venerdì 2 marzo 2018

Turarsi il naso o disertare le urne?

A poche ore dal voto, le idee sono chiare, anzi chiarissime. Nessuna forza politica meriterebbe di essere votata, dal momento che si avverte forte ed acre il sentore che chiunque si candida lo faccia soltanto ed esclusivamente per il proprio tornaconto personale: lo stipendio da deputato, il vitalizio, la visibilità, il privilegio, il potere, la casta e buonanotte al cosiddetto 'bene comune'! Loro lassù, a spartirsi la torta. Noi quaggiù a litigarci le briciole che lasciano cadere. La politica ha disgustato gli italiani, non solo per i fatti di corruzione, privilegi e ruberie, ma soprattutto per la propria incapacità di affrontare e risolvere i problemi reali dei cittadini. Anni ed anni di governi di destra e di sinistra hanno dimostrato che l'alternanza non ha prodotto niente di buono. Per cui il 50 per cento degli italiani non va più a votare, pensando che si tratti di un esercizio inutile: non cambia mai nulla e la solfa è sempre la stessa! Quindi, entrare in una cabina elettorale il 4 marzo, sarà come entrare in un cesso pubblico, ma bisogna entrarci per forza, prechè a noi tutti - arrabbiati, strozzati dalle tasse, con lo stipendio dimezzato dall'euro, i figli parcheggiati all'università e gli anziani affidati alla badante - ci scappa il voto e non possiamo più trattenerlo! Quindi naso turato e via, dentro la cabina, quella elettorale logicamente non quella al mare, non fosse altro perché fuori nevica! Restare a casa lo hanno già fatto, nelle precedenti tornate elettorali, il 50 per cento degli elettori (all'incirca 25 milioni su un totale di 50 milioni di aventi diritto), ma la politica non se n'è neppure 'accorta'. Lorsignori, anche se tutti gli italiani decidono di non votare, vanno avanti lo stesso, votandosi da soli, tra di loro, e con i voti di parenti, amici degli amici, insomma di chi ha le mani in pasta! Quindi esprimere una preferenza, mettere una croce su uno di quei simboli di partito, in base alle proprie convinzioni, seppure poco… convinte, è fondamentale. Se poi non si hanno particolari 'preferenze' bè allora 'crociateli' tutti quei simboli sulla scheda, mettete una bella "X" su tutti, ma non lasciategli mai 'scheda bianca'! Andate ai seggi, non restate a casa, fategli vedere che 'ci siete', che 'esistete', insomma, battete un colpo!

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Piove, fa freddo e tira vento... io resto a casa, altro che andare a votare per i papponi, tanto voto o non voto in questo paese non cambia mai niente!!!

peppe ha detto...

C’è una voglia matta nel ventre molle dell’Italia di far saltare in aria l’élite. La coperta diventata troppo corta delle risorse pubbliche ha lasciato buona parte del Paese al freddo e costretto l’altra parte a mettere mano al portafogli. La rabbia è tutta qui dentro. L’emergenza migrazione poi ha ulteriormente imbarbarito il clima, sommando alla insicurezza economica anche quella sociale. Quindi è assai probabile che dal voto di oggi emerga in Italia una maggioranza di arrabbiati che non riesca però ad avere i numeri per governare, senza convergenza di programmi e alleanze necessarie.

remix ha detto...

La coperta diventata troppo corta delle risorse pubbliche ha lasciato buona parte del Paese al freddo e costretto un’altra parte a mettere mano al portafogli. Mentre la classe dirigente al timone ha mantenuto tutti o quasi i suoi privilegi. La rabbia è tutta qui dentro. L’esempio più lampante è la riforma Fornero sulle pensioni che se pur in quel drammatico 2011 ha salvato l’Italia dal baratro - come abbiamo spiegato e documentato più volte - ha cambiato per sempre le prospettive di vita di milioni di persone. E sarà oggi un’intera classe politica a pagare il conto delle sicurezze economiche svanite negli ultimi anni, delle tasse cacciate dalla porta e rientrate dalla finestra, di una precarietà e povertà crescente. Gli italiani non si rassegnano al mondo rovesciato in cui ora sono costretti a vivere e quanto meno cercano un colpevole da punire. Forse per elaborare definitivamente il lutto per la scomparsa di uno stile di vita che non tornerà più come prima.