La vicenda giudiziaria riguardava una cinquantina di cene pagate con la carta di credito che gli fu rilasciata durante il suo mandato dall'amministrazione capitolina.

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