martedì 6 febbraio 2018

La globalizzazione del lavoro al minimo sindacale.

Se dici che non 'possiamo accogliere tutta l'Africa', che 'l'invasione dei migranti non viene solo dal continente nero, ma da tutte le parti del mondo', che proprio per questo 'bisogna controllare chi entra in Italia', 'limitare gli ingressi', 'rimpatriare i clandestini' e 'difendere i confini e l'identità nazionale', allora sei fascistapopulistaxenofobo. Ma la vera questione è un'altra: a chi giova l'immigrazione di massa? Di sicuro non ai migranti, che sono carne da macello per i processi di sfruttamento dei trafficanti e delle cooperative, e neppure agli italiani, che si vedono abbassare il costo della forza lavoro perché subiscono la concorrenza di gente disperata e disposta a tutto, anche a lavorare dodici ore al giorno per qualche euro! Gli unici a trarre giovamento dall'immigrazione di massa sono coloro che ci lucrano sopra, dagli scafisti, alle cooperative che li 'assistono', agli alberghi che li 'ospitano', alla malavita che li 'recluta' per lo spaccio di droga e merce contraffatta, fino al grande capitale che può così abbassare diritti e buste paga dei lavoratori italiani sfruttando la mano d'opera dei migranti a basso costo. Lorsignori proseguono indisturbati nel processo di massificazione, per globalizzare i lavoratori al minimo sindacale. Insomma, vogliono che noi diventiamo come i migranti, cioè uomini e donne con pochi diritti e nessuna tutela, sempre con la valigia in mano, pronti alla mobilità, alla libera circolazione, proprio come le merci. Non c'è più destra, sinistra, centro, che tengano, ma c'è chi sta bene e scoppia di ricchezza e chi invece fa la fame. E poi c'è chi 'comanda', che fa certamente gli interessi propri e degli amici degli amici, che ha ammazzato il ceto medio e relegato la stragrande maggioranza degli italiani sulla soglia della povertà. La politica, tutela sempre e solo gli interessi della grande finanza, delle multinazionali, delle grandi lobby, ascolta solo finanzieri, banchieri e grandi imprenditori, disprezza la piccola e media impresa, i lavoratori delle fabbriche, i lavoratori dipendenti, oltre che i precari e i disoccupati. Oggi come oggi la distanza tra la politica e i lavoratori è abissale. Alla gente comune non gliene frega niente che ci sia il matrimonio gay, ma gli preme avere un salario dignitoso, una pensione certa, una sanità che funziona, un trasporto pubblico almeno decente, la possibilità di farsi una famiglia, di comprarsi una casa e di mandare i figli a scuola! Tutto il resta è fuffa, fuffa elettorale!

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