venerdì 12 gennaio 2018

Quale campagna elettorale per Liberi e Uguali?

di Gerardo Lisco. Una campagna elettorale all'insegna di chi la spara più grossa. Pagherà? Spero di no. Presumo che l'effetto sarà un aumento dell'astensionismo.
Proporre la Flat Tax, il reddito di cittadinanza, l'abrogazione della Fornero e del Jobs act senza spiegare dove verrà preso il denaro per far fronte a ciascuno di questi impegni è una chiara presa in giro. Di fronte a questo quadro tragicomico l'unica possibilità che Liberi e Uguali ha di raggranellare consenso è quello di parlare alla ragionevolezza delle persone dando loro una speranza che non resti solo tale ma che diventi nell'arco della prossima legislatura qualcosa di tangibile. Ciascuno di quei provvedimenti ha un costo: se introduci la Flat Tax, per esempio, automaticamente riduci le entrate dello Stato per poter mettere mano alle altre proposte, alle quali bisogna comunque aggiungere investimenti, sanità pubblica, scuola, università, ricerca, e soprattutto lavoro, lavoro, lavoro. In merito alla questione fiscale l'evasione ammonta a una cifra compresa fra i 250 e i 270 miliardi di euro, un valore pari al 18% del PIL del nostro Paese. Secondo il rapporto 2016 dell'Eurispes, l'Italia avrebbe un PIL sommerso pari a 540 miliardi - a cui vanno aggiunti almeno altri 200 derivanti dall'economia criminale, per un totale di 740 miliardi, considerando un livello di tassazione del 50%, l'evasione fiscale vale 270 miliardi. Di fatto la Flat Tax è già vigente con risultati sotto gli occhi di tutti. Sarebbe sufficiente recuperare solo una parte, anche minima delle risorse sopra riportate da utilizzare in spesa per investimenti, sanità pubblica, scuola, università, welfare, trasporto pubblico locale, lavoro e rinnovo dei contratti per operare una seria e concreta redistribuzione della ricchezza a sostegno della domanda interna e delle periferie sociali ed economiche del nostro Paese. In campagna elettorale Liberi e Uguali deve essere capace di parlare alle periferie urbane, territoriali e sociali del nostro Paese. Deve parlare alle famiglie, alle madri e ai padri di famiglia e ai loro figli, tutte persone preoccupate per il futuro. Famiglie che faticano ad arrivare alla fine del mese, che vedono svalutato il patrimonio familiare fatto dalla prima casa a causa dei tagli alla spesa pubblica per il mantenimento delle aree urbane, famiglie che non sanno che tipo di investimento fare per il futuro dei figli. Un tempo far studiare i figli era un sicuro investimento che garantiva un futuro, oggi non è più così. I dati Istat sono chiari: solo lavoretti a tempo determinato mal pagati e senza tutele. Stessa cosa dicasi per chi volesse imparare un mestiere o avviare un'attività. Nel migliore dei modi si finisce con l'essere strozzati dalla concorrenza spietata dei grandi oligopoli che contribuiscono in modo rilevante a quella elusione ed evasione alla quale accennavo prima. Liberi e Uguali deve essere capace di parlare alle periferie sociali e territoriali sempre più ampie, espulse dal sistema neoliberista dove trionfa l'individualismo sfrenato e la ricerca di soddisfare ogni "diritto" al punto da rendere lecito l'illecito purché compatibile con il mercato. Non è facile per Liberi e Uguali fare una campagna elettorale in un contesto dominato da media asserviti al sistema che spingono affinché esca fuori un risultato di apparente ingovernabilità. Infatti questo sarebbe l'unico risultato in grado di garantire un Governo di larghe intese, ossia trasformista, sostenuto da PD, Forza Italia e una parte della Lega. Se questi sono i temi nazionali esistono poi quelli specifici legati alle condizioni proprie della Basilicata. La Basilicata è un esempio di periferia sociale e territoriale. Come è acclarato da numerosi indicatori non è il mercato capace di risolvere le questioni dello sviluppo. Non sono incentivi, bonus e defiscalizzazioni capaci di risolvere le criticità di un territorio che vive crollo demografico, emigrazione delle giovani generazioni e uno sviluppo che interessa le aree di confine della Regione mettendo in discussione la stessa integrità regionale. La Basilicata ha bisogno di un'idea di sviluppo che parta dal centro del territorio regionale che faccia da cerniera rispetto all'intero sistema. Una Regione che si sta demograficamente impoverendo nel giro di pochi anni avrà una popolazione prevalentemente anziana, con pensioni basse e il patrimonio familiare fatto da prime abitazioni svalutato, su cui peserà una pressione fiscale sempre più alta per mantenere i servizi sociali minimi. Oggi la Basilicata esporta fondamentalmente due beni: capitale umano ossia i giovani laureati che emigrano e capitale finanziario cioè il contributo che mensilmente le famiglie trasferiscono ai figli emigranti per consentir loro di vivere nel centro del finanzcapitalismo. L'idea dello sviluppo della Basilicata deve prendere le mosse da un nuovo patto generazionale tra genitori e figli, attraverso il recupero della propria identità e il senso di appartenenza alla propria terra/comunità, deve essere un'idea di sviluppo che tenga insieme l'intera Regione. Bisogna che le giovani generazioni rivendichino il diritto a rimanere nella propria comunità. E' necessario prendere atto che il nomadismo è la nuova frontiera dello sfruttamento. Diversamente non solo la Basilicata scomparirà ma le stesse comunità vedranno aggravarsi la condizione di marginalizzazione e di espulsione dal centro del sistema dominato da logiche mercatiste. Dal rapporto con il potere centrale alla valorizzazione delle risorse che il territorio offre tutto deve essere affrontato secondo le coordinate individuate sopra. Il futuro si gioca qui ed oggi: Liberi e Uguali è la partita da giocare.

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