venerdì 26 gennaio 2018

Una folla di solitari.

di Piero Tucceri. Fino a non molti anni fa, capitava che, viaggiando in treno, si facesse facilmente una chiacchierata con gli occasionali compagni di viaggio. Oggi questo non succede più.
O, per meglio dire, oggi questo capita piuttosto raramente. E' successo così che, quello che dava l'impressione di essere l'innato carattere espansivo dell'italiano, sia improvvisamente scomparso. Oggigiorno, quando capita di viaggiare in treno, nei vagoni ci troviamo seduti accanto a persone forse anche educate e gentili, ma chiuse in se stesse: persone sovente intente a trastullarsi con le sempre più diffuse distrazioni elettroniche portatili, oppure prese dalla lettura di qualche libro o di un giornale, le quali si dimostrano il più delle volte infastidite dalla prospettiva di poter avviare una sia pur breve conversazione. Questo vuole forse dire che siamo cambiati? Che siamo diventati "freddi" come i popoli nordici? O forse dipende dal fatto che siano scomparse alcune manifestazioni di aggregazione sociale? Dal momento che ormai viviamo immersi in un contesto di pseudocollettività. Ormai, viviamo nella confusione dei centri commerciali, nei sempre più affollati quartieri dormitorio e in altri analoghi contesti sociali. Succede così di stare insieme con gli altri, ma di rimanere sempre più soli con noi stessi. In questo senso si spiega lo scadimento della nostra capacità di vivere fra e con gli altri. Nella società odierna, è sempre più difficile incontrare persone capaci di interpretare compiutamente l'altrui vissuto e perciò incapaci di comprendere le intenzioni dell'altro. Questo perché i segnali che inviamo e che riceviamo dagli altri, si sono svuotati della loro intrinseca oggettività. Essi vengono ormai filtrati da alterati codici interpretativi individuali indotti da paure e da irrealistiche attese. Le persone sono di conseguenza sempre più portate a rifugiarsi nella solitudine del proprio ego e a estraniarsi dal contesto circostante. Tale contesto ricorre dal momento che abbiamo cessato di ascoltare. Di ascoltare noi stessi e l'altro. Perché abbiamo smarrito il rispetto e l'interesse per l'altro. Poiché chi sa ascoltare, sa rimanere anche silenzioso. Si tratta di un silenzio capace di ascoltare e di comprendere. Al contrario, l'egocentrismo della società odierna, non sa né tacere, né fermarsi. Atteso che, se si voglia imparare a comunicare, bisogna prima di tutto imparare a tacere. Così come, se si voglia imparare a vivere nella società, bisogna imparare cosa sia la solitudine.

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