venerdì 30 marzo 2018

Nuove armi anticancro. Italia al top della ricerca, ma sono tante le criticità!

Cellule vive modificate e trasformate in armi contro tumori e malattie genetiche rare, vedono l'Italia al top della ricerca per sconfiggere 'il male del secolo', grazie anche a ricercatori annoverati tra i migliori al mondo in materia.
Ma non mancano le criticità, in primis di tipo organizzativo, che vedono penalizzato ancora una volta il Meridione e che rischiano di rallentarne l'arrivo a chi ne ha bisogno. A fare il punto è il convegno 'Ricerca e innovazione biotecnologica nella lotta contro il cancro: siamo già nel futuro', ospitato presso la Sala monumentale della Presidenza del Consiglio dei Ministri. In grado non solo di mitigare i sintomi, ma di risolvere in molti casi condizioni che prima non avevano speranza di cura, le terapie avanzate prevedono un prelievo di cellule campione, che viene modificato attraverso un procedimento di ingegneria genetica, prima di essere reinfuse nel paziente. "Siamo davanti alla realizzazione di un sogno, quello di riprogrammare le cellule immunitarie in modo di renderle ancor più efficaci contro il cancro. La tecnologia ci permette ora di farlo per i tumori liquidi, ma in futuro avremo la possibilità di far entrare questi 'poliziotti buoni' anche all'interno di quelli solidi", spiega Andrea Lenzi, presidente del Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. In questo percorso, "in Italia siamo a buon punto". Grazie all'Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa), le terapie di precisione, "anche se non ancora registrate, sono già applicate in via sperimentale sui pazienti". Inoltre abbiamo un Servizio Sanitario Nazionale "che le mette a disposizione a prescindere dal censo" e possiamo contare "su una ricerca che in materia è al top a livello globale". Infine, sottolinea Lenzi, "l'industria è con noi a confrontarci presso una sede istituzionale, e in questo campo la collaborazione è fondamentale", visti anche gli alti costi. Se ci sono motivi per guardare con ottimismo al futuro, non mancano però criticità. In primis, spiega Riccardo Palmisano, presidente Assiobiotec, "la lentezza delle procedure autorizzative per la sperimentazione clinica delle terapie avanzate rispetto a quello per le terapie tradizionali", cosa che provoca ritardi nell'inizio dei trial. In secondo luogo, "l'eccesso di burocrazia previsto per prelievo, trasporto e conservazione di campioni biologici, che mal si concilia con l'esigenza di tempi strettissimi determinati dalla gravità del paziente". Inoltre, prosegue, "la scarsa preparazione organizzativa da parte di alcuni ospedali, ad esempio nella fase dell'estrazione del campione biologico, che a volte può provocarne la inutilizzabilità". Di fatto, precisa Palmisano, "i centri ospedalieri oggi in grado di gestire l'intero processo sono pochissimi e prevalentemente al Centro-Nord Italia". Su una cosa tutti i principali attori concordano, ovvero che, per rendere questo sogno una realtà calata nella vita dei pazienti, istituzioni, industria e ricercatori dovranno collaborare insieme.

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