giovedì 15 marzo 2018

Chi vince le elezioni governa. Ma quando a vincere sono in due, a chi spetta l'incarico?

di Vittorio Feltri. Chi vince le elezioni deve cercare di formare una maggioranza e quindi un governo. Succede così in ogni Paese europeo. E dovrebbe accadere anche nella scassata Italia. Problema di non facile soluzione.
Qui da noi, dato che il grasso cola, non c'è stato un trionfatore bensì due: il primo partito è risultato essere il Movimento 5 Stelle e la coalizione più consistente è stata quella di centrodestra. A quale di queste forze politiche spetta il compito di formare il nuovo esecutivo? Non si sa. Tocca decidere al presidente della Repubblica. Per il momento Mattarella non si sbilancia, e ciò autorizza qualsiasi imbecille, compresi noi, a formulare delle ipotesi. Sulla base della attuale realtà, personalmente penso che non vi sia alcuna via di uscita: se l'incarico fosse assegnato a Di Maio (meglio definito Di Guaio) assisteremmo a un fallimento; lo stesso scenario si profilerebbe qualora a questi fosse preferito il capo della Lega, benché mi piaccia di più. I grillini si alleano con i signorini del Pd? Possibile eppure improbabile. Il centrodestra si associa ai renziani? Possibile, però altrettanto improbabile. Ogni partito in questione ha dei motivi validi per assegnare agli avversari l'onore di governare, per vedere cosa sapranno combinare, per cui sospettiamo che sia Salvini sia Di Maio non siano all'altezza di prendere in mano le redini della patria, non per mancanza di buona volontà, ma per insufficienza numerica. Il capo dello Stato proverà a superare gli ostacoli oggettivi che impediscono la nascita di un ministero duraturo, tuttavia dubitiamo sia in grado di riuscirci. E allora? Due scenari. Uno. Mattarella ricorre a un tecnico sostenuto dalla solita ammucchiata di parlamentari timorosi di perdere la poltrona (conservarla è un obiettivo che accomuna senatori e deputati), il quale garantirebbe il disbrigo delle faccende ordinarie e un tranquillo trantran in attesa di un chiarimento politico illusorio. Due. Il Colle, davanti al muro eretto dai partiti, scioglierebbe le Camere e promuoverebbe altre elezioni a poca distanza da quelle inutili svoltesi il 4 marzo scorso. Si registrerebbero cambiamenti sostanziali? Mah! Chi può dirlo. Consentiteci di essere scettici. Piuttosto diciamo che due votazioni consecutive nello spazio di pochi mesi non si sono mai viste in Italia. Vero che c'è sempre una eccezione, ma sono poco convinto di questa evenienza.

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