giovedì 1 febbraio 2018

Da dove ripartire per costruire una nuova cultura politica di sinistra.

di Gerardo Lisco. La sconfitta delle Sinistre ancor prima che politica è culturale. Le Sinistre hanno perso quel ruolo egemone che hanno avuto per almeno tre decenni. Sono i "Trente Glorieuses" anni socialdemocratici.
Indipendentemente dai Governi se di destra o di sinistra, di centrodestra o di centrosinistra, c'erano una serie di atti politici e di governo dati per acquisiti. Uno di questi erano le politiche economiche ispirate da Keynes, l'altro era il welfare state, politiche redistributive del reddito a sostegno della domanda interna ed anche strumento per moderare i conflitti sociali. Politiche che evidenzia molto bene lo storico Giuseppe Berta a proposito dello sviluppo del capitalismo italiano. Il modello sopra descritto va in crisi a partire dagli anni 70 e le soluzioni avanzate in quella fase storica sono il documento della Trilaterale elaborato da Bresinski, Crozier, Huntigton. In aggiunta a questo documento assistiamo al recupero delle teorie economiche e politiche elaborate da Milton Friedman, F. von Hayeck , Laffer , Nozick ed altri. La cultura politica socialdemocratica nella sua accezione anche liberale, perché non bisogna mai dimenticare che sia Keynes che Beveridge erano liberali, va in crisi. Come scrive D. Harvey nel suo saggio "Breve storia del neoliberismo" (sempre dello stesso autore andrebbe letto anche un altro saggio "La crisi della modernità") con il colpo di stato in Cile del 1973 ispirato ideologicamente proprio da von Hayeck e da Friedman, oltre che dalla CIA, inizia il nuovo ciclo storico che finisce con la crisi degli hedge fund del 2007-08. I lavoratori della Lehman Brothers che lasciano gli uffici della banca in fallimento è il simbolo della fine di quel ciclo economico, politico e culturale. Per salvare il sistema bancario avvitato su se stesso sarà necessario il tanto famigerato intervento dello Stato. Da quel momento il debito privato delle banche diventa debito pubblico. Cosa questa non da poco per le scelte di politica economica e finanziaria che faranno i governi dei diversi Paesi. Ai "Trente Glorieuses" succedono i "Trente" della reazione capitalista, per dirla Con Barba e Pivetti, che, tra le tante altre cose, sta portando al progressivo svuotamento della Democrazia ridotta sempre di più a competizioni tra lobbies e ad un fatto puramente formale e procedurale. Al quadro internazionale che emerge dal golpe cileno, in Italia, il PCI reagiva sdoganando la NATO, proponendo l'austerità, producendo il documento della Conferenza Operaia presieduta da Napolitano e con la politica economica delineata dal responsabile Eugenio Peggio, cercando in questo modo di legittimarsi verso il capitalismo. La fine dell'URSS e la fine stessa del PCI forniscono l'opportunità al PSI di Craxi di dominare la vita politica degli anni 80; in ogni caso tanto il PCI quanto il PSI tendevano ad individuare una Terza via tra Comunismo e Socialdemocrazia anticipando il New Labour di Blair. Di questo è prova il dibattito che riviste come Democrazia e Diritto, Rinascita e Mondoperaio ospitano. Gli anni 90 sono ufficialmente gli anni delle "Terze vie", ma il processo di elaborazione ha inizio molto prima e alla fine vede convergere sullo stesso piano le istanze individualiste del '68 e la cultura politica dei partiti della Sinistra Storica. Le Terze vie dal Regno Unito, alla Germania, agli USA e anche in Italia riportano la Sinistra alla vittoria. I gruppi dirigenti che guidano le varie formazioni politiche hanno fatto proprie molte delle istanze della reazione neoliberista. La crisi degli hedge fund non è solo la crisi del modello neoliberista è anche la crisi delle Terze vie. Dall'attuale contesto si evince che ceti politici e intellettuali di sinistra non sono più in grado di elaborare un pensiero autonomo da quello dominante e contestualmente non sono più in grado di proporre politiche alternative. Le Sinistre mancano l'appuntamento con la Storia e non sono in grado di proporre una fuoriuscita dalla crisi da Sinistra. A partire dal 2007-08 in Italia come nel resto dell'UE e degli stessi USA, come prova l'elezione di Trump, hanno perso il contatto con le classi sociali subalterne che hanno la pretesa di voler rappresentare. Le sinistre delle Terze vie sono in grado di offrire solo governi di solidarietà nazionale, Grosse Koalition o nuove formazioni politiche come En march! di Macron. La sovrapposizione degli elettorati Liberal-Liberisti e Social-liberisti tende sempre di più a ridurre la base stessa del consenso. L'opposizione al sistema dominante sta sempre di più diventando un affare della destra nazional-populista che, se da una parte invoca politiche protezioniste, dall'altra ripropone le solite politiche liberiste. Le sinistre almeno in Italia non sono ancora in grado di esprimere una proposta politica forte e realmente alternativa. Gli esempi di Corbyn, Sanders, Melenchon e Podemos vanno letti e interpretati nel contesto del singolo Stato-Nazione nel quale operano. A differenza delle Terze vie che avevano una visione sovranazionale le esperienze che ho citato hanno una valenza nazionale. Chiudo dicendo che è proprio sul dato nazionale, non nazionalista, che la Sinistra in Italia deve tornare ad operare e non sulla continua destrutturazione della Società e delle Istituzioni. Questo è il punto di arrivo dal quale ripartire.

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