venerdì 2 febbraio 2018

Ema, Corte Ue: ricevuti ricorsi Governo italiano e Comune di Milano.

di Pier Giorgio Tomatis. La Corte di giustizia europea ha annunciato che le sono giunti due ricorsi per l'impugnazione dell'assegnazione dell'Agenzia europea del farmaco (Ema) ad Amsterdam anziché a Milano.
I due atti sono del Governo italiano e del Comune di Milano. La Corte di Giustizia europea, per chi non lo sapesse, è suddivisa in due sezioni (ecco perché sono arrivati due ricorsi): la Corte di giustizia formata da un giudice per ciascun paese dell'UE più 11 avvocati generali (tratta le richieste di pronuncia pregiudiziale presentate dai tribunali nazionali e alcuni ricorsi per annullamento e impugnazioni) e il Tribunale che è composto di 47 giudici anche se nel 2019 aumenteranno a 56 in modo da ottenere 2 giudici per ciascun paese membro (giudica sui ricorsi per annullamento presentati da privati cittadini, imprese e Governi). La sede è in Lussemburgo. L'oggetto del contendere è che al momento della formulazione della proposta (poi votata a maggioranza dai rappresentanti) e la situazione perdura ancor oggi, Amsterdam non avrebbe i requisiti necessari per poter essere operativa e completamente funzionante alla data di uscita del Regno Unito dall'Unione europea (30 marzo 2019). Milano (che ha concorso fino all'ultimo con una sorta di ballottaggio con gli olandesi) invece, sembrerebbe avere tutti i requisiti necessari ed essere già pronta per questo passaggio. L'obiettivo italiano è quello di stimolare le istituzioni europee a rivedere la frettolosa decisione che ha portato Amsterdam a prevalere sui meneghini e a dar vita ad una sorta di ribaltone. L'ipotesi non è da scartare ma nemmeno da considerare ormai fatta, anzi, molta acqua dovrà passare sotto i ponti prima che le cose possano cambiare. Dal punto di vista italiano ci sono dei pessimi rapporti europei e la scarsa capacità di mercanteggiare in modo da coinvolgere altri Stati membri a perorare la nostra causa senza perdere più di quanto si andrebbe a guadagnare. L'indotto è di quelli ghiotti (si parla di 1 miliardo di Euro). Quello che però lascia perplessi è (specialmente dopo quanto accaduto con l'ultima edizione dell'Expo) come si può pretendere rigore e rispetto dei tempi previsti e della documentazione presentata quando sappiamo tutti molto bene quanto accaduto proprio a Milano per quanto riguardava l'esposizione universale svoltasi nel 2015. Si dirà che sono due cose diverse e che occorre una buona dose di partigianeria per trattare le cose della politica però mi chiedo se non si stia facendo la figura del corvo che dice al merlo quanto sei nero…

2 commenti:

  1. Ormai abbiamo rotto la faccia a tutto, abbiamo inanellato una seri di 'figuracce' che una in più una in meno fa poca differenza: siamo fanalino di coda e pure zimbello di questa europa, ahimè!!!

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