lunedì 15 gennaio 2018

L’insostenibile leggerezza della "normalità".

di Pier Giorgio Tomatis. Lao Tsu, antico filosofo e scrittore cinese, scrisse "Fa più rumore un albero che cade di un'intera foresta che cresce".
In questo modo, egli voleva porre l'accento su quanto passino inosservate ai più tutte le cose (anche terribili) che ci passano davanti agli occhi e alla mente se esse vengono catalogate come "normali". E' questo il semplice segreto che ci fa capire perché assistiamo senza battere ciglio a tutte le notizie (spesso sconvolgenti) che i vari tiggì propinano ai telespettatori mentre basta a volte uno sguardo di uno sconosciuto per trascinarci un una indecente rissa. Tra le cose "normali" che ci passano tragicamente davanti in questi ultimi anni ci sono i reiterati furti che i datori di lavoro, le banche, i grandi potentati economici, la politica, commettono nei nostri confronti e che spingono alcuni (sempre troppi) a vivere di stenti magari in un'automobile. Tale comportamento è comune non solo tra gli italiani ma da decenni è praticamente prassi anche negli Stati Uniti. Il Connecticut è uno Stato ricco e spesso viene usato come modello dagli americani. Il reddito pro-capite è il più alto dell'intera nazione. Peccato che sia ottenuto dividendo solo virtualmente quanto possiedono i super ricchi con quanto (non) hanno i poveri. L'apartheid sudafricana viene applicata in questo stato non per il colore della pelle ma per la quantità di denaro che si può spendere tanto che esistono delle vere e proprie strade divise in due: da una parte abitazioni e negozi per ricchi mentre dall'altra... Ciò che più sconvolge è che impiegati in uffici (anche importanti) non riuscendo a conciliare le spese (debiti scolastici, affitto, vitto) con quanto guadagnano scelgono di dormire nelle panchine. Nel Connecticut c'è l'Università di Yale. L'Università che ha laureato più Presidenti di tutte. In Italia, la foresta che cresce continua a non far sufficiente rumore e così si assiste a discussioni quotidiane da parte della nostra politica su argomenti molto più rumorosi come la parità di genere nel "lessico" usato comunemente. Anche questo modo di fare politica ferisce profondamente quanto l'apartheid. Si dovrebbe usare il proprio tempo e le capacità per cercare di risolvere i problemi più urgenti e prioritari ma se basta un colpo di spugna per cancellarli dalla lavagna della nostra mente allora, forse, da domani discuteremo sul perché sia opportuno rivedere la nomenclatura del mondo animale che non è paritaria nei nomi femminili e maschili. Anche questa è una violenza terribile e intollerabile. Il resto? Non esiste, ovvio...

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